Un sussidio di 1.200 euro per i disoccupati che aderiscono a un programma di inclusione attiva. Questo, in estrema sintesi, il progetto del Patto di riscatto sociale messo a punto dal Comune di Milano, che ha stanziato per l’iniziativa un fondo di 2,45 milioni di euro, coprendo una platea di 2.041 cittadini. Il 14 maggio è stata pubblicata la graduatoria provvisoria dei potenziali beneficiari, mentre a giugno uscirà l’elenco definitivo. “Siamo costretti a intervenire laddove lo Stato non interviene, “spiega Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano. “Siamo convinti che quanto stiamo facendo dovrebbe essere realizzato a livello centrale dallo Stato, attraverso il reddito minimo garantito e misure simili. Il governo dovrebbe darsi una mossa ascoltando le città”. “Da un punto di vista quantitativo”, precisa Majorino, “il Patto di riscatto sociale non si può considerare una forma di reddito minimo garantito, perché ne beneficeranno solo 2.041 cittadini. Però possiamo ritenerla una sperimentazione in questo senso, è la dimostrazione che si può fare”.

Con il Patto, gli aderenti al progetto si impegnano a partecipare a un programma di interventi di inclusione attiva della durata di sei mesi. ​Il testo sarà concordato tra servizi sociali e il beneficiario del sussidio sulla base delle sue caratteristiche e comprenderà una serie di azioni, alcune obbligatorie, altre volontarie. Tra le attività vincolanti, per esempio, rientrano la partecipazione a corsi di formazione e di riqualificazione professionale, la convocazione a colloqui e incontri proposti dai servizi sociali, la distribuzione del curriculum presso enti per la ricerca di un lavoro, un piano di rientro per il pagamento di affitto e bollette. Per azioni non obbligatorie, invece, si intende la partecipazione a iniziative di volontariato, attività della biblioteca di zona, progetti proposti dai centri di aggregazione, corsi di specializzazione per un nuovo lavoro.

Una volta firmato il documento, il beneficiario riceverà un acconto di 400 euro. Alla fine del percorso, dopo sei mesi, gli saranno versati gli altri 800 euro. L’assegno non sarà erogato in caso di “reiterate inadempienze economiche” del disoccupato nei confronti del Comune: per esempio mancato pagamento dell’affitto e di tasse o multe oltre i 5mila euro o occupazione abusiva di case comunali.

​Il bando è stato pubblicato nel 2014 ed era rivolto a tutti quei disoccupati, residenti da almeno un anno a Milano, che avevano un indice Isee inferiore a 6mila euro, un’età compresa tra i 18 e i 65 anni e non erano beneficiari ​di ​altri tipi di sussidi sociali​. Sulla base delle domande è​ stata redatta una graduatoria di 3.747 persone idonee a ricevere il sussidio. ​Ma i​ fondi stanziati​ bastano solo​ per 2.041 persone​. D​al Comune fanno sapere che si stanno studiando soluzioni per fare rientrare anche gli altri, in un secondo momento. Intanto, chi è rimasto escluso dalla graduatoria può presentare una richiesta di revisione entro il 12 giugno. Scaduto quel termine, saranno redatti gli elenchi definitivi e si conosceranno finalmente i destinatari del sussidio, che comunque per ottenere il sostegno economico dovranno firmare il Patto.

​Di esperimenti simili ne esistono solo a livello locale. L’esperienza pilota in questo senso è quella della Provincia di Trento, dove dal 2009 è attivo il cosiddetto reddito di garanzia. Si tratta di un sostegno economico per le famiglie più deboli e a rischio esclusione sociale, erogato​ sotto forma di​​ ​assegni mensili per una durata di quattro mesi, eventualmente rinnovabili, fino a 6.500 euro annui. Ne possono beneficiare tutti i residenti in Trentino da almeno tre anni che si impegnino nella ricerca attiva di un lavoro e non siano accusati o condannati per reati gravi. A livello nazionale, invece, le proposte di legge di Movimento 5 Stelle e Sel sul reddito minimo garantito sono ancora ferme in Parlamento: l’Italia, insieme alla Grecia, è l’unico Paese a non avere uno strumento del genere, nonostante le raccomandazioni di Bruxelles.