Gli abitanti di una grande Capitale europea sono sull’orlo della rivolta contro i propri amministratori, esasperati e pronti perfino all’uso della violenza. I cittadini di Atene? No, i cittadini di Roma, vessati da un sistema di trasporti delinquenziale che li tratta peggio delle bestie: folle pressate sulle banchine della metropolitana in un caldo asfissiante. Tutto per una vertenza sindacale dei macchinisti che lamentano condizioni di lavoro inaccettabili (ma con orari molto inferiori a quelli dei loro colleghi milanesi) e che i vertici dell’azienda tollerano per inettitudine o malafede o per entrambi i motivi. E questo da settimane, e chissà per quanti altri giorni, malgrado i soliti accordi ballerini.

Sulle onde radio dell’Urbe la collera delle persone trabocca minacciosa e abbiamo sentito un tale incitare all’assalto dei bus scioperanti che sfrecciano davanti alle fermate dove gli anziani svengono per l’attesa. Confesso di aver solidarizzato. La proverbiale rassegnazione dei romani che da anni, ogni maledetto venerdì, subiscono il fermo dei mezzi pubblici per qualche bega contrattuale che affonda nella notte dei tempi si trasforma rapidamente in un fiume limaccioso dove galleggia di tutto. E malgrado gli editti del prefetto Gabrielli contro l’inquinamento di Mafia Capitale, qualche pasquino radiofonico si spinge fino all’estremo oltraggio: “Aridatece Carminati”.

il Fatto Quotidiano, 10 luglio 2015