C’erano anche i servizi segreti britannici e alti membri del governo di Margareth Thatcher a insabbiare gli abusi sui minori compiuti, negli anni ’80, dai parlamentari di Westminster. Dai documenti analizzati e diffusi in un report del National Society for the Prevention of Cruelty to Children (Nspcc) – associazione che si occupa della difesa dei diritti dei bambini -emergono nuovi ed “impressionanti esempi” che testimonierebbero l’atteggiamento blando delle autorità nel perseguire politici colpevoli di violenze sui minori. “Il rischio d’imbarazzo politico – diceva un ex funzionario del MI5, i servizi segreti interni britannici – è più alto di quello per la sicurezza”.

Nell’ultimo report stilato da Peter Wanless, capo della Nspcc, e dall’avvocato Richard Whittam, datato novembre 2014, la società non era riuscita a trovare le prove di distruzione di materiale o insabbiamenti da parte dei servizi segreti o delle istituzioni della Gran Bretagna. Nei documenti appena diffusi, sostengono, si troverebbero invece “esempi impressionanti” che testimonierebbero la scarsa volontà del governo e delle autorità di denunciare e perseguire i politici che si macchiavano di abusi sui minori durante il governo Thatcher.

Il caso più lampante, continuano, è quello di un documento scritto nel 1986 dall’allora capo del MI5, Sir Antony Duff, e indirizzato a Sir Robert Armstrong, allora segretario di gabinetto del governo Thatcher. L’oggetto della conversazione sarebbe stata una certa “inclinazione per i ragazzini” di un parlamentare conservatore di cui, però, non si fa il nome. Ciò che ha colpito Wanless e Whittam, però, è come il membro dell’intelligence affronti la questione: “Al momento il rischio d’imbarazzo politico – scriveva Duff – è più alto di quello per la sicurezza”. I ricercatori di Nspcc ribattono però che, analizzando le informazioni in loro possesso, “il rischio per i bambini non è stato preso affatto in considerazione”.

Nel report pubblicato da Nspcc, poi, si fa riferimento ad altri casi in cui le istituzioni avrebbero condotto delle indagini riguardanti accuse di abuso su minori in maniera blanda. In alcune occasioni, si legge, è bastato che i deputati accusati garantissero di non essere pedofili per non rischiare di essere condannati. Negli ultimi documenti pubblicati si leggono anche i nomi di esponenti conservatori, tutti defunti, come Leon Brittain, Peter Morrison, Peter Hayman e William van Straubenzee, senza però specificare quale ruolo o coinvolgimento avessero all’interno di questa cerchia di politici e vip che organizzavano orge e stupri di gruppo in palazzi di lusso. Alcuni di loro sono stati in passato colpiti da accuse di abuso su minori.

La ricerca della Nspcc fornisce così nuovi particolari legati allo scandalo scoppiato in Gran Bretagna, nel novembre scorso, riguardo alla cosiddetta “Lobby dei pedofili” a Westminster in seguito alle indagini di Scotland Yard. La vicenda nasce dall’omicidio di tre ragazzini tra gli anni ’70 e ’80 che sarebbero stati più volte vittime di violenze da parte di esponenti del mondo politico britannico.

Alcune delle vittime hanno poi testimoniato e raccontato i passati di violenze: “Ci venivano a prendere a casa e ci portavano in ambienti di lusso – ha raccontato uno di loro – Poi ci costringevano a prendere parte alle orge” e alcuni rapporti si concludevano con violenze, strangolamenti e, in alcuni casi, omicidi. Il tutto sotto gli occhi compiaciuti dei parlamentari. “Una volta un bambino di dieci anni – ha continuato l’uomo -, quasi per gioco e sicuramente per vendetta, venne investito da una macchina in una specie di caccia alla volpe che aveva come oggetto quei minorenni che si rifiutavano di accontentare questi pedofili di alto bordo”.

Twitter: @GianniRosini