BERLINO – Un filo rosso ininterrotto sul quale la Juventus è inciampata ancora. Quarantadue anni tenuti insieme da enormi delusioni dopo percorsi immacolati come nel ’73 e nel ’97 o stupefacenti come quello di questa stagione. Con il tonfo all’Olympiastadion sale a sei il numero di finali di Champions perse dai bianconeri. Nessuno ha fatto peggio. Fino a quota cinque Benfica e Bayern Monaco tenevano (triste) compagnia la Juve. La cattiva strada dei bianconeri iniziò nel 1973 sotto la guida di Cestmir Vycpalek, che come Allegri oggi veniva dalla vittoria del campionato ma perse anche la finale di Coppa Italia. A Belgrado contro l’Ajax l’allenatore ceco schierò una formazione molto offensiva con Altafini, Causio, Anastasi, Capello. Ma dopo appena 240 secondi Johnny Rep punì l’atteggiamento con un colpo di testa che scavalcò lentamente Zoff. Era il 30 maggio, l’incubo iniziò così. Per proseguire dieci anni dopo ad Atene, quando Felix Magath trovò un sinistro impossibile all’ottavo minuto. La Juve bruciata a freddo dopo essere andata vicina al vantaggio con il colpo di testa di Bettega respinto da Uli Stein. Bastò all’Amburgo di Ernst Happel per fermare la corsa di Giovanni Trapattoni che guidava dalla panchina Tardelli, Boniek, Platini e Paolo Rossi. Una squadra capace di arrivare imbattuta all’atto finale in Grecia. Era il 25 maggio, l’incubò continuò.

E assunse aspetti inquietanti nel 1997. Il teatro dei sogni infranti fu un altro stadio olimpico, quello di Monaco di Baviera. Ancora in Germania, quella volta contro una squadra tedesca. I bianconeri si presentarono per la seconda volta da imbattuti e con una squadra che sembrava poter confermare il titolo di campione d’Europa conquistato l’anno prima. Ci pensò Karl-Heinz Riedle – ambasciatore di questa finale – a smontare il progetto del bis europeo. Colpì con una doppietta sugli sviluppi di due calci piazzati. Poi il palo di Zidane e la magia di tacco di Alessandro Del Piero su assist di Boksic. Riaperta? Solo in apparenza, perché il 21enne Lars Ricken trovò un gol con un colpo da biliardo pochi minuti dopo la speranza alimentata da Pinturicchio. Quella Juventus era così forte, grazie alle cure di Marcello Lippi, da riuscire ad arrivare in fondo anche nel 1998. Terza finale consecutiva. Appuntamento ad Amsterdam per regolare i conti. E invece al Real Madrid bastò un rimpallo fortunoso su un tiro sporco per vincere: Pedrag Mijatovic raccolse e superò Peruzzi, partendo in fuorigioco. Zidane, Del Piero e Inzaghi rimasero a bocca asciutta ancora una volta.

Il nuovo millennio non ha cambiato la storia. Anzi, in quindici anni ha fornito altre due cocenti delusioni. Terribile fu quella del 2003, viva ancora sulla pelle di Gianluigi Buffon. Altra Juventus superlativa, sempre Marcello Lippi in panchina. Sempre la stessa incredibile delusione. All’Old Trafford nella finale tutta italiana – magica, quella stagione, con il derby della Madonnina in semifinale – la spuntò il Milan di Carlo Ancelotti. Shevchenko spiazzò Buffon sul rigore decisivo dopo 120 minuti conditi di poche emozioni. Thuram, Camoranesi, Zambrotta, Davids, Trezeguet e Del Piero non bastarono a prendersi la terza Champions League. Le città italiane esplosero, ma di gioia rossonera. Ai tifosi rimase sempre il dubbio: “Chissà se Nedved non fosse stato squalificato…”. Da quel 28 maggio l’incubo non si era più riproposto. È tornato a tormentare il sonno bianconero la sera del 6 giugno 2015. La Juventus perde per la sesta volta una finale. In questo ultimo episodio del sogno interrotto sul più bello, i bianconeri hanno ben poco da rimproverarsi. Ma fa comunque un male tremendo.

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