L’indagine che lo ha condotto agli arresti domiciliari ha preso avvio da una sua denuncia: praticamente un autogol quello messo a segno da Antonino Pulvirenti, il patron del Catania calcio arrestato stamattina con le accuse di frode sportiva e truffa. Il presidente della squadra rossoazzurra temeva di essere minacciato da tifosi della sua squadra e per questo motivo aveva sporto denuncia alle forze dell’ordine, che da quel momento hanno messo il suo telefono sotto controllo. Alla fine, dopo tre mesi di indagini, le presunte minacce dei tifosi si sono trasformate nelle accuse a suo carico della procura etnea: almeno cinque o sei partite sarebbero state truccate pur di “salvare” il Catania dalla Lega Pro. Accusa pesantissima per uno come Pulvirenti che appena due anni fa, il 14 maggio del 2013, riceveva dal comune di Catania le chiavi della città per meriti sportivi. Solo l’ultimo alloro nella carriera dell’imprenditore siciliano, che da quel momento ha iniziato a seguire una parabola sempre più discendente. Prima è arrivata la retrocessione in Serie B del Catania, poi il campionato da protagonisti tra i cadetti si è trasformato in una pessima stagione con il rischio della seconda retrocessione consecutiva, e alla fine per il presidente della squadra rossazzurra sono scattati gli arresti domiciliari. “Se non ci pensavamo noi per queste 5 partite eravamo retrocessi…” è una delle intercettazioni che inguaiano il presidente dei rossoazzurri.

Come dire che l’imprenditore etneo alla fine è andato a schiantarsi proprio su quel suo irrinunciabile pallino, l’unico vizio al quale non aveva mai voluto rinunciare: il calcio, il giocattolo che si era concesso dopo una carriera cominciata praticamente dal nulla. Nato a Belpasso, alle pendici dell’Etna, tra fichi d’india e strade nere di pietra lavica, il 53enne Pulvirenti non aveva patrimoni familiari con i quali cominciare la sua scalata: solo un diploma da ragioniere in tasca e una serie di buone idee. La prima gli arriva dopo aver acquistato un ex punto vendita della Standa, che lui trasforma nel primo hard discount di Sicilia: un vero affare, e negli anni successivi, con il marchio Fortè, Pulvirenti arriverà ad essere il proprietario di 85 punti vendita piazzati in tutto il Sud Italia.

La vera svolta, però, arriva nel 2004 quando l’imprenditore siciliano diventa praticamente l’inventore delle linee aeree low cost in Italia: nasce la Wind Jet, tredici airbus con basi a Palermo, Catania e Rimini che offrono biglietti a prezzi super concorrenziali. Gli affari vanno sempre meglio, Pulvirenti crea Sorsy e Morsy, una catena di ristorazione tra Palermo, Catania e Caltanissetta, e nel frattempo acquista due alberghi di lusso a Taormina, camere da 800 euro a notte. Nel 2006 la rivista Capital lo elegge imprenditore siciliano nell’anno: è l’apice della carriera di Pulvirenti, che sei anni dopo vede naufragare la sua compagnia aerea. È la mezzanotte del 12 agosto del 2012 quando gli Airbus della Windjet lasciano a terra decine di passeggeri. “Non abbiamo i soldi per pagare il carburante” spiegano i vertici della società, che lascia oltre 500 dipendenti senza lavoro, dopo che fallisce la trattativa per l’acquisizione da parte di Alitalia.

Nel frattempo Pulvirenti è già entrato nel mondo del calcio. All’inizio lo fa in sordina, rilevando il Belpasso, la squadra della sua città natale che gioca in Interregionale, poi nel 1999 acquista l’Acireale che porta in C2. Nel 2004 il grande salto: acquista da Luciano Gaucci il Catania calcio e lo porta in serie A, facendo impazzire la città dell’elefantino che manca dalla massimo campionato da decenni. Ma non solo: perché il Catania si presenta all’appuntamento con le grandi squadre ben preparata. Sono decine i colpi di mercato messi a segno da Pietro Lo Monaco, storico braccio destro di Pulvirenti (con il quale litiga continuamente), oggi finito a sua volta nel registro degli indagati, nell’inchiesta scattata proprio per la denuncia di Pulvirenti. Un autogol su cui va a sbattere l’imprenditore partito da Belpasso, un diploma da ragioniere in tasca, qualche buona idea e il pallino per il calcio che alla fine ha segnato la sua caduta.

Twitter: @pipitone87