Mario Seminerio, economista. La Germania resta ferma sulla linea dell’intransigenza. Cosa guadagna da una eventuale Grexit?

“Ritiene che sarebbe il modo di smettere di buttare miliardi nel pozzo senza fondo che è Atene. E in questo momento Berlino e i Paesi che si dicono contrari alla ripresa dei negoziati stanno tirando la corda per riuscire a ottenere le riforme il prima possibile”.

Cosa ottiene l’Ue chiedendo ad Atene un fondo da 50 miliardi in cui far confluire gli asset greci in cambio del terzo salvataggio?

“E’ una forma di garanzia su un ulteriore debito che verrà concesso. Ma non riesco a capire come si declinerebbe questa procedura dal punto di vista giuridico e operativo. Questa proposta ricorda molto la vicenda dei finlandesi che volevano il Partenone a garanzia del debito. Mi pare surreale. Da cosa sarebbero rappresentati quest 50 miliardi? Aziende di Stato? Monumenti? Soprattutto, chi deciderebbe la loro dismissione? Un’entità terza si contrapporrebbe al governo greco e al contempo lavorerebbe per lui? Si impossesserebbe dei suoi beni e procederebbe alla loro vendita? Sarebbe forma di esproprio? Ma quel che più mi preoccupa è che la bozza elaborata dall’Eurogruppo prevede la cosiddetta Grexit temporanea“.

Il piano attribuito sabato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung am Sonntag al ministero delle finanze tedesco: Atene fuori dall’euro per 5 anni.

“Mi sembra una follia. Vorrei capire come si possa fare una cosa del genere. Cosa vuol dire dal punto di vista pratico? Si dovrebbe reintrodurre una moneta nazionale a termine? In che modo Atene dovrebbe far fronte agli impegni finanziari? L’aiuto che l’Ue darebbe sarebbe solo di tipo umanitario?”.

Quindi Schaeuble propone la “Grexit a tempo” per tirare ulteriormente la corda?

“E’ una proposta che economicamente non ha senso e politicamente è molto stupida. Per due motivi: primo perché se Atene uscisse dall’Eurozona e il Paese si riprendesse, non avrebbe alcun motivo di rientrare; in secondo luogo perché se uscisse e non riuscisse a riprendersi non si verrebbero a creare le condizioni per un suo rientro. Quella in cui viviamo è una unione monetaria, non un sistema in cui vige la parità di cambio come quella in vigore prima dell’euro. Oltretutto sarebbe anche un esempio negativo: se Atene dovesse uscire dall’euro e la sua economia dovesse risollevarsi – e non credo che ciò possa accadere – sarebbe un incentivo all’uscita anche per altri Paesi a rischio”.

Cosa accadrà lunedì in Grecia se all’Eurosummit non si raggiunge un accordo?

“Sarà necessario un ‘bail-in‘, una decurtazione del valore dei depositi superiori ai 100mila euro, che andrebbe a colpire non tanto i correntisti quanto le industrie. A quel punto le possibilità che Atene avrebbe di risollevare la propria economia sarebbero pari a zero“.

Le banche finora sono state tenute in vita da Draghi. Come giudica l’operato del presidente della Bce?

“Ha avuto un ruolo neutrale, non ha operato invasioni di campo. Draghi è stato criticato per aver bloccato l’erogazione dei fondi di emergenza agli istituti greci a quota 89 miliardi. Ma era l’unica cosa che poteva fare per evitare di finire a svolgere un ruolo politico. Nel fallimento politico ed economico cui stiamo assistendo, Draghi ha fatto per salvare la Grecia, l’euro e l’Unione più di quanto abbia fatto qualunque altro leader politico di governo”.

Luigi Zingales gli rimprovera di averlo avuto, un ruolo politico. Dice: “Le principali banche greche hanno passato un test di solvibilità condotto dall’Ue, quindi ora la Bce dovrebbe essere il garante della loro solvibilità ed erogare normalmente credito”

“In questo caso è Zingales che fa il politico. I test condotti dalla Bce non risalgono a un mese fa. Rispetto a quando furono condotti, le condizioni sono cambiate, la situazione è notevolmente peggiorata. E’ un ragionamento che non regge”.

Più o meno tutti i Paesi dell’Unione esprimono la loro posizione e si ritagliano un ruolo. E l’Italia?

“Perché, c’è stato un ruolo dell’Italia? A parte le dichiarazioni di circostanza di Renzi e Padoan, non si capisce da che parte stia l’Italia. In questo modo il premier rinnega tutte le promesse fatte di volersi battere in Europa per allentare il dogma dell’austerità che impedisce la crescita”.

Grecia, dentro o fuori?

“Continuare a coprire Atene di miliardi a fronte di riforme che, quando arrivano, si rivelano controproducenti per l’economia greca, con il governo che accusa i suoi interlocutori di essere dei “fuorilegge” e dei “terroristi” farebbe girare le palle a chiunque. Probabilmente lo scopo dei creditori è ottenere che, dopo Varoufakis, molli anche Tsipras, ma c’è poco tempo: il 20 luglio c’è una nuova scadenza, Atene deve restituire 3 miliardi alla Bce”.