Trasmissione tv Che Tempo Che FaEros Ramazzotti ha appena pubblicato il suo nuovo album, Perfetto, ma mai come in questi giorni le cose sembrano girargli maluccio. Avere un disco che in tutti i casi vende, e un tour mondiale che non sta facendo sfaceli in fatto di prenotazioni ma è in partenza significa vivere un periodo non proprio felice, professionalmente, se sei un numero uno, perché di artisti di minor successo che darebbero un rene per trovarsi nella sue condizioni ne esistono a milioni.

Nei fatti, però, Eros Ramazzotti è Eros Ramazzotti, e le cose non gli stanno andando come uno poteva prevedere. E cioè, così. Sono ormai anni che Eros ha perso il suo smalto, è un fatto. Non vorrei essere impietoso, ma a un non fan come me, l’ultima canzone azzeccata che viene in mente è Più bella cosa, e stiamo parlando di un brano che ha diciannove anni. Poi, è chiaro, ci sono stati altri successi, ma che non sono entrati nell’immaginario collettivo come quello o i precedenti, quelli che vedevano Piero Cassano dei Matia Bazar al suo fianco. Arrivando più vicino a noi, poi, gli album si sono succeduti con sempre minor successo, e sempre minor resa. Uno non è destinato a avere sempre qualcosa da dire, si afferma in questi casi, ma il penultimo lavoro, Noi, primo con la Universal, non ha convinto praticamente nessuno. Tra addetti ai lavori, qualcuno, ha pensato bene di addossare le colpe a Luca Chiaravalli, storico autore del pop nostrano, stavolta anche nei panni del produttore. Infatti stavolta Chiaravalli non c’è. Peccato che nel mentre Chiaravalli sia andato a fianco di Nek e abbia sfornato un album che, piaccia o non piaccia, ha fatto il botto. Insomma, Eros si trovava nella posizione di tornare a sfondare, o magari di rivedere la propria posizione di popstar assoluta, iniziando a scivolare nelle seconde linee. In molti, sempre tra addetti ai lavori, hanno pensato e supposto che Eros si sarebbe rivolto a Cassano, per ridar vita a una coppia artistica che ha fatto sfaceli, invece Eros ha spiazzato tutti, andando a mettere insieme un dream team che, sulla carta, non ha eguali. Alla produzione ha chiamato Claudio Guidetti, proprio quello di Più bella cosa. E già sembrava una mossa azzeccata. Ha poi chiamato a raccolta il gotha degli autori di testi in circolazione, nomi davvero impressionanti, visti lì, uno di fianco all’altro. Che nomi? Mogol, Francesco Bianconi, Kaballà, Pacifico e Federico Zampaglione dei Tiromancino. Delle musiche, invece, si è occupato lui e Guidetti, con la sola eccezione di Buon Natale (se vuoi), che vede i due affiancati da Gary Kemp degli Spandau Ballet. Insomma, ripeto, un vero e proprio dream team. Lui, il ragazzo nato ai bordi di periferia, per una volta, ha puntato in alto, non nel senso della vetta della classifica, ma del colto, del raffinato, del ricercato. Ve lo immaginate Bianconi, leader e voce dei Baustelle che scrive per Eros? O Pacifico, passare dai testi di Malika a quelli di Eros? Mogol, poi, dopo Battisti (va be’, anche la Tatangelo)? Insomma, ci siamo capiti. Tutti, saputi i nomi, ci siamo detti: stavolta anche la critica sarà dalla sua. Lui che ha sempre ostentato un atteggiamento da spaccone nei confronti di chi era chiamato a giudicarlo, forte del riscontro del pubblico, nel momento in cui il pubblico ha cominciato a diminuire sempre più ha deciso di rivolgersi proprio a chi di musica scrive, andando a mettere insieme penne di primo livello. Poi però è uscito il primo singolo, Alla fine del mondo, e tutti questi ragionamenti hanno cominciato a vacillare. La canzone, un country, nelle intenzioni, piuttosto imbarazzante, portava la firma, nei testi, di Bianconi e Kaballà, ma di questi due artisti, in realtà, nelle parole non vi era traccia.

Il video, poi, una sorta di traslazione in chiave western della storia di Guerriero di Mengoni, non faceva che sottolineare la pochezza della canzone. Paura. Arriva l’album, e tutte le certezze contenute nelle righe qui sopra crollano, come neve al sole. Una serie di brani destinati a non lasciare traccia, con testi, anche quelli, che a leggerli senza musica sotto inducono alla depressione, mentre ascoltati nelle canzoni spingono all’autolesionismo. Traccia dei vari Pacifico, Bianconi, Zampaglione e soci nemmeno l’ombra. Come se di colpo, tutti questi parolieri di prestigio avessero deciso di mettersi talmente tanto al servizio dell’artista per cui stavano scrivendo da prenderne la forma, da mimetizzarsi con la sua, scusatemi, poetica, andando ad abbassare di colpo tutto il loro sapere, la loro arte.

Traslo. Pensate a Diego Abatantuono o Lino Banfi. Sono partiti facendo film comici non propriamente elevati, a suon di “ecceziunale veramente” e “porca puttenola”, poi hanno cercato, con successo, di fare altro. Abatantuono ha fatto Regalo di Natale di Pupi Avati, Banfi ha fatto tantissima televisione, certo non Strehler, ma almeno senza dover dire “e che checcio” ogni due minuti o guardare Edvige Fenech dal buco della serratura. Se Diego Abatantuono o Lino Banfi fossero stati Eros Ramazzotti, ecco, sarebbe successo loro che, sotto la regia di Pupi Avati, si sarebbero ritrovati al tavolo da gioco con Delle Piane dicendo “Eccezziunale veramente” o nei panni di Nonno Libero dicendo “porca puttenola”. Invece che contaminati dagli altri, fonte di contaminazione, di erosramazzottizzazione senza precedenti. Bianconi che canta “nato ai bordi di periferia”, Pacifico che dice “più bella cosa non c’è”. A andargli bene. Poi, chiaro, Eros resta uno che vende sempre tanto, nonostante venda meno di un tempo, e io resto uno che per i fan è un rosicone che non è andato a letto con la Hunziker.

Piccola chiosa, obbligatoria, sulla Partita del cuore. Bypasso a piè pari la stupidità di Moreno, che fa lo sciocco con Nedved, umiliandolo con tunnel e saluto con la mano, e anche sulla idiozia di Nedved, che da Pallone d’oro non ha certo bisogno di vendette sul campo per dimostrare alcunché. La faccenda ha riguardato anche Eros e Luca Barbarossa, è noto. Solo una domanda, il fatto che nella Nazionale Cantanti, al suo posto, giocasse proprio Moreno ha in qualche modo influito sul suo nervosismo in campo? Chiaro, lui è quello che giocava con Nedved e Del Piero, io quello che si limita a giocare dopocena con gli amici al campetto della parrocchia, ma anche questo frangente è parso poco Perfetto.