Dopo Roma il Gay Pride arriva nelle principali città italiane. Solitamente la manifestazione per i diritti gay si svolge nei giorni subito prima o subito dopo il 28 giugno, data della rivolta di Stonewall di New York del 1969, in cui iniziò il movimento di liberazione omosessuale.

Milano Pride
I diritti nutrono il pianeta“. È questo lo slogan con cui si è aperta la dodicesima edizione del Milano Pride. Il corteo è partito da piazza Duca d’Aosta alle 16 e ha sfilato per le vie del capoluogo lombardo. Secondo le associazioni organizzatrici, hanno partecipato oltre 100.000 persone. Presente il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che ha avvertito il Parlamento. “Siete in ritardo. Passate dalle parole ai fatti – ha detto il sindaco dal palco del Milano Pride – Da qui arriva un urlo forte al Parlamento. Per ora sarà un urlo di forza e comprensione ma se entro quest’anno non servirà” a colmare le lacune legislative sulle coppie gay “diventerà un urlo di ribellione e rabbia”. Insieme a Pisapia, l’assessore ai lavori pubblici di Milano Carmela Rozza, presente al corteo insieme agli altri assessori Pierfrancesco Maran, Pierfancesco Majorino e al vicesindaco Ada Lucia De Cesaris.

Tra i testimonial del Milano Pride anche Alessandro Costacurta, ex calciatore del Milan, e i cantanti Fedez e Mika, che dal profilo Twitter del rapper hanno pubblicato due foto insieme per promuovere l’evento.

In testa alla sfilata anche una bandiera della Grecia. “È qua per solidarietà al popolo greco ma anche per ribadire la nostra militanza umana, non tanto politica”, ha spiegato il consigliere dell’ArciGay Marco Volante. Presenti associazioni, partiti e sindacati. In particolare Arcigay, Amnesty, Uaar e diverse piccole associazioni per i diritti gay, mentre per i partiti c’erano sono i circoli del Pd, del Movimento cinque stelle, dei Radicali italiani e di Sinistra ecologia libertà. Tra questi ultimi coppie etero che stanno facendo lo sciopero dei fiori d’arancio, ovvero non si sposeranno finché il matrimonio non sarà un diritto riconosciuto a livello universale.

Tra gli oppositori della manifestazione Riccardo De Corato, ex vice sindaco di Milano sotto la giunta Moratti, ora vice presidente del Consiglio comunale e capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. “Al Milano Pride noi rispondiamo proponendo di organizzare il Family Day del prossimo anno a Milano, dopo il milione di persone che hanno affollato Roma la scorsa settimana”. Secondo De Corato i partecipanti al pride “stanno sfilando sotto i vessilli inviati dalle minoranze. Per quanto riguarda il Gonfalone del Comune, un sondaggio pubblicato oggi dagli organi di informazione rivela che più della metà dei milanesi non è d’accordo con la manifestazione. Mentre il patrocinio del Consiglio regionale lombardo è stato voluto solo dalla sinistra e dal voto favorevole e prettamente personale del leghista Fabrizio Cecchetti. Minoranze che non rappresentano né la maggioranza dei cittadini né le istituzioni”.

Non ha aspettato troppo tempo Forza Nuova che ha organizzato una contromanifestazione, il Family Pride, per dire “no” alle famiglie omosessuali, alla teoria del gender e anche ad ogni forma di immigrazione. “La nostra manifestazione – ha spiegato Angelo Balletta, segretario milanese di Forza Nuova – si chiama Family Pride, appunto orgoglio della famiglia, in totale contrapposizione a quello che stanno vedendo le vie della città di Milano nell’altra manifestazione che riteniamo una carnevalata e in molti casi anche un’oscenità“. Forza Nuova aveva già dichiarato di essere contraria alla partecipazione al Milano Pride da parte di alcune istituzioni della città, in particolare del sindaco Pisapia. “Penso che la maggioranza dei cittadini di Milano – ha detto ancora – non si senta più rappresentata da Pisapia ormai da un pezzo. Certo è che il suo ruolo imporrebbe che pensasse di più al bene della città, alle periferie abbandonate, al degrado ovunque invece di prendere parte a queste carnevalate”. Come De Corato, il segretario di Fn ha attaccato il consigliere della Lega Cecchetti. “La Lega al momento è un po’ confusa – ha spiegato – nel senso che il voto di Fabrizio Cecchetti, consigliere regionale della Lombardia, è stato determinante per patrocinare anche quest’anno, per il secondo anno consecutivo, il Gay Pride. Salvini si dichiara a favore della famiglia naturale, ma poi il suo partito ufficialmente risulta determinante per il patrocinio della Regione Lombardia al Gay Pride.

