La Nuova Fiera di Roma, voluta dalla giunta Veltroni e inaugurata nel 2006 cade letteralmente a pezzi. Il polo fieristico è costato 355 milioni di euro. Su un terreno edificato dai costruttori romani della famiglia Toti della Lamaro Costruzioni, proprietari dei terreni, sorge un’area di 390mila mq, di cui circa la metà è occupata da ben 14 padiglioni espositivi. Ne funzionano soltanto 10. Da diversi anni, quattro sono inagibili perché profondamente danneggiati. La causa è un fenomeno chiamato tecnicamente subsidenza. Che significa? “Tutto ciò che è poggiato sprofonda, mentre le parti che sono fondate – l’ossatura scheletrica – con pali a settanta metri di profondità, no”, spiega una fonte che preferisce mantenere l’anonimato. E si capisce immediatamente di cosa stiamo parlando: le strutture, poggiate su dei “cordoli”, sono praticamente inclinate, provocando un’instabilità generale. Dalle crepe nei muri, alle porte scardinate, ai passaggi pedonali e marciapiedi sprofondati, alle strade dissestate. Problemi che si sono verificati dalla consegna del cantiere come conferma Mauro Mannocchi, manager di Fiera di Roma, che stima ci vogliano oltre 100 milioni di euro per risolverli. “La responsabilità è di chi ha costruito il quartiere”, afferma il manager . Poi ci sono i debiti per un ammontare di 200 milioni di euro. “Se non pagheremo fornitori entro luglio, Fiera fallisce“. Intanto il vecchio polo fieristico, che doveva servire, con la sua vendita a ripianare parte dei debiti, è in stato di abbandono da circa 10 anni di Loredana Di Cesare, riprese di L. Di Cesare e S. Orini, montaggio Samuele Orini