Nel 2011 furono 106mila i piacentini che votarono per la gestione totalmente pubblica dell’acqua. A quattro anni di distanza – e dopo innumerevoli riunioni, assemblee, rassicurazioni e progetti che parevano andare in quella direzione -, il consiglio locale di Atersir (che riunisce i 48 sindaci del territorio), ha votato a favore dell’apertura della gara per l’affidamento dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti ai privati (unico astenuto il sindaco di Ottone). Sono queste le due facce di una questione annosa che, a Piacenza come in tante altre realtà italiane, non si chiuderà con la realizzazione del risultato del referendum. Solo pochi giorni fa a Reggio Emilia, il Pd ha votato per bocciare l’affidamento dei servizi al pubblico.

“E’ un giorno nero per Piacenza. Siamo di fronte al colossale tradimento della volontà espressa con il voto referendario da migliaia di persone”, ha detto Giuseppe Castelnuovo, rappresentante di Legambiente e del comitato “Acqua Bene Comune”, che ha manifestato davanti al palazzo della Provincia. Musica e striscioni all’esterno hanno fatto da contraltare a una riunione di Atersir molto tesa, e che ha visto i sindaci fischiati anche in aula da alcuni attivisti proprio durante la discussione. “Non siamo stati ascoltati nemmeno sulla richiesta di commissionare uno studio di fattibilità per la costituzione di una società ‘in house’”, ha aggiunto Castelnuovo, “i sindaci dunque dovranno decidere senza avere abbastanza conoscenza dell’argomento e questa è la negazione dei principi democratici, perché ci troviamo di fronte ad amministratori che decidono senza tenere conto della volontà dei cittadini”.

Alcuni ambientalisti si sono imbavagliati in piazza in segno di protesta. “Le 115 società interamente pubbliche e affidatarie del servizio idrico che gestiscono l’acqua, nella stragrande maggioranza in attivo e con elevata efficienza, dimostrano che un’altra storia era possibile – ha sottolineato Paolo Lega -. In quindici anni, 235 municipalità in 37 diversi Paesi hanno deciso di tornare a una gestione pubblica delle reti d’acqua potabile per una popolazione complessiva di oltre 100 milioni di abitanti”.

A sostenere i comitati il Movimento 5 Stelle che in provincia di Piacenza non esprime sindaci: “Spazzato via l’esito referendario, ora largo ai privati nella gestione dei servizi di acqua e rifiuti”, ha dichiarato il consigliere comunale Mirta Quagliaroli. “Il volere dei cittadini è stato disatteso. Alcuni sindaci hanno detto che ‘il solo pensiero della gestione pubblica mi fa venire la pelle d’oca’, ‘mai più gestioni pubbliche dei servizi’, ‘diciamocelo il pubblico è inefficiente’. Credo che i cittadini si sentano inutili, così come inutile è stato il loro voto”.

Dal canto loro gli amministratori, pur non essendo tutti contrari a percorrere la strada della gestione mista pubblico-privato, sembrano aver preferito andare sul sicuro, soprattutto a causa delle casse ormai esangui. Giuseppe Sidoli, sindaco di Vernasca ha assicurato che “il bando sarà controllato dagli enti locali, mi sembra la risposta pragmatica di amministratori che hanno a che fare con bilanci lacrime e sangue”. Si è detto combattuto ma d’accordo il sindaco di Piacenza, Paolo Dosi: “Non sono felice, ma consapevole della scelta presa dopo tre anni di confronti. E questa mi pare la migliore possibile”. D’accordo Lucia Fontana di Castelsangiovanni: “E’ una questione di responsabilità”, così come Loris Caragnano di Vigolzone: “E’ un peccato non aver costituito una società pubblica o mista, però siamo guide del territorio e pubblici ufficiali. Scelte azzardate non erano permesse”.