C’è chi come l’ex candidato di Sì Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori, annuncia che pianterà la canapa nel suo ufficio in consiglio regionale “in segno di disobbedienza civile“. Al momento non è noto se Fattori abbia già interrato i vasi, di certo si tratta di una provocazione per accelerare l’applicazione della legge regionale del 2012 sulla cannabis terapeutica, la prima in Italia. Nonostante il sostegno politico del centrosinistra, infatti, restano “resistenze” politiche e mediche. Il presidente Enrico Rossi, appena rieletto, è deciso a fare di Firenze il centro italiano di produzione di cannabis per i malati. La Toscana è quindi all’avanguardia nell’uso della cannabis terapeutica, ma restano alcuni problemi. Tre in particolare, secondo Paolo Poli, direttore del reparto di terapia del dolore dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, dove cura 800 pazienti con la cannabis. “Primo – dice a ilfattoquotidiano.it – alcune patologie sono escluse dalla legge, penso alla fibromialgia. Secondo: molti dottori si rifiutano di prescriverla. Terzo: manca la materia prima, bisogna produrne di più e farlo in Italia, basta con l’importazione”.

Di cosa si parla quando si parla di cannabis nelle corsie d’ospedale, Poli lo sa meglio di chiunque altro in Italia. “Qui siamo gli unici e i primi a fare un lavoro di questa grandezza col farmaco, per vederne gli effetti – spiega – Finora tutti gli studi erano stati fatti con cannabis da strada, di cui non si conosce l’origine, né la quantità di principi attivi. Li curiamo per tre mesi con i cannabinoidi, che costano 80 euro al mese, li pagano loro, penso che tutti possano permetterselo. Poi dopo il terzo mese, se è il caso, proponiamo un piano terapeutico e in quel caso i costi del farmaco sono sostenuti dal sistema sanitario”.

“Ora corsi per medici: molti non capiscono”
Poli ha fondato, con altri professionisti, la prima società scientifica di ricerca sulla cannabis, la Sirca, di cui è anche presidente. “E’ una società interamente scientifica composta da medici, farmacisti, biologi e avvocati divisi in gruppi di studio. I medici si occupano di osservazione clinica, i biologi sono guidati dal professor Gianpaolo Grassi, ‘guru’ della cannabis terapeutica del Cra-Cin di Rovigo, è lui che ha messo a punto la pianta italiana, e dal professor Roberto Barale dell’università di Pisa, che si occupa di genetica umana ed esaminerà le risposte dei pazienti in base alla genetica; il gruppo di avvocati si occupa della parte legale, cercando le vie per depenalizzare l’uso terapeutico della cannabis, distinto dall’uso ludico. Abbiamo in programma, a partire da settembre, corsi per medici e farmacisti. E’ il momento che sappiano di cosa stiamo parlando”. In particolare Poli ribadisce qual è il punto da centrare: “E’ un farmaco, non è una droga – afferma – Ma sono molti i colleghi che non l’hanno capito”. Eppure “tutti i medici possono prescrivere le preparazioni a base di cannabis”, come ricorda la delibera attuativa del 10 novembre 2014.

“Legge buona, ma va estesa ad altre patologie”
Restano però degli aspetti che legano le mani. “La legge regionale sulla cannabis terapeutica è una buona legge ma ci sono alcuni problemi. Non copre tutte le patologie che a noi interessano. Penso innanzitutto alla fibromialgia. Prima delle elezioni ho chiesto al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che estendesse l’accesso gratuito ad altre patologie. Mi rispose di sì. Ma non l’ha ancora fatto. Prima delle elezioni si dicono tante cose, bisogna vedere dopo. Inoltre non c’è informazione e molti dottori di medicina generale si rifiutano di prescriverla; infine c’è un problema di produzione: la cannabis non c’è, va importata. Hanno iniziato la coltivazione a Firenze, ma ci sarà penuria almeno fino a febbraio. I nostri 800 pazienti in cura con i cannabinoidi usano farmaci importati dall’Olanda. Vogliamo avere la possibilità di sperimentare le cure con la cannabis italiana”.

Rossi: “Cannabis terapeutica tra le priorità”
Usare la cannabis per nuove patologie oltre a quelle elencate nel piano attuativo della legge regionale è tra i 25 punti del programma di Rossi, da attuare nei primi cento giorni dal nuovo insediamento. “Il fabbisogno italiano ammonta a circa cento chili all’anno – ha detto Rossi tempo fa – Noi puntiamo a essere la regione leader nel campo della produzione”. Oggi in Toscana con la cannabis terapeutica si curano i dolori da tumore, la Sla, la sclerosi multipla, alcune neuropatie (ad esempio quelle derivanti da schiacciamento delle vertebre), la stimolazione dell’appetito nei pazienti affetti da Aids. “Noi – continua il presidente – proponiamo l’estensione dell’uso della cannabis alla cura delle forme di dolore cronico refrattario di origine reumatologica (per esempio la fibromialgia), al morbo di Crohn, all’asma bronchiale, al glaucoma, ad alcune forme di epilessia resistenti ai farmaci, alla cura dell’ansia e dell’anoressia. La Regione si farà carico di tutte le sperimentazioni cliniche necessarie e attiverà anche un monitoraggio dell’uso clinico della cannabis in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità”.