Una vatileaks per Bergoglio? È il sospetto diffuso in Vaticano dopo che L’Espresso, nel pomeriggio del 15 giugno 2015, ha violato l’embargo pubblicando sul proprio sito integralmente la penultima bozza dell’enciclica di Bergoglio Laudato si’. Un attentato al documento più importante di Papa Francesco da chi nella Curia romana contrasta la sua opera di pulizia? Anche perché la versione pubblicata da L’Espresso è uscita dalla Segreteria di Stato.

Ad accompagnare la divulgazione del testo, già ampiamente diffuso tra i vaticanisti, è stato un commento ironico del vaticanista del settimanale, Sandro Magister, immediatamente “sospeso a tempo indeterminato” dalla Sala Stampa della Santa Sede. Un provvedimento duro, quello preso immediatamente dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, che in una lettera a Magister e al direttore de L’Espresso, Luigi Vicinanza, scrive che la pubblicazione della bozza dell’enciclica di cui era stato dichiarato l’embargo “rappresenta evidentemente una iniziativa scorretta, fonte di forte disagio per moltissimi colleghi giornalisti e di grave turbamento del buon servizio della Sala Stampa della Santa Sede”.

A ilfattoquotidiano.it Magister dichiara di “rispettare in silenzio il provvedimento preso da padre Lombardi, non avendo nessuno motivo per contestare la sanzione presa”. Il vaticanista ci tiene, inoltre, a respingere con fermezza “l’ombra di un complotto anti papale”, spiegando che “la decisione di pubblicare il testo è stata del direttore de L’Espresso che è riuscito ad averlo non dai canali ufficiali quali la Sala Stampa della Santa Sede e la Libreria editrice vaticana. A me – racconta ancora Magister – è stato solo chiesto di scrivere qualche riga di introduzione, ma successivamente, quando il testo era già pronto per essere messo in rete”. E il motivo della rottura dell’embargo? “Il direttore aveva soltanto paura che l’enciclica sarebbe stata pubblicata da altri perché circolavano troppe versioni del testo e voleva essere il primo a divulgarla”.

Sul suo blog Magister, 72 anni e una lunga carriera alle spalle, scrive beffardo accompagnando la pubblicazione di Laudato si’: “Eccola qui. È comparsa all’improvviso sul sito on line dell’Espresso nelle ore meridiane di lunedì 15 giugno, tre giorni esatti prima del suo annunciato pubblico battesimo. L’autore di questo blog se l’è trovata anche lui davanti sullo schermo, tutta intera, sbucata chissà da dove, e allora l’ha accompagnata con qualche riga di presentazione, per introdurla in società come si conviene”.

Appena il testo viene pubblicato sul sito del settimanale padre Lombardi frena subito i giornalisti accreditati permanentemente presso la Sala Stampa della Santa Sede. In una nota inviata subito a tutti i colleghi il portavoce vaticano scrive: “È stato pubblicato il testo italiano di una bozza dell’enciclica del Papa Laudato si’. Si fa presente che non si tratta del testo finale e che la regola dell’embargo rimane in vigore. Si invita a rispettare la correttezza giornalistica che richiede di attendere la pubblicazione ufficiale del testo finale”. Inutili le repliche dei vaticanisti. La risposta è secca: “L’embargo rimane alle ore 12 del 18 giugno 2015”. Ma ormai il danno è fatto.

Fra i vaticanisti è l’inizio di uno scontro annunciato: chi rispetterà ancora l’embargo? Ma la vera domanda resta un’altra: è solo uno ‘scoop’ giornalistico a discapito di tutti i colleghi oppure una mossa per sabotare il documento più importante di Bergoglio? Il sospetto, in Vaticano e non solo, è che si tratti proprio di un tentativo, messo a segno, di annientare i passaggi più forti e più attesi del testo di Papa Francesco banalizzando l’intero documento a un Cantico delle creature del XXI secolo.

Tutt’altro è il testo di Bergoglio in cui afferma che il diritto alla proprietà privata non è “assoluto o intoccabile”, ribadisce il no alla teoria del gender e all’aborto, mette in guarda il mondo dal pericolo di una guerra chimica o nucleare, analizza il cambiamento climatico e attacca la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile denominata Rio+20 che “ha emesso un’ampia quanto inefficace Dichiarazione finale” sulla riduzione del gas serra, chiede la soluzione del debito estero, e punta il dito contro “il salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione”. Una nuova vatileaks dunque, questa volta con Papa Francesco come bersaglio.