Come in un curioso paradosso, anche nel 425 a.C., data della messa in scena di Acarnesi, la terza commedia di Aristofane, padre nobile della satira, la Grecia era devastata da guerre e povertà. Raccolti distrutti, esclusione di Atene dalle rotte commerciali con conseguente collasso dell’economia della capitale, costretta a sfamarsi solo grazie ai balzelli degli alleati. Oggi, duemilaquattrocentoquaranta anni dopo, le condizioni economiche sono pressappoco le stesse ma al posto dell’ironia aristofanea ci pensano cittadini comuni e tassisti imbufaliti a utilizzare l’arma della satira: non a teatro, bensì contro chi nel Paese incarna il nemico numero uno, ovvero la troika.

Proprio mentre la cosiddetta trimurti (Fmi, Ue e Bce) sta tornando a mettere le mani nei ministeri ateniesi per far partire il motore del memorandum approvato dal Parlamento ellenico, ecco rifare capolino nel Paese gli sghignazzi e i risolini di chi, al precedente terzetto, aveva riservato un trattamento davvero speciale. Paoul Thomsen, capo negoziatore dal 2012 a l’altro ieri e membro del Fmi, ricorda bene quando un tragitto di mezz’ora gli era costato il triplo del previsto. Il tiraccio gli era stato preparato a dovere da un tassista imbufalito per le tasse contenute nel memorandum imposto dai creditori e votato dal Parlamento ellenico nel novembre 2012, mentre all’esterno 100mila greci lanciavano vasetti di yogurth contro il palazzo. Proprio non aveva digerito, quel taxitzìs, il fatto che il funzionario dai capelli rossi arrivasse in orario al ministero delle Finanze per “mettere i piedi sulla scrivania”. Non una leggenda metropolitana della crisi greca, ma un fatto reale raccontato da tutti. Anche da quelle donne delle pulizie, prima licenziate proprio dalla troika impiantata negli uffici ateniesi, e da appena un mese riassunte da Tsipras, che vorrebbero ora vendicarsi. Magari come sussurra qualcuno, spargendo per “errore” un po’di talco urticante su quelle scrivanie che ospiteranno i nuovi rappresentanti dei creditori.

E ancora, un altro membro della vecchia troika anziché nel centro di Atene dove si trovano il cuore degli uffici ministeriali, venne scaricato, sempre da un tassista in vena di scherzi, alla periferia estrema della capitale. Dove un tempo era un fiorire di quartieri e negozi, ma da quando i cantieri Scaramangàs sono fermi causa crisi, è un fiorire di saracinesche abbassate, appartamenti sfitti come in un moderno far west. Un modo gentile per far prendere coscienza all’eurobrurocrate di quali fossero gli effetti del piano salva Grecia sulla vita quotidiana di imprese e lavoratori.

Tra l’altro il nuovo negoziato tra il governo Tsipras e la troika versione 2015, potrebbe essere ritardato proprio per motivi di sicurezza. “Ci sono alcuni problemi logistici da risolvere, in particolare sulla sicurezza”, ha detto un funzionario della Commissione Ue, con riferimento a questioni logistiche e in previsione di un’accoglienza tutt’altro che entusiasta da parte dei greci. Una settimana fa infatti mentre il Parlamento votava il piano lacrime e sangue, si sono rivisti gli anarchici e gli incappucciati, arrivati allo scontro con la polizia proprio in piazza Syntagma. E i nuovi funzionari di rischiare la pelle non avrebbero, giustamente, nessuna intenzione. La palma della simpatia va però di diritto a quei produttori di frutta che due estati fa, mentre governo e troika discutevano su come aumentare le tasse proprio agli agricoltori, decisero di prendere tir e trattori e, dalla Macedonia, arrivare ad Atene, direttamente sotto il ministero competente, dopo aver bloccato per una settimana l’autostrada nazionale. Il risultato? Appena videro Thomsen scendere dal ministro, lo bersagliarono all’istante con un poderoso lancio di albicocche. Il malcapitato si nascose in una delle boutique in odòs Ermou, la graziosa via pedonale che porta a Plaka. E c’è chi giura che, dal momento che vi rimase per tutto il pomeriggio, oggi detesti proprio le albicocche. Che in Grecia per tutti hanno un sapore unico, troika ovviamente esclusa.

@FDepalo