“La gran parte delle segnalazioni all’Autorità nazionale anticorruzione (circa il 68%) viene inviata a ‘titolo personale’, non solo da dipendenti pubblici ma anche da professionisti”. Lo spiega Raffaele Cantone presentando a Montecitorio la relazione annuale dell’Autorità nazionale anticorruzione, la prima da quando l’ex magistrato anticamorra è stato chiamata da Matteo Renzi al vertice dell’organismo. Le segnalazioni riguardano “in modo particolare i comuni e gli enti pubblici locali (oltre la metà dei casi), cioè i soggetti istituzionali più vicini ai bisogni dei cittadini; è un segnale che dimostra come i cittadini si stanno impadronendo e apprezzando la novità”, ha affermato Cantone.

Ma in Italia il principio di denunciare il malaffare pubblico non prende piede, nonostante il crescente allarme e la sempre maggiore copertura mediatica di casi e inchieste giudiziarie: “Il sistema del whistleblower stenta a decollare sia perché la tutela normativa non viene ritenuta efficace, sia per la scarsa propensione alla segnalazione spesso concepita come ‘delazione”, ha evidenzia il presidente dell’Anac. I dati raccolti sul whistleblower, sottolinea Cantone, “non sono incoraggianti: solo il 61% delle Pa ha provveduto ad attivare procedure per la raccolta delle segnalazioni, mentre oltre il 30% non ha neppure previsto la misura nel Ptpc, e, rispetto al campione attenzionato, risultano solo 90 segnalazioni, per una media di 0,6 segnalazioni per ciascuna di esse”.

Cantone ha strigliato le pubbliche amministrazioni sul fronte dei piani triennali anticorruzione, un obbligo introdotto per legge nel 2012 che, come ha riconosciuto lo stesso presendente dell’Anac, da molti enti “è avvertito come un adempimento burocratico; la qualità dei documenti, infatti, in termini di metodo, sostenibilità ed efficacia è, in molti casi, insufficiente”. I piani sono stati comunque adottati dal 90% delle pubbliche amministrazioni “e tra queste, più del 50% ha aggiornato il documento nell’ultima annualità”.

In Italia la corruzione è innestata in un “sistema gelatinoso in cui si fa persino fatica a dire chi è il corrotto e chi è il corruttore”. Il fenomeno è stato “per troppo tempo sottovalutato”, ha sottolineato, ma “i danni che essa arreca non si fermano al singolo appalto o al singolo atto ma hanno effetti sociali ampi, minano la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni, alterano il gioco democratico, distorcono la concorrenza, allontanano gli investimenti e finiscono persino per essere causa della fuga dei cervelli“.

Proprio nel giorno in cui il Tribunale di Napoli accoglie il ricorso di Vincenzo De Luca contro la sospensione dalla carica di presidente della Campania, come già aveva fatto con il sindaco Luigi De Magistris, Cantone è tornato a chiedere una correzione della Legge Severino su incandidabilità e decadenza per consentirne “una reale efficacia e utilità”. Nella Severino, ha sostenuto, “si riscontrano ricorrenti problematiche e dubbi applicativi” e “ci sono criticità nella normativa che richiedono necessariamente interventi legislativi”.

Su De Luca “rispetto la decisione del giudice”. Quanto alle “legge Severino è da rivedere, ma le modifiche necessarie non riguardano tanto la sospensione, quanto altri aspetti. Noi abbiamo chiesto alla Presidenza del Consiglio di costituirsi a difesa della sospensione che riteniamo utile: sarà la Corte Costituzionale a definire gli ambiti in cui si applica”. Così il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone interpellato dopo l’accoglimento del ricorso De Luca.

“In questo momento c’è una questione di legittimità costituzionale di fronte alla Consulta e credo che il giudice abbia deciso anche in base a questo”, ha spiegato Cantone. “La decisione del giudice è da rispettare, come tutte le decisioni dei giudici – ha aggiunto – e non entro nel merito”, ha sottolineato rispondendo alla domanda se l’abuso d’ufficio, il reato per cui De Luca è stato condannato in primo grado, debba o non debba rientrare tra quelli per cui scatta la sospensione in base alla legge Severino. “Attendiamo la Corte Costituzionale, il cui pronunciamento arriverà tra l’altro non tra anni ma tra mesi”.