“Meglio tacere e passare per idiota che parlare e togliere ogni dubbio”. Wolfgang Schaeuble, il perfido ministro delle Finanze tedesco, ha un merito che nessuno può negargli: quello di averci tolto ogni dubbio. L’Europa non esiste: basta raccontarci la favola del grande Stato federale costruito attraverso un’unione politica economica e culturale, basta farcire di ripieno ideologico un contenitore monetario. L’Europa negli ultimi due giorni ha finalmente calato le braghe e ha mostrato il suo vero volto: quello di Wolfgang Schaeuble. La facciotta paffuta di Angela Merkel ed il suo tono mellifluamente ambiguo sono stati l’immagine dell’Unione durante tutto il tira e molla delle trattative, ma giunti al dunque, i colori teutonici della Cancelliera non sono stati sufficienti per tradurre il distacco inflessibile delle istituzioni e hanno lasciato il passo alle fattezze spigolose e all’espressione severa di Mister Schaeuble.

Il Riccardo III di Germania è il frutto di una serie di esperienze biografiche che ne hanno irreversibilmente inasprito il carattere: ridotto in sedia a rotelle da un attentato subito per mano di tale Dieter Kaufmann, poi giudicato infermo di mente; delfino del riunificatore delle due Germanie Helmut Kohl, di cui è stato ministro degli Affari speciali, capo della Cancelleria e ministro degli Interni, nel 2000 è lambito da uno scandalo su fondi neri al partito, e di conseguenza scavalcato da Angela Merkel che viene eletta Presidente del Cdu, ‘usurpandogli’ un ruolo che ragionevolmente si supponeva sarebbe spettato a lui.

Nonostante le sue sfortunate vicende personali, Schaeuble è rimasto in politica al fianco della Cancelliera usurpatrice, acquisendo una durezza e un disincanto che lo hanno reso una delle macchine da guerra attraverso le quali la Germania del nuovo millennio ha costruito la sua ricchezza: il falco dalle ali mozzate ha fatto del cinismo il suo scudo e ha seguito una linea comportamentale sfrangiata di ogni aspetto ideologico o sociale. E’ per questo che, alla caduta della maschera, un’Unione Europea che rivela il suo egoismo, la sua assenza di progetto, la sua atrofia politica, non può che sfoderare lo sguardo gelido e il sorriso sardonico del ministro tedesco.

La crisi greca è stata l’esca attraverso la quale l’Europa è stata costretta ad uscire allo scoperto: dietro la moneta niente. Questo ping pong di memorandum e condizioni, proposte presentate e rimandate indietro, paesi che s’improvvisano mediatori, profluvi di pareri economici, servono solo ad ammantare una realtà che potrebbe indisporre tutti quei creduloni che avevano abboccato alle promesse dei loro governi: l’Europa non esiste, esiste solo l’euro; e chi a malincuore, nonostante i timori e le ritrosie, si è rassegnato a barattare la propria moneta locale con una nuova moneta internazionale, convinto che quello fosse il primo passo per prendere parte al sogno europeo, beh, è stato solo un ingenuo sprovveduto.