C’è un elemento che Tsipras e le forze “anti-austerità”, ivi inclusa la sottoscritta, non sono riuscite ad anticipare e che le ha colte di sorpresa.

E’ l’allineamento pressoché totale sulle posizioni dei “falchi” dell’Italia e della Francia, a parte qualche parolina qua e là o qualche tono più morbido dietro le quinte o qualche tentativo neanche tanto convinto dell’ultima ora dei francesi, giunto però fuori tempo massimo e incapace di avere un impatto. E’ un aspetto che ha avuto un effetto estremamente importante sulla situazione tragica nella quale ci troviamo adesso. Penso che se il governo greco avesse potuto contare su un sostegno convinto, visibile e pubblico almeno sul tema della riduzione del debito e su alcune delle sue proposte, ivi incluse quelle arrivate all’ultimo minuto, non saremmo dove siamo e la Merkel non si permetterebbe di dare la linea a tutti, anticipando gli organi preposti e orientandone le decisioni.

E’ falso dire che in questa partita ci sono solo i tedeschi, Tsipras e Juncker. Ci sono anche quelli che hanno deciso di non esserci davvero e quindi lasciano fare, in primis Renzi e Padoan. La mia tesi in proposito è che i due sono veramente convinti di tre cose, tutte sbagliate. Uno, la situazione greca non avrà grande impatto in Italia, quindi inutile agitarsi e in fondo sono affari dei greci, “chisseneimporta” con buona pace della retorica europeista che suona sempre più falsa e vuota. Due, per avere sconti e benevolenza sui conti italiani bisogna evitare di disturbare troppo il manovratore europeo, che non ha cambiato niente della dottrina dei tagli alla spesa pubblica come unica strada per uscire dalla crisi. Tre, i due non apprezzano minimamente Tsipras e il suo governo e sono veramente convinti che, chiacchiere anti-austerity a parte, la linea dell’Eurogruppo sulla Grecia (più tagli e rispetto rigoroso del programma imposto dalla Troika) sia la strada da seguire, nonostante tutto (contro-esempio Usa, effetti disastrosi sui Pil e occupazione, ecc…) indichi il contrario.

In più, Renzi dimostra di conoscere pochissimo i dettagli della faccenda e si lascia andare a dichiarazioni d’effetto mediatico, ma platealmente false, che aiutano a rafforzare il sentimento anti-greco che anche da noi si sta facendo strada.

Gli ultimi interventi di questi giorni lo dimostrano chiaramente, dall’intervista al Sole24ore, alla conferenza stampa con la Merkel ieri, al discorso alla prestigiosa università di Humboldt, – dove, a differenza del suo, si sono sentiti negli scorsi anni interventi che sono rimasti davvero nella storia europea, da quello Vaklav Havel a quello di Joschka Fischer. Il top della malafede, della disinformazione populista, Renzi l’ha raggiunto quando ha detto: “Ma non è che abbiamo tolto le baby pensioni agli italiani per lasciarle ai greci eh! Noi abbiamo fatto la riforma del lavoro, ma non è che con i nostri soldi alcuni armatori greci possono continuare a non pagare le tasse”. Non c’è alcun collegamento fra i soldi “risparmiati” sulle pensioni italiane e i soldi dati alla Grecia, visto che noi abbiamo un debito pubblico tale che sono anni che si cerca di tagliare quello che è più comodo tagliare. Ma soprattutto Renzi non può non sapere che dei 252 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto dai suoi creditori dal 2010, solo il 10% è andato a ridurre gli effetti disastrosi delle politiche di austerità sul Pil (-27%), sui salari (-37%) sulle pensioni (in media – 40%), sulla disoccupazione (27%), sull’espulsione di lavoratori dal settore pubblico (-30%).

Il resto (232,9 miliardi) è andato in servizio del debito. Tanto è vero che oggi come oggi tutti i creditori, in particolare le Banche centrali, guadagnano profumatamente dalla situazione; per esempio, circa mezzo miliardo di euro entrano nelle casse della Bce ogni anno.

Quindi che i nostri tagli alle pensioni o gli aumenti delle tasse finanzino i pensionati o gli armatori greci è una balla ignobile. Queste dichiarazioni sono irrispettose anche perché ignorano totalmente il fatto che la lotta all’evasione fiscale è in testa alla lista delle riforme del governo greco, ma con solo 100 ispettori e zero soldi disponibili, è difficile fare miracoli in quattro mesi; inoltre, il Fmi ha respinto l’idea di aumentare le entrate con tasse più alte sui più ricchi e preferisce colpire ancora le pensioni e aumentare l’Iva; e comunque, i creditori non danno fiducia alle capacità dei greci di raccogliere le tasse.

L’Italia è perciò inutile per la soluzione della crisi in atto. La sua posizione è contraria ai suoi interessi, che sono quelli di avere una Ue forte, solidarietà e politiche espansive e quindi di tenere la Grecia nell’Eurozona e aiutarla a uscire dal pantano in cui si trova, invece di seguire pedissequamente il governo tedesco nei momenti che contano.

A che serve dire che le politiche di austerità non funzionano, che l’Europa deve essere altro, se questo non vale per le discussioni in atto sulla crisi greca? Perché dire che le politiche economiche imposte non funzionano e poi ripetere a pappagallo che la Grecia deve rispettare le regole (quali poi?)? Senza voler negare le responsabilità elleniche nella situazione attuale, la Grecia è la dimostrazione massima degli errori di politiche che hanno portato più debito, ammazzato ogni prospettiva di crescita e hanno portato intensa sofferenza di cui non si vede la fine. Chiacchiere a parte (e lasciando da parte il fatto che io mantengo grosse perplessità sulla gestione da parte del governo di Tsipras di questa ultima parte della partita, a partire dal momento scelto per l’annuncio del referendum, prima della fine dell’Eurogruppo) è un fatto che l’Italia oggi sta con chi ha permesso che questa deriva non venisse fermata ed è dunque parte della folle maggioranza dei governi che sta distruggendo l’anima stessa dell’Europa.