La storia inizia nel 2007, quando il ministro congolese degli idrocarburi (si, hanno anche questo in Congo!) decide di rilasciare due concessioni petrolifere proprio ai confini del Virunga, alla Total di Francia e alla Soco, ditta londinese.

La Total decide di tenersi fuori dai confini del parco, quale che ne fosse stato il perimetro presente o futuro, ma la Soco è stata più spregiudicata ed ha eseguito ispezioni sismiche nei pressi del Lake Edward, dentro il Virunga, dove si stima ci siano importanti giacimenti petroliferi. Hanno poi consegnato i risultati dei loro sondaggi al governo del Congo, chiedendogli di approvare il proseguimento delle attività petrolifere dentro il parco.

Secondo l’Unesco, le trivelle sono incompatibili con i suoi siti protetti. Il Congo avrebbe dovuto quindi o cambiare i confini del parco o cambiare lo status del Virunga, il suo parco più antico, rinunciando al titolo di World Site Heritage Unesco.

Il Virunga è la casa dei gorilla del Congo. E’ nota per la straordinaria biodiversità racchiusa nei suoi quasi 8000 chilometri quadrati. Vivono qui circa 600 gorilla di montagna, la metà di quelli che restano sul pianeta. Assieme a loro dozzine di specie in pericolo di estinzione, non solo gorilla. Ci sono elefanti, scimpanzé, ippopotami. Anni di guerra civile, di incivili bracconieri hanno già avuto effetti devastanti sul parco che dal 1994 è considerato dall’Unesco in pericolo. Ogni tanto una guardia forestale viene uccisa.

La storia del Virunga è diventata nota al grande pubblico grazie alla campagna globale del Wwf e grazie al documentario Virunga, prodotto da Leonardo Di Caprio che hanno denunciato al mondo intero la vergogna della Soco. C’è il pericolo di inquinare il Lake Albert, vicino al Lake Edward, da cui traggono sostentamento 50mila famiglie di pescatori.  Il Wwf consiglia di sviluppare industria più sana, turismo dei gorilla, idroelettrico, pesca. Si mobilitano Richard Branson della Virgin, l’arcivescovo Desmond Tutu e pure Warren Buffett, uno dei più ricchi investitori del pianeta. Il Wwf manda al governo 700mila firme da tutto il mondo.

Nel novembre 2014 la Soco, sotto l’enorme pressione internazionale, manda comunicati stampa dove promette che non eseguiranno più indagini petrolifere nel Virunga. Una gran festa. A marzo 2015 alla promessa di non trivellare la Soco aggiunge queste parole: “A meno che”.

A meno che l’Unesco e il governo del Congo non concordino che il parco non verrà danneggiato dall’attività petrolifera. Anzi, magari il Congo può chiedere di ridisegnare i confini del parco, così possono stare tutti contenti. E guarda caso, Matata Ponyo, il primo ministro del Congo, annuncia che stanno pensando di modificare i confini del parco.

Gettato il sasso, la Soco fa la verginella e dice che resterà estranea alle discussioni fra Unesco e Congo sui confini del Virunga. Nel frattempo ingaggiano una team di legali per “indagare meglio” le accuse rivoltegli dal documentario di Leonardo Di Caprio e dai gruppi ambientalisti che l’hanno prodotto. La Bbc riporta che la Soco, ha pure pagato alcuni ufficiali del corpo militare per usare violenza contro chi si oppone alle trivelle.

Non sappiamo come andrà a finire, se il governo del Congo proteggerà i suoi gorilla o se si piegherà alle lusinghe della Soco.

Nel frattempo sono state rilasciate altre concessioni petrolifere – sull’80% del Virunga.

Qui le foto delle concessioni e del parco Unesco Virunga del Congo.

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