La Bianchini Costruzioni sapeva che gli uomini con cui aveva a che fare erano considerati vicini alle cosche. A dirlo una relazione del prefetto che sarebbe stata trovata dagli inquirenti tra i documenti dell’azienda. C’è anche questo nelle carte del sequestro di beni, per un valore stimato di 20 milioni di euro, eseguito dai carabinieri di Modena.

L’indagine antimafia Aemilia, che ha scardinato una presunta cosca di ‘ndrangheta tutta emiliana legata ai Grande Aracri di Cutro, porta infatti a nuovi sviluppi. Colpita ancora una volta la famiglia di Augusto Bianchini, l’imprenditore di San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, finito in carcere a gennaio (poi a marzo mandato ai domiciliari) con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i pm della Direzione distrettuale antimafia di Bologna infatti la sua Bianchini Costruzioni – ditta importante della bassa modenese e impegnatissima nella ricostruzione dopo il terremoto dell’Emilia del 2012 – sarebbe stata in affari con uomini della ‘ndrina emiliana. A gennaio tuttavia, quando la Dda aveva fatto partire in tutto 117 arresti e ingenti sequestri, diversi beni intestati a Bruna Braga, moglie di Augusto Bianchini, e a uno dei loro figli, non erano stati sequestrati. Ma ora il quadro è cambiato e alcuni di quei sequestri chiesti sette mesi fa dalla Procura di Bologna e rigettati dal giudice per le indagini preliminari, sono stati ora concessi.

Il gip Alberto Ziroldi ha infatti accolto la richiesta dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, anche a seguito dei nuovi indizi che sarebbero scaturiti dalle dichiarazioni delle persone sentite negli ultimi mesi, successivamente alla ‘retata’ di gennaio. In sostanza, è emerso che Bruna Braga (che ora risponde anche della accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre a gennaio no) avrebbe avuto nella azienda un ruolo paritario (“equiordinato” lo definisce il Gip), rispetto al marito Augusto. Un ruolo che ha così portato il giudice ad accogliere la richiesta di sequestro anche per il 20% delle quote di Braga nella società Bianchini Costruzioni e per il 100% della società Dueaenne, in mano alla donna e a suo figlio Nicola Bianchini. Nell’inchiesta Aemilia Nicola è indagato come il fratello Alessandro e la sorella Alessandra per trasferimento fraudolento di beni con l’aggravante di avere agito per agevolare l’attività della associazione mafiosa. Il gip Ziroldi ha invece respinto la richiesta di sequestro di alcuni altri beni intestati proprio ai figli della coppia.

Fondamentale nella decisione del gip sul nuovo sequestro sono state le parole di un ex dipendente della Bianchini Costruzioni, che avrebbe spiegato come Braga fosse pienamente al corrente degli affari del marito. Ma non solo: Michele Bolognino, considerato uno degli uomini di punta della cosca emiliana e in affari con Bianchini, ai pm ha spiegato come Augusto e sua moglie fossero a conoscenza di avere a che fare con uomini considerati vicini alla ‘ndrangheta. Secondo Bolognino infatti i Bianchini avrebbero controllato i suoi precedenti su internet. Non solo. A maggio 2015 tra la contabilità sequestrata ai Bianchini è spuntata anche una relazione del prefetto di Reggio Emilia sulla ‘ndrangheta in provincia, datata 2010, in cui il nome di Bolognino compariva più volte. In quella stessa relazione che stava tra le carte dei Bianchini compariva anche il nome di Giuseppe Giglio, anche lui considerato dai magistrati uomo di punta della associazione mafiosa e anche lui in affari con Bianchini.

La vicenda della Bianchini Costruzioni ha travolto non solo l’azienda: da qualche settimana tre commissari nominati dal prefetto di Modena hanno iniziato un accesso al comune di Finale Emilia, uno dei più colpiti, come San Felice sul Panaro del resto, dal terremoto del maggio 2012. Una procedura quella dell’accesso che serve a verificare se ci siano state o meno infiltrazioni mafiose nell’amministrazione e che potrebbe, in caso di eventuali riscontri, portare allo scioglimento del Comune. A gennaio infatti era finito agli arresti domiciliari Giulio Gerrini, ex responsabile comunale dei lavori pubblici, considerato molto vicino al sindaco Fernando Ferioli (che non è indagato). L’accusa per Gerrini, che da marzo ha ottenuto la revoca dei domiciliari, è abuso d’ufficio. Secondo i pm, infatti, durante i mesi della ricostruzione post sisma, avrebbe favorito la ditta di Bianchini. E dalle carte dell’inchiesta risulta che a lavorare nei cantieri di Bianchini a Finale c’erano anche Michele Bolognino e i suoi uomini.