La Milano by night è un grande casinò a cielo aperto. Che non attira i turisti, ma manifesta il volto più nascosto della metropoli dell’Expo, che fa i conti col mondo senza passare dai padiglioni dell’esposizione internazionale. Filippini e sudamericani, a centinaia, affollano il parco Giovanni Testori, periferia Nord, anche quando è ormai passata la mezzanotte. Avvolti dall’odore dolciastro degli zampironi, decine di capannelli circondano tavoli da gioco improvvisati: si vince e si perde, dal poker alla roulette. “Non ci sono bische clandestine, solo gente che cerca ristoro dal caldo”, garantisce il vicequestore del commissariato di Quarto Oggiaro, Antonio D’Urso. Ma la telecamera nascosta de ilfattoquotidiano.it racconta un’altra storia, e conferma l’allarme dei residenti che si dicono assediati. “Il Testori è uno spazio di tutti che di fatto diventa territorio di pochi, off-limits. E’ questo il disagio che vivono gli abitanti”, dichiara Enrico Fedrighini, consigliere dei Verdi in zona 8.

Afa e zanzare in una notte come tante. Non fosse per il vociare chiassoso che ci accoglie mentre ci addentriamo nel parco Testori. Nonostante le centinaia di persone, la nostra presenza attira l’attenzione: siamo gli unici occidentali, in un vero e proprio mercato gremito di filippini e sudamericani, tra birre, pesce fritto e fornelli da campo in ogni direzione. Ma non si tratta di un grande pic nic. C’è chi sventola banconote da cinquanta euro come un ventaglio, e presto ci troviamo di fronte a un tavolo da gioco. Una bisca clandestina a cielo aperto. Ovunque si guardi c’è un capannello di persone intente a lanciare dadi e puntare denaro in contanti. Centinaia di euro che passano dalle mani dei giocatori a quelle del croupier di turno.

A fatica riusciamo ad introdurci nella prima bisca. E’ una roulette artigianale: le palline attraversano un imbuto per scivolare poi sul tavolo da gioco. Vince chi indovina il colore: rosso o nero. Il croupier non ha lo smoking. Niente “rien ne va plus”. Segna le puntate e lascia che a lanciare le palline siano gli stessi giocatori, questione di scaramanzia. Finito il primo giro, il biscazziere raccoglie i soldi e ci invita al tavolo: “Vuoi giocare?”, urla per farsi sentire in mezzo alla confusione. Rifiutiamo. “Figlio di puttana“, ribatte. Capita l’antifona, proseguiamo il tour. Altro tavolo, altro gioco. Bisogna scommettere sul numero che uscirà dai dadi. Molti giovani, tutti filippini, puntano banconote da venti e cinquanta euro sul loro numero fortunato. Qualcuno si frega le mani soddisfatto, altri si allontanano amareggiati e si prendono una pausa. Come in un casinò di Las Vegas, basta alzarsi dal tavolo e andare a rifocillarsi. Non siamo però al Bellagio, qui non ci sono bar con i lampadari di cristallo e sontuosi buffet. Ma le bancarelle improvvisate sono dappertutto, e il menù è variegato: salsicce arrostite, pesce fritto, patatine e tanto riso cantonese. Tutto cotto su fornelli alimentati da bombole a gas, rigorosamente in barba alle norme igienico-sanitarie. I prezzi sono modici: dieci frittelle di pesce a un euro, la birra è ghiacciata e quella grande costa appena due euro. Lo scontrino? Non scherziamo.

“D’estate siamo aperti tutti i giorni”, confida con aria soddisfatta uno dei venditori, confermando l’occupazione di cui parla ormai l’intero quartiere. “Non mancano i litigi, ovviamente, che spesso degenerano in risse”, racconta il consigliere Fedrighini, che ribadisce: “E’ una zona densamente abitata e urbanizzata, e il parco è un valore al quale molti devono rinunciare per paura”. E ancora: “Non conosco in dettaglio il fenomeno del gioco d’azzardo, ma di fronte a centinaia di persone che si radunano in un luogo pubblico per cucinare, ubriacarsi o peggio, ci vorrebbe un presidio permanente, non interventi tampone una tantum. In Consiglio di zona abbiamo deliberato per richiederlo”. A smorzare i toni è invece il dirigente del commissariato di Polizia, Antonio D’Urso, che racconta l’ultimo intervento insieme alla polizia locale: “Abbiamo requisito e buttato molto materiale, prevalentemente alimenti. Abbiamo sequestrato centinaia di bottiglie di birra e identificato una quarantina di persone”. E il gioco d’azzardo? “Assolutamente, non c’era nessuno che giocava a carte o altro, solo gente in cerca di ristoro dal caldo”, risponde il vicequestore di Quarto Oggiaro.

Ma le immagini che abbiamo raccolto gli danno torto. Ci sono notti in cui il Testori di Milano si trasforma e la febbre del gioco contagia il quartiere. E siccome è tutto illegale, intrusi e curiosi non sono graditi. Al tavolo dove si gioca una specie di poker con tredici carte, una delle assistenti del croupier si insospettisce. Forse ha notato la telecamera nascosta. Mentre lui conta i soldi dell’ultimo giro, un migliaio di euro all’incirca, lei lo avverte. L’uomo si ferma, ci fulmina con lo sguardo. Non rimane che allontanarsi in fretta, lasciandoci alle spalle le urla dei giocatori che inveiscono contro di noi. Giriamo l’angolo e iniziamo a correre. E non per gioco