Quattro mesi fa si erano dovuti dimettere dall’incarico, perché erano assediati dalle proteste della popolazione: oggi tornano nuovamente ad occupare uno scranno al consiglio comunale di Agrigento, dopo aver raccolto centinaia di voti. Sono otto i consiglieri comunali rieletti nella città dei Templi, dopo essere stati coinvolti nello scandalo delle commissioni: 1.133 sedute soltanto nel 2014, e cioè tre al giorno, festivi inclusi, al costo di 285mila euro. Numeri che avevano affibbiato al consiglio comunale agrigentino il marchio di “Gettonopoli” (subito esteso anche ad altri consigli comunali siciliani), finiti al vaglio della Guardia di Finanza, e che alla fine avevano portato alle dimissioni del consiglio comunale.

Passata la bufera, però, 20 dei 30 ex consiglieri comunali avevano deciso di riprovarci: 12 sono stati bocciati dalle urne, mentre 8 sono stati riconfermati. E nonostante il caso Gettonopoli avesse attirato ad Agrigento la curiosità delle televisioni nazionali (da L’Arena su Rai Uno a La Gabbia su La7), gli otto consiglieri rieletti sono stati comunque in grado di ottenere centinaia di preferenze. Il primo degli eletti è Marco Vullo, del Pd, ex consigliere comunale riconfermato grazie a 774 voti, seguito da Gerlando Gibilaro, rieletto dal Nuovo Centro Destra con 604 preferenze. Il partito di Angelino Alfano riporta in consiglio anche Alfonso Mirotta (532 voti) e Alessandro Sollano (489), mentre il Pd rielegge anche Angela Galvano (336).

Tornano a furor di popolo in consiglio comunale anche Angelo Vaccarello e Antonino Amato, ex Udc, eletto con 550 preferenze: faranno tutti parte della maggioranza di centro sinistra che ha sostenuto l’elezione a sindaco di Calogero Firetto, vincitore al primo turno col 59% dei voti. Soltanto uno, invece, è il consigliere comunale rieletto da Silvio Alessi, il candidato sindaco vincitore delle primarie pasticcio, poi abbandonato dal Pd e quindi sconfitto sonoramente al primo turno: si tratta di Gianluca Urso, ex del Movimento per l’Autonomia, rieletto con 403 voti. E se tra i consiglieri di Gettonopoli sono ben sette quelli eletti nella maggioranza di Firetto, il nuovo sindaco di Agrigento ha marcato più volte le distanze dallo scandalo delle commissioni: in campagna elettorale le liste civiche in suo sostegno avevano lanciato l’iniziativa “consigliere a gettone zero”, cioè un impegno scritto per rinunciare al rimborso in caso di elezione.

E in attesa di capire quanti siano i consiglieri eletti ad aver rinunciato per iscritto al gettone,  Firetto ha designato tra gli assessori in pectore anche Beniamino Biondi, eletto a sua volta in consiglio comunale, che nei mesi scorsi era stato tra i promotori della protesta popolare contro Gettonopoli: in pratica siederà accanto agli ex consiglieri che aveva duramente contestato. Nel frattempo a Raffadali, in provincia di Agrigento, il nuovo sindaco è Silvio Cuffaro, fratello di Totò, l’ex governatore della Sicilia detenuto nel carcere di Rebibbia dopo una condanna a sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra. Il fratello minore di Totò Vasa Vasa, già sindaco fino al 2012, si è imposto con 3.768 voti, appena cinque in più rispetto a quelli conquistati da Piero Giglione, candidato del centro sinistra.

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