Nel 2012 era stato costretto a trascorrere cinque mesi in una tendopoli a causa del terremoto. Oggi, tre anni dopo, la Regione Emilia Romagna gli chiede di restituire parte del contributo pubblico che gli venne assegnato perché sfollato. La vicenda di Maurizio Farinelli, pensionato di 62 anni residente a Carpi, Comune del cratere terremotato, inizia a maggio del 2012, quando le scosse che devastarono l’Emilia danneggiarono anche la sua abitazione. Per qualche mese fu costretto a trasferirsi in una tenda blu di quelle montate nelle periferie delle città più colpite dal sisma, e come tutti coloro che avevano perso, anche temporaneamente, la propria casa per colpa del terremoto, ricevette d’ufficio un contributo di autonoma sistemazione, o Cas. Concesso agli sfollati dalla Regione fino al ripristino della loro abitazione, e recentemente ridimensionato dall’ordinanza numero 20 emanata dal governatore democratico dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

Farinelli, ex autotrasportatore con una pensione d’invalidità, in quella tenda ci rimase fino all’autunno dello stesso anno, anche se il suo palazzo era stato dichiarato agibile già dal 20 giugno. “L’appartamento era molto malandato – racconta in una lettera inviata alla Gazzetta di Modena – con crepe sui muri e tutte le piastrelle del bagno cadute. Ho dovuto chiamare un muratore e pagarlo, come dimostrano le fatture, e sono potuto rientrare a casa solo a fine ottobre”.

Qualche giorno fa, però, Farinelli ha ricevuto dal Comune di Carpi una lettera. “Siamo a chiedere di restituire la somma di euro 266,66 entro e non oltre 20 giorni dal ricevimento della presente, in caso contrario si procederà al recupero coattivo dell’importo sopra indicato”. Il denaro che il pensionato deve restituire all’amministrazione della sua città, firmataria della lettera, non è un debito accumulato nei confronti del fisco italiano, ma una parte del contributo di autonoma sistemazione che gli venne assegnato, “senza chiederlo”, precisa, quand’era sfollato, cioè 419 euro. In questi giorni, infatti, la Regione Emilia Romagna ha dato mandato ai Comuni del cratere terremotato di verificare i beneficiari dei contributi di autonoma sistemazione, e in caso di irregolarità, i soldi vanno restituiti. Per quanto riguarda Farinelli, spiega Daniela Depietri, assessore alla Casa del Comune di Carpi, “aveva diritto al versamento fino alla dichiarazione di agibilità della sua residenza, come tutti”. Cioè fino al 20 giugno, anche se poi in casa è riuscito a rientrarci solo a ottobre.

“Non credo di meritarmi un trattamento così, con una lettera dai toni francamente eccessivi – scrive però il pensionato – piena di sottolineature in nero, neanche fossi un debitore abituale”. “E’ la prassi visto che parliamo di soldi pubblici – replica Depietri – i contributi vennero all’epoca erogati dalla Regione, e oggi l’ente ci chiede di recuperare le somme che potrebbero essere state assegnate ingiustamente”.

Il caso di Farinelli, però, non è l’unico nella bassa terremotata. Se tutti i Comuni del cratere dovranno procedere alle verifiche, tra gli sfollati destinatari delle missive c’è anche chi, ad esempio, non è potuto rientrare in casa a causa della burocrazia. Come Chiara Ferriani, di Crevalcore, in provincia di Bologna, che su Facebook spiega gli inghippi della macchina – ricostruzione. “Ho ricevuto una lettera simile anch’io – racconta – nel mio caso è stata certificata la fine dei lavori alla nostra casa solo perché erano stati ultimati tutti gli interventi ritenuti rimborsabili attraverso i contributi stanziati per la ricostruzione. Peccato che all’agibilità dell’edificio mancassero altre opere che abbiamo dovuto realizzare a nostre spese”.

“A inagibilità revocata non si ha più diritto al contributo e sono stati erogati più fondi vanno restituiti – ribadisce Depietri – E’ la Regione che ci impone di fare questo lavoro, parliamo di soldi pubblici, per cui i controlli vengono svolti con un certo rigore. E d’altronde se il Comune non riscuotesse, la Regione chiederebbe all’amministrazione di rimborsare quel denaro. Al di là del singolo caso, comunque, il principio è corretto: durante l’emergenza terremoto ci si basava sulle autodichiarazioni dei cittadini, per cui se qualcuno sosteneva di non poter rientrare in casa gli veniva assegnato il Cas. Poi, però, si è scoperto che nell’elenco c’era finito anche qualcuno che non ne aveva diritto”.

Sul caso, tuttavia, c’è già chi punta il dito contro la struttura commissariale guidata dal governatore Bonaccini. “La ricostruzione è bloccata da una macchina burocratica eccessivamente lenta e non c’era il tempo di verificare caso per caso l’assegnazione dei contributi agli sfollati prima di mandare quelle lettere? – attacca Fabio Rainieri, vicepresidente del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna – prima di gridare all’irregolarità si sarebbe dovuto valutare, ad esempio, quando effettivamente il terremotato è rientrato in casa”.

“L’impegno della Regione è far sì che la ricostruzione proceda con tempi certi, nel rispetto delle regole, dell’equità e della legalità. All’interno di questo percorso, sono previste verifiche e controlli compresi quelli sui contributi concessi per l’autonoma sistemazione (Cas) – spiega anche Palma Costi, assessore alla Ricostruzione della Regione Emilia Romagna – sulla base di ciò che è scaturito dai controlli, è evidente che chi ha ricevuto il contributo senza averne i requisiti è naturale che lo restituisca, perché non aveva titolo a riceverlo. Ricordando che il primo Cas del 2012 veniva riconosciuto a tutti coloro che avevano lasciato le proprie abitazioni sino all’effettuazione delle verifiche di agibilità (che interrompevano il beneficio se l’immobile veniva dichiarato agibile), attualmente il Cas è riconosciuto nei casi in cui siano in corso i lavori di ripristino di un immobile e decade dal giorno dopo la fine degli stessi, dichiarata dal tecnico progettista. Se il contributo è riscosso oltre queste date, le somme erogate oltre il termine devono essere recuperate”.