Sono lontani i tempi in cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, invocava il superamento della legge Gasparri. «La Rai non è il posto dove i singoli partiti vanno e mettono i loro personaggi, ma un pezzo dell’identità culturale ed educativa del Paese – scandiva il numero uno di Palazzo Chigi nel febbraio scorso –. Allora non può essere disciplinata da una legge che si chiama Gasparri». Peccato però che proprio oggi il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, abbia inviato una lettera all’ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza Rai per chiedere di procedere «quanto prima» al rinnovo del Consiglio di amministrazione di viale Mazzini. Ma senza aspettare la riforma promessa dall’esecutivo: il cambio dei vertici del servizio pubblico radiotelevisivo dovrà avvenire ancora una volta seguendo i dettami della tanto bistrattata legge che porta il nome dell’ex ministro delle Comunicazioni. Risultato: nuova lottizzazione in vista.

MATTEO CAMBIA VERSO Una posizione, quella del governo, che ha già scatenato la reazione delle opposizioni. A cominciare proprio dallo stesso Gasparri, che in un tweet ha ironizzato sulla scelta dell’esecutivo: «Bravo Matteo, hai cambiato verso…». Immediata la replica del capogruppo del Partito democratico in Vigilanza, Vinicio Peluffo: «Ci vuole la faccia tosta di Gasparri per attaccare il presidente del Consiglio sulla riforma della Rai – ha risposto all’ex colonnello di Alleanza nazionale –. Quando Renzi ha lanciato il progetto – spiega – lo ha fatto con l’idea di modernizzare un’azienda e svincolarla dal giogo della politica sotto il quale proprio la pessima legge Gasparri l’aveva relegata, con buona pace di tutti i suoi alleati, qualcuno anche in un mai risolto conflitto di interessi». Argomentazioni che, evidentemente, non hanno convinto più di tanto il presidente della Vigilanza, Roberto Fico (Movimento 5 Stelle). «Dopo aver dichiarato di volerla cambiare, dopo aver messo il Parlamento nella condizione di non poter approvare in tempo utile una buona riforma, dopo non essere stati neanche in grado di presentare un testo accettabile – scrive su Facebook – ci fanno ritornare al punto di partenza». Rimproverando al governo di aver «paralizzato le commissioni imponendo di attendere il suo disegno di legge, quando sia alla Camera sia al Senato tutte le forze politiche avevano già depositato delle proposte». Insomma, secondo Fico, il vero obiettivo dell’esecutivo è uno solo: «Spartire e occupare il “territorio” Rai. Lottizzare, in una parola».

RISCHIO SLITTAMENTO Accuse rispedite al mittente dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli. Che nel corso del suo intervento a Palazzo Madama ha giustificato la lettera di Padoan alla Vigilanza. «Quando nei giorni scorsi dopo la conclusione dell’esame in Senato non era ipotizzabile che alla Camera il tutto si esaurisse in poche settimane, avevamo due strade – ha scandito l’esponente del governo –. O adottare, ora, in ritardo, la strada di un decreto o sbloccare la procedura del rinnovo con le norme attuali prevedendo una norma transitoria» per l’entrata in vigore del ddl Rai. Anche perché, ha aggiunto, ipotizzare un lungo periodo di prorogatio avrebbe comportato per l’azienda «un costo inaccettabile». Insomma, una polemica sul merito ma, a questo punto, anche sul metodo della riforma all’esame del Senato. «Alla luce della lettera del ministro Padoan e dell’intervento del sottosegretario Giacomelli in aula non vedo più tutta questa fretta per la conclusione dell’esame del ddl di riforma della Rai entro luglio», ha fatto notare la capogruppo di Sel a Palazzo Madama, Loredana De Petris. Posizione condivisa anche dal presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani. Per questo il presidente Pietro Grasso ha convocato la conferenza dei capigruppo per esaminare la possibile ridefinizione del calendario in merito al ddl Rai, il cui voto finale è previsto, al momento, per il 31 luglio.

SINDACATI ALLA CARICA Quanto, invece, ai tempi per procedere alle nomine dei nuovi consiglieri Rai, è probabile che già stasera Fico avrà dei contatti con il ministro Padoan per capire le intenzioni del governo per poi informare domani mattina l’Ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza. Intanto, da Viale Mazzini, arrivano le prese di posizione di Fnsi e Usigrai, il sindacato interno della tv pubblica. «È ufficiale: per la Rai non è la volta buona – fanno sapere con una nota –. Il governo ha avviato le procedure per la nomina del Cda secondo le norme della legge Gasparri. Ancora una volta, dunque, le mani dei partiti e del governo si allungano sulla Rai. Siamo alla farsa perfetta». Insomma, concludono le sigle sindacali, «altro che restituire la Rai ai cittadini: a questo governo, in perfetta continuità con i precedenti, interessa solo mettere le mani sulle poltrone di Viale Mazzini».

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