Un anno dopo qualcosa è cambiato. Anzi, tutto. All’inizio di luglio 2014, infatti, la commissione Affari costituzionali del Senato dette il via libera al disegno di legge sulle Riforme senza colpi di scena. Una corsa che finì prima della sospensione estiva – era la promessa di Renzi e Boschi – con 183 voti a favore in Aula. Ora che – in terza lettura – Palazzo Madama si prepara a riesaminare quel testo si ritrova davanti una situazione del tutto trasformata. E il primo effetto è che in commissione il confronto tra maggioranza e opposizione sia di assoluta parità: 14 a 14. I motivi sono diversi. Allora, infatti, dissero sì al ddl Boschi perfino Forza Italia e Lega Nord. Ma nel frattempo il Patto del Nazareno è finito in frantumi e il Carroccio è galvanizzato a guidare la battaglia anti-Renzi e non lascerà un millimetro pur di mettere in difficoltà la maggioranza. Infine, incredibilmente, ha assunto un significato anche la decisione dei Popolari per l’Italia di Mario Mauro di passare all’opposizione: proprio Mauro – ex berlusconiano, ex montiano ora tornato nel centrodestra – è il 14esimo senatore su cui può contare l’opposizione in commissione. Così ora l’ipotesi è che discussione e voto siano rinviati a settembre. Il ministro Maria Elena Boschi confida, nel frattempo, che ci siano i “margini per un buon lavoro prima della pausa estiva” e assicura che d’altra parte “l’obiettivo politico” confermato è di arrivare al referendum confermativo entro il 2016. Di certo non ha fretta Miguel Gotor, componente Pd della commissione e esponente della minoranza bersaniana, che auspica che ci sia tempo per gli approfondimenti del caso: “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi…”.

Elettività del Senato, il ritorno
Così ora c’è tutta una serie di componenti politiche che provano ad approfittarne. La madre di tutte le battaglie infatti è sull’elettività del Senato ed è una materia che ora può diventare terreno fertile dentro e fuori dalla maggioranza. Per dire: c’è Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia al Senato, che cerca subito di cavalcare l’impasse della maggioranza. “Il patto del Nazareno come accordo quadro politico è definitivamente morto – dichiara – C’è invece la possibilità, come dovrebbe avvenire normalmente tra forze politiche, di scrivere insieme le regole comuni, anche se non è detto che ci si riesca”. Ma ci sono due punti possibili di contatto per un dialogo: “Una diversa modalità di elezione del Senato, in qualsiasi modo ci si arrivi” e una modifica all’Italicum che riattribuisca il premio di maggioranza alla coalizione vincente anziché al partito. Se la seconda ipotesi è un po’ più difficile, la prima potrebbe trovare altri sostenitori.

E’ il tema tante volte proposto dalla sinistra Pd e lo sanno anche i muri. Ma per esempio si aggiunge anche il Nuovo Centrodestra: “Il ripristino del principio dell’elettività del Senato è senza dubbio la via da seguire – afferma il capogruppo al Senato Renato Schifani – specie dopo l’approvazione della nuova legge elettorale in cui la previsione di un premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione comporterà un rafforzamento del bipolarismo a discapito della rappresentatività delle varie forze politiche”.

Finocchiaro: “Composizione commissione anomala”
Nel frattempo è la presidente della commissione Anna Finocchiaro – che è stata relatrice del testo durante la prima lettura – a augurarsi che “ci sia una tale capacità di creare consenso” che renda secondario il problema dei numeri in Commissione: “Effettivamente – ha detto Finocchiaro – la composizione della commissione è anomala. Ora siamo nella fase della discussione, che sarà ricca. Quando si comincerà a votare vedremo. Ma io spero che ci sia una tale capacità di creare consenso, che questo problema della composizione diventi secondario”. Lo stesso discorso, ha sottolineato Finocchiaro, vale per la questione dei tempi. “Mi permetto di sottolineare il principio del primato della politica – ha detto – perché se c’è un consenso ampio, allora si approvano le riforme anche in due settimane“. Sarà l’ufficio di presidenza della commissione a definire, domani 8 luglio, il calendario dell’esame del disegno di legge. Finocchiaro ha peraltro annunciato che ci saranno delle audizioni di esperti sulle parti di testo modificate alla Camera rispetto a quello licenziato dal Senato in prima lettura.

Mentre Matteo Renzi, al Cern, descrive come “imprevisto e incomprensibile fino a poco tempo fa” il ritmo con cui il governo sta approvando le riforme strutturali, oggi – 7 luglio – il testo è ripartito con la relazione della Finocchiaro alla quale ha voluto assistere anche il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. L’intenzione – secondo le agenzie di stampa – sarebbe quella di far procedere a rilento l’esame in commissione, per entrare nel vivo a settembre. Dunque si prende tempo per trovare una maggioranza al Senato e, soprattutto, all’interno del Pd. “Avevo detto giorni fa che la riforma della Costituzione sarebbe stata votata a settembre – rivendica il primato Maurizio Gasparri (Forza Italia) – Ora la cosa si evidenzia. Renzi pensava che il mondo si sarebbe sempre e comunque allineato ai suoi voleri. Non è così. La festa è finita. Venga a miti consigli, anche su Rai e su altro. Altrimenti fa la fine di un Varoufakis qualunque”.