Torino Pride
A Torino la sfilata è iniziata in modo istituzionale, con la banda della polizia municipale che si è esibita in piazza Statuto, da dove è partita la marcia. Quest’anno lo slogan della manifestazione è stato “Orgoglio e pregiudizi“, che ricorda il titolo di uno dei romanzi più celebri della scrittrice inglese Jane Austen. Presente per la prima volta il sindaco della città Piero Fassino, accompagnato da altri esponenti istituzionali. Presenti anche sindacati e associazioni.

“Torino si conferma una città che continua a battersi perché ogni cittadino sia rispettato nei suoi diritti fondamentali, compreso l’orientamento sessuale – ha spiegato Fassino – Coerentemente con questo impegno di uguaglianza che la città ha, è giusto che l’amministrazione comunale sia presente oggi”. Alcuni giornalisti gli hanno chiesto se l’Italia può prendere spunto dagli Stati Uniti dopo la decisione della corte suprema sui matrimoni gay. Il sindaco ha risposto che è “importante cercare una condivisione larga per arrivare a una legge in grado di riconoscere i diritti di tutti. Ogni paese ha la sua dimensione legislativa sociale e culturale e credo sia importante che il presidente del Consiglio Matteo Renzi abbia riaffermato la settimana scorsa la volontà di riprendere questo tema”.

È intervenuto anche il presidente del consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus: “Come presidente del Consiglio regionale del Piemonte sono qui per riaffermare che la laicità di uno Stato è la più alta forma di protezione della libertà. Con circa 70 anni di ritardo da quando i nostri padri costituenti ci hanno imposto di non discriminare – ha sottolineato – la classe politica tutta deve scusarsi per i danni generati alle persone a cui è stato tolto un diritto”.

Palermo Pride
In migliaia anche a Palermo, dove si è celebrata la sesta edizione del Palermo Pride, con lo slogan “Spazi pubblici/spazi di rivolta”. Ma anche con l’hashtag #iostoconvicenzo, una campagna di solidarietà per contribuire alle spese legali e scambiare informazioni in merito al processo per diffamazione dell’attivista Vincenzo Rao, che in un comunicato del 2007 aveva duramente criticato il pm Ambrogio Cartosio, definendolo, come si legge sulla pagina di #iostoconvincenzo su change.org, “la punta avanzata dell’involuzione culturale italiana del 2007”. Presenti anche il sindaco Leoluca Orlando, il presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta, il vice sindaco Emilio Arcuri e gli assessori comunali Agnese Ciulla e Andrea Cusumano. “A Palermo è Pride ogni giorno – ha detto il sindaco Orlando – perché Palermo è la città dei diritto, degli esseri umani, dei migranti”.

Sardegna Pride
La manifestazione annuale Sardegna Pride che si svolge a Cagliari è iniziata nel primo pomeriggio in piazza Yenne. Il corteo è partito con un camion in testa, seguito da migliaia di manifestanti con balli e musica. La sfilata è passata da largo Carlo Felice, via Roma lungo i portici, viale Diaz, piazza dei Centomila e si è fermata alle 21.30 al Centro Congressi Fiera Internazionale della Sardegna, per il concerto di Emergency, che dal 26 al 28 giugno si trova nel capoluogo sardo per il XVI incontro annuale. Sul palco Patty Pravo, Fiorella MannoiaNek e altri nomi della musica italiana. La giornata del Sardegna Pride si è conclusa sul mare di Quartu con l’official party della manifestazione. “I colori dell’arcobaleno mi accompagneranno anche se non dovessi riuscire a camminare al vostro fianco al Sardegna Pride, questa sera – dice l’assessore regionale alla Cultura Claudia Firino – In nessun giorno dell’anno possiamo barattare i diritti con l’emergenza che di volta in volta li fa sembrare meno importanti. Nel mio piccolo lavoro perché i nostri ragazzi crescano in una scuola dove l’omofobia e tutte le discriminazioni siano ospiti indesiderati e forse, un giorno, solo una triste parentesi nei libri di storia”.