La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione Cedu e ci dice che dobbiamo fare presto ad approvare la legge sulle unioni civili.

A questo punto mi domando, il provvedimento in fase d’essere licenziato dalla Commissione giustizia del Senato e discusso in aula, risponderà a tutte le aspettative delle quali sembra essere investito?

La Senatrice Monica Cirinnà del Partito democratico, s’è subito premurata di commentare che “è necessario e urgente giungere ad un testo che tenga conto dell’insieme dei diritti umani e sociali che vanno riconosciuti alle coppie gay”. “Nessuno – ha aggiunto – vuole fare equiparazioni con l’istituto del matrimonio ma occorre riconoscere anche in Italia diritti sacrosanti ormai riconosciuti in tutte le democrazie europee, assegnando alle coppie omosessuali e alle loro famiglie un riconoscimento che abbia il rango del diritto pubblico, inserendole nelle tutele degli articoli 2 e 3 della Costituzione”.

Le parole della senatrice fanno piacere ma al contempo portano ad una riflessione. Il tema del “matrimonio” è il primo che implica un ragionamento; la Chiesa e le forze più conservatrici non vogliono nemmeno che venga citato; ma domandano di più: l’esclusione dalla legge delle coppie eterosessuali, per le quali rimarranno gli istituti già presenti nel nostro ordinamento a tutelarle.

Questo è solo un esempio che ci dice quanto, questo provvedimento, rispetto ad una sua formulazione originaria, sia stato rivisto, ammorbidito, non stravolto ma perlomeno aggiustato e corretto, per aspirare, probabilmente, ad obiettivi meno eccelsi ma realistici.

Sempre commentando la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’associazione GayLib – che ha patrocinato innanzi all’istituzione con sede a Strasburgo, assieme a Certi Diritti e Rete Lenford, il caso di un matrimonio negato a una coppia gay che ha dato origine al provvedimento – ha sottolineato “è chiaro come il sole che, altro che rinvii, la legge sulle unioni civili sarà il minimo sindacale”. Una frase detta d’impulso ma che mi porta a sua volta a ragionare; la legge sulle unioni civili è il minimo sindacale ma spero non nasca ridotta ai minimi termini! Sarà probabilmente il provvedimento più importante atteso dalla comunità omosessuale italiana da quando esiste la Repubblica, l’occasione quindi è importante e deve soddisfare ogni aspettativa.

Non siamo disposti ad attendere oltre, come non siamo disposti a fare sconti oppure ad accontentarci. Questo deve essere chiaro.