La corsa contro il tempo per concedere alla città di Parma di avere ancora una squadra di calcio non è finita. Dopo le ultime speranze sfumate di mantenere il Parma Football club in serie B con l’acquisizione della società fallita lo scorso 19 marzo, ora nella provincia ducale si lavora per ripartire dai Dilettanti. I tifosi che hanno scongiurato e pianto la fine del Parma Fc di Tommaso Ghirardi celebrando il suo funerale solo poche settimane fa di fronte ai cancelli dello stadio Tardini, ora sono divisi tra due progetti che hanno l’obiettivo di riportare nei tempi più brevi possibili la squadra nelle serie professionistiche.

L’ultima parola l’avrà la Figc, che potrà accettare o meno l’iscrizione al campionato entro il 6 luglio, ma a contare sarà anche il parere del Comune, che potrà concedere o meno l’utilizzo dello stadio Tardini alle due società e che si sarebbe già sbilanciato su una delle cordate. Da una parte c’è Parma Calcio 1913, società che si ispira ai tempi d’oro dei crociati e che segnerebbe il ritorno, dai tempi di Calisto Tanzi, dell’imprenditoria locale nel calcio, guidata da esponenti dell’Unione Parmense degli industriali tra cui figurano Guido Barilla, l’imprenditore edile Paolo Pizzarotti e Giampaolo Dallara dell’omonimo gruppo. Il progetto vedrebbe la partecipazione, accanto agli imprenditori, anche di tifosi e club attraverso un azionariato popolare che garantirebbe un controllo dal basso, mancato nella vecchia gestione.

Tra i nomi coinvolti nel nuovo soggetto ci sarebbe lo storico allenatore del Parma Ac Nevio Scala, che ha già garantito la sua disponibilità anche a e volti amati dai parmigiani come l’ex calciatore Fausto Pizzi. Parallelamente fino a pochi giorni fa procedeva anche l’impegno del proprietario di The Space Cinema Giuseppe Corrado e del figlio Giovanni, intenzionati a ricominciare dai Dilettanti con la società Magico Parma. Gli imprenditori avevano portato avanti la trattativa privata con i curatori fallimentari già per salvare il Parma Fc e la serie B, ma si erano ritirati il giorno prima della scadenza a causa dei numerosi rischi di investimento legati al debito sportivo di 22,6 milioni di euro e ai possibili contenzioni futuri con squadre straniere e tesserati.

“Dopo che ci siamo ritirati per la serie B, moltissimi tifosi ci hanno scritto perché non abbandonassimo il Parma – ha spiegato il manager – Così abbiamo messo in campo la nostra disponibilità di passione, non di business, e siamo ripartiti per riportare il Parma in A in pochi anni. Ma evidentemente il futuro del Parma non sarà con noi”. Nelle ultime ore infatti la cordata sta pensando di fare un altro passo indietro. La comunicazione è arrivata il 27 giugno, nel giorno in cui avrebbero dovuto presentare l’iniziativa per far rinascere a Parma una squadra di calcio sana. Il motivo della retromarcia sarebbero alcuni ostacoli emersi con il Comune, che avrebbe negato loro l’utilizzo dello stadio Tardini.

L’assessore allo Sport Giovanni Marani, che sta seguendo le trattative al posto del sindaco Federico Pizzarotti (negli Stati Uniti per un viaggio di rappresentanza), avrebbe riferito infatti che “non ha la possibilità di dare lo stadio Tardini al Magico Parma”, ma che potrebbe assegnarlo soltanto all’altra società concorrente, Parma Calcio 1913. La causa, sempre secondo quanto riferito da Giovanni Corrado, sarebbe un veto arrivato da alcuni membri del consiglio comunale e da rappresentanti degli ambienti sportivi locali. “Purtroppo per l’iscrizione alla Figc dobbiamo indicare uno stadio – ha spiegato il Corrado – ma senza il Tardini portare avanti un progetto Parma per i tifosi e per la città non avrebbe senso, non riusciremmo a garantire una soluzione”.

La notizia è stata appresa con rammarico da oltre un centinaio di tifosi presenti alla conferenza, che hanno espresso il loro dissenso contro la decisione dell’amministrazione. “Pizzarotti vuole la partecipazione dal basso – è esploso uno di loro – facciamo un dibattito pubblico con le due cordate e lascino decidere ai tifosi cosa è meglio fare. Lo stadio non è del sindaco, è della città”. I due imprenditori hanno garantito di avere una base solida alle spalle dal punto di vista tecnico e finanziario, con tanto di loghi e tecnici già pronti a scendere in campo, tra cui anche il capitano del Parma Fc Alessandro Lucarelli. Ma “non è possibile litigare anche per una squadra di serie D, evidentemente ci sono cose più grosse di noi, anche se era stata la stessa Federazione a chiedermi di interessarmi al Parma – ha aggiunto il manager – Non dite però che Corrado rinuncia. Corrado è costretto a rinunciare perché gli è stato impedito di proseguire”.

La denuncia dei Corrado ha scatenato l’ira di alcuni consiglieri comunali di minoranza, che hanno chiesto chiarezza al Comune, che secondo Franco Cattabiani (Civiltà Parmigiana) dovrebbe garantire “pari accesso a tutte le cordate” e “valutare in modo indipendente, coerente, tutte le proposte”. Evidentemente però l’amministrazione avrebbe già scelto su quale cordata puntare, come ha spiegato anche il capogruppo del M5S Marco Bosi, replicando alle accuse dei Corrado: “Ci è stato detto che la sua cordata si era fatta avanti per la D qualche giorno fa, ma che in quanto a lavoro prodotto era molto indietro rispetto all’altra cordata”, che invece, secondo il consigliere, starebbe lavorando concretamente da mesi per la D.

Il gruppo di Corrado, sostenuto da numerosi tifosi, ha fatto sapere che solo con l’utilizzo del Tardini potrebbe confermare l’impegno per i Dilettanti, ma a questo punto tutto dipenderebbe dalla volontà del Comune, che ha confermato, anche attraverso l’assessore Marani, un “orientamento favorevole verso il gruppo Parma Calcio 1913, perché da più tempo prepara il progetto per la serie D”. Ancora una volta il destino del pallone nella città ducale diventa una contesa, ma la sfida più grande sarà quella di riuscire a iscriversi al campionato dei Dilettanti entro il 6 luglio. A decidere su tutto e a decretare chi dovrà far rinascere il calcio parmigiano spetterà infine alla Figc.