Domenica sera è stata presentata in pompa magna mediatica da Claudio Baglioni e Gianni Morandi a “Che tempo che fa” la serie di concerti dal titolo “Capitani coraggiosi”, che dal 10 al 22 settembre vedrà assieme i due artisti al Centrale del Foro Italico di Roma.

Questo scritto parlerà delle suggestioni provocate da questo primo assaggio.

Cominciamo col dire che vedere insieme due macigni indiscussi della canzone italiana fa un gran bell’effetto. Centodieci milioni di copie vendute – come ricorda Fazio nella presentazione – fanno rabbrividire e rendono tutto il senso della storia, fanno epoca.

Il rischio poteva essere quello di trovarsi di fronte a un’avvilente trovata mediatica organizzata controvoglia e senza entusiasmo. Nient’affatto. Da Fazio abbiamo visto un Baglioni estremamente divertente e divertito, e un Morandi in perfetta sintonia col personaggio nazional-popolare che vien fuori da Facebook, il luogo che oramai lo descrive meglio.

baglioni-morandi

Nei circa trenta minuti di ospitata i due chiacchierano con Fabio Fazio, relegando il ruolo del presentatore a quello di trascurabile suppellettile, scherzando sulle rispettive differenze artistiche: da una parte un Morandi più popolare, più semplice nella forma delle proprie canzoni e più diretto; dall’altra un Baglioni più complesso e contorto nella composizione.

Scherzando scherzando, però, queste differenze ci sono e potrebbero far pendere la bilancia artistica dei concerti verso l’una o l’atra parte: è infatti verissimo che Baglioni intende il pop e l’immediatezza formale in maniera molto diversa rispetto a ciò che rappresenta Morandi.

Baglioni, per dirla sommariamente con un’inesaustiva definizione di stile, alla semplicità arriva con la scrittura, dopo un percorso estremamente dinamico; Morandi fa dell’immobilità semplice ed empatica la sua forza.

Come scriveva benissimo già Edmondo Berselli in merito al rapporto con Vasco Rossi, Baglioni è «problematico […] pieno di malumori e vertigini esistenziali [che] non ci pensa proprio a buttare fuori come viene viene» (E. Berselli, Canzoni. Storie dell’Italia leggera, il Mulino, Bologna, 1999, p. 145); al contrario Morandi è più immediato ed empatico, mette meno scrittura tra sé e il pubblico.

Anche su Facebook va così e, per via delle peculiarità di quel social, Morandi lì funziona meglio: mentre Baglioni rimugina su notti insonni esprimendosi in versi e riflettendo su Sirio, sul firmamento e – novello Leopardi – sui malanni senza tempo dell’uomo, e mette insieme la ‘miseria’ di quasi 4.000 like, Morandi ne fa 70.000 scherzando sulle sue mani grandi , sulle zucchine del suo orto o sul postino che gli porta le lettere.

Due mondi estremamente diversi che potrebbero far pendere la bilancia artistica della scaletta del concerto presumibilmente dalla parte di Morandi: più facile per Baglioni fare il Morandi che viceversa.

Quindi del cantautore romano potremmo trovare E tu…, Amore bello o Signora Lia, oppure brani degli ultimi quindici anni, caratterizzati da uno spiccato ritorno al pop iconico e immediato (in cui Baglioni sostanzialmente fa il verso anche al se stesso del passato) con canzoni come Mai più come te o Tutto in un abbraccio. Difficilmente, però, troveremo Naso di falco o Fammi andar via (solo per dirne un paio), che fanno parte del suo repertorio artisticamente migliore e decisamente più strutturato e completo.

Anche tecnicamente, inoltre, la scelta dovrà necessariamente tener conto del fatto che Baglioni non potrà surclassare Morandi. Un problema che d’altronde non è nemmeno risolvibile facendo cantare al romano sempre le parti che arrivano a certe note alte, in canzoni che non è possibile fare in altre tonalità: l’estensione dei pezzi di Baglioni è inamovibile, e alcuni brani non si possono fare in tonalità inferiori, altrimenti – oltre alla diversa resa oggettiva del brano – si farebbe fatica ad arrivare alle note basse.

Insomma: forse, tra i due, quello a cui conviene meno fare questa cosa è Baglioni.

Staremo a vedere. Intanto il tutto è divertente e la prima uscita è stata assolutamente positiva.