Piero Sidoti è un nuovo cantautore. Piero Sidoti non è un nuovo cantautore, perché ha esordito in realtà tantissimi anni fa. Piero Sidoti c’ha una certa età, ma ha all’attivo solo due album. Piero Sidoti ha iniziato a calcare i palchi che era ancora un ragazzo, e prima di esordire ha portato a casa un po’ tutti i premi di settore disponibili, dal Premo De Andrè a quello Città di Recanati (poi diventato Musicultura), passando per L’artista che non c’era. Piero Sidoti ha poi esordito nel 2010, con Genteniattesa, album che gli ha fatto vincere il Premio Tenco Opera Prima. Piero Sidoti nel mentre ha cominciato a collaborare con l’attore e regista Giuseppe Battiston, con cui ha calcato i palchi di mezza Italia, a teatro. Piero Sidoti ha vinto anche il Premio Gaber con lo spettacolo Particelle, diretto da Battiston. Piero Sidoti, nella vita di tutti i giorni fa il professore di scienze e matematica. Piero Sidoti ha appena tirato fuori il suo secondo album, ce ne ha messo di tempo. Piero Sidoti ha scritto quindici brani, e in un paio l’ha aiutato come interprete il solito Battiston, come voce recitante. Piero Sidoti è un nuovo cantautore. Piero Sidoti non è un nuovo cantautore, è un cantautore punto e basta.

Credo che quello che avete appena letto sia il cappello di un post tra i più fastidiosi vi sia capitati di leggere. Ronza, quasi, con quel ripetere continuamente il nome di Piero Sidoti, perché non lo aveste capito è di Piero Sidoti che si parla, qui, e questo reiterare cosa ha fatto e cosa non ha fatto.

Il punto è che raccontare l’arte degli altri è un duro mestiere. Chiaro, stare a trecento metri di profondità con un canarino dentro una gabbietta per avvisarci di eventuali fughe di gas è decisamente peggio, ma raccontare l’arte degli altri è quantomeno difficile, mettiamola così. Bisogna trovare un modo per incuriosire, questo è chiaro, e poi bisogna anche trovare un modo mimetico all’autore, coerente a quel che si va raccontare. Io almeno la penso così. E siccome il caso di Piero Sidoti è quello di un cantautore alla vecchia maniera, di quelli che scrivono le canzoni prendendosi il tempo che serve, curando i dettagli, le parole del testo, la musica, gli arrangiamenti, seppure in compagnia di grandi professionisti, nel caso specifico che andremo ad affrontare Antonio Marangolo e Antonio Della Marina, mi premeva tentare di presentarvelo in una maniera davvero mimetica, fastidiosa come l’oggetto del suo primo singolo, La zanzara.

Ora che ho urtato i vostri nervi posso pure passare a una narrazione più piana, canonica. Da poco è stato dato alle stampe La La La, seconda opera discografica di Piero Sidoti, cantautore friulano molto apprezzato dalla critica. A lanciarlo il singolo La zanzara, che qui sotto trovate linkato in video, anteprima nazionale concessa a ilfattoquotidiano.it e a questo blog. Il brano, ca va sans dire, è una metafora, e siccome spiegare le metafore è più umiliante che spiegare quello che si sta scrivendo, vi lascio all’ascolto senza continuare a rompervi le scatole.

Quello che invece mi preme di dirvi è che il lavoro di Sidoti, l’album, ma anche quello che Sidoti sta facendo da anni a teatro, prevalentemente in compagnia di Giuseppe Battiston, è un lavoro importante, di salvaguardia di un genere che, se ne parlava su questo blog di recente, sembra essere in via di estinzione. Il cantautorato. Piero Sidoti è un cantautore come lo sono stati, lo sono, gente come Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Gianmaria Testa, gente che come Sidoti si è confrontata col lavoro sui banchi di scuola, fatta eccezione del capotreno piemontese. Nomi non tirati lì a caso, ovviamente, perché anche chi scrive di musica le parole le deve andare a cercare, a scovare, a stanare. Cantautorato. Questa la parola chiave. La parola chiave che viene spesa un po’ troppo spesso, e quasi sempre gratis.

Ma se ascoltate le canzoni che compongono La La La, capirete di che sto parlando. Temi alti, filosofici, a fianco di temi apparentemente più leggeri, quasi discorsivi, da bar, ma anche temi di attualità, come una deriva politica che ha sdoganato il berlusconismo a beneficio di un neoberlusconismo dilagante, a fianco di temi classici nella forma canzone, come l’amore. Tutti trattati con originalità. Tutti affrontati con serietà, anche quando si sorride. Perché la serietà, negli intenti, è alla base del mestiere di cantautore, la cura c’è sempre, anche quando è mascherata da suoni soavi.

La La La, titolo che fa giustamente pensare a canzonette da canticchiare mentre ci si rade, per chi si rade, o mentre si va in spiaggia, per chi va in spiaggia, è in realtà una raccolta di brani inediti quantomai pesanti, nel senso di dotati di un peso specifico consistente. Musica leggera. Musica pesante. Come diceva un cantautore la cui mancanza non smetteremo mai di sentire, appunto, come un peso sul cuore, “questa musica è leggera, ma come vedi, la dobbiamo cantare”.

In conclusione, Piero Sidoti e il suo La La La rappresentano un perfetto esempio di tradizione capace di stare nel presente. Se proprio le sentinelle in piedi si sentono in dovere di difendere una qualche tradizione, iniziassero dal cantautorato e da questo album, lasciando in pace gli altri.