Dopo più due anni, ovvero 797 giorni, dalla sua presentazione con la firma dell’allora senatore, Pietro Grasso, dopo discussioni, rinvii, molte modifiche, tanti rimaneggiamenti e polemiche il ddl anticorruzione, arrivato ieri alla Camera, è diventato legge dello Stato. È stata mantenuta di fatto la promessa del ministro della Giustizia e del premier Matteo Renzi di arrivare alla meta prima delle elezioni regionali. Cambiano e in alcuni casi aumentano le pene per i reati di falso in bilancio, corruzione per induzione e quella in atti giudiziari, peculato, solo un piccolo cambiamento sulla concussione che era stata spacchettata con la legge Severino e che ha permesso anche assoluzioni eccellenti, come quella di Silvio Berlusconi nel processo Ruby. Scartata l’ipotesi di introdurre la figura dell’agente provocatore che tanto piaceva al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. Che commenta: “Passo avanti, punti da migliorare”. Esulta il presidente del Senato: “È arrivato Godot. Sono felice che il ddl anticorruzione ora sia legge”. Per la presidente della Camera, Laura Boldrini, “è una buona notizia”. Festeggia anche il presidente del Consiglio con tweet: “Anticorruzione e falso in bilancio sono legge. Quasi nessuno ci credeva. Noi sì. Questo paese lo cambiamo, costi quel che costi. #lavoltabuona”. Per l’Anm si tratta “di un primo passo”.

Ecco il nuovo falso in bilancio: pene fino a 8 anni, 3 per “fatti di lieve entità”
Tra i sì più importanti dell’aula della Camera c’è l’articolo 10 relativo al nuovo falso in bilancio che manda definitivamente in soffitta la legge ad personam approvata dal centrodestra durante il governo di Silvio Berlusconi. Spariscono le soglie di non punibilità per trucchi contabili inferiori al 5% dell’utile annuale o all’1% del patrimonio netto. In base al testo approvato, uguale a quello licenziato da Palazzo Madama, se la società è quotata chi commette il falso in bilancio rischia la reclusione da 3 a 8 anni, se non quotata da uno a 5 anni.

Sanzione ridotta anche nel caso di fatti di lieve entità: per queste fattispecie la pena va da un minimo di 6 mesi a un massimo di 3 anni. La lieve entità viene valutata dal giudice, in base alla natura e alle dimensioni della società e alle modalità o gli effetti della condotta dolosa. La stessa pena ridotta (da 6 mesi a 3 anni) si applica nel caso in cui il falso in bilancio riguardi le società che non possono fallire (quelle che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell’articolo 1 della legge fallimentare). In questo caso, il reato è perseguibile a querela di parte (della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale) e non d’ufficio. Introducendo nel codice civile un nuovo articolo 2621-ter, la norma del ddl anticorruzione prevede, poi, una ipotesi di non punibilità per particolare tenuità del falso in bilancio. Toccherà il giudice a valutare l’entità dell’eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai creditori.

Oltre alle pene più alte per il falso in bilancio e più poteri di controllo per l’Authority anticorruzione, sono state aumentate anche le pene per alcuni reati di corruzione: in atti giudiziari, per induzione, peculato e corruzione propria. Inoltre in un emendamento del governo è stato aumentato – fino a un massimo di 26 – il carcere perché chi commette il reato di associazione mafiosa.

L’induzione e la corruzione in atti giudiziari
Per quanto riguarda il reato di corruzione per induzione la modifica prevede che la pena minima sia di 6 anni e la massima di 10 anni e 6 mesi. Il testo originario del Codice penale prevede invece una reclusione da tre a otto anni. Se è corruzione in atti giudiziari aumenta la pena che passa da 4 a 10 anni di reclusione a 6 e 12 anni. Inoltre, l’emendamento prevede che se dal fatto deriva l’ingiusta condanna di qualcuno alla reclusione non superiore a 5 anni, la pena prevista va da un minimo di 6 a un massimo di 14 anni di carcere (e non più da 5 a 12); se deriva l’ingiusta condanna superiore a 5 anni o all’ergastolo, la pena della reclusione sarà da 8 a 20 anni (e non più da 5 a 20).

La corruzione propria e il peculato
Durante il passaggio in commissione Giustizia è stato approvato anche un emendamento M5s che aumenta la pena massima – da 5 a 6 anni – per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione. Salgono a sei e dieci anni le pene (minima e massima) per i pubblici ufficiali che compiono il reato di corruzione propria. Dunque aumenta il carcere per il reato previsto dall’articolo 319 del codice penale: “Il pubblico ufficiale – si legge nella norma così come modificata – che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa” è punito con la reclusione da sei a dieci anni (invece che 4 e 8). Aumenta anche la pena massima per il peculato, che passa da 10 anni a 10 anni e sei mesi.

Fino a 26 anni per associazione mafiosa
Il provvedimento prevede anche pene più severe per chi commette il reato di associazione di tipo mafioso, aumentando la pena massima fino a 26 anni. La norma prevede per coloro che fanno parte di un’associazione mafiosa la reclusione da 10 a 15 anni, invece che 7 e 12. Per coloro, invece, che “promuovono, dirigono o organizzano l’associazione” la pena prevista è da 12 a 18 anni (invece che 9 e 14). Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da 12 a 20 anni (e non più da 9 a 15 anni); per i boss delle associazioni mafiose armate da 15 a 26 anni (invece che da 12 a 20).

Patteggiamento solo con il risarcimento
Inoltre il patteggiamento sarà condizionato alla restituzione “integrale” del prezzo o del profitto del reato. Arriva l’obbligo di corresponsione di una somma a titolo di “riparazione pecuniaria” pari all’ammontare dell’indebito pagamento ricevuto dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio, in favore dell’amministrazione di appartenenza di quest’ultimo. Per i collaboratori di giustizia, per i reati di corruzione, aumenta lo sconto della pena: questa infatti sarà diminuita da un terzo a due terzi. Il testo originario del ddl prevedeva una diminuzione da un terso a due terzi della pena. Chi commette reati di corruzione non potrà “contrarre” con la pubblica amministrazione per 5 anni (e non più per 3). In altre parole non potrà sottoscrivere contratti con le Pa come nel caso di appalto pubblico. E ancora: le condanne non inferiori a 2 anni comportano l’estinzione del rapporto di lavoro o di impiego con le Pa e società partecipate.

Più poteri all’Anticorruzione
Incremento dei poteri di vigilanza dell’Autorità nazionale anticorruzione. L’Anac dunque potrà “esercita la vigilanza e il controllo sui contratti degli appalti” segretati “al fine di prevenire fenomeni corruttivi i dati dei medesimi contratti sono altresì trasmessi annualmente all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici”. L’articolo 7, inoltre, prevede che nelle controversi in tema di silenzio assenso per la certificazione di inizio attività, il giudice amministrativo informi l’Authority “ogni notizia” nel caso di condotte “contrastanti con le regole della trasparenza”.

Concussione estesa all’incaricato di pubblico servizio
Il reato di concussione viene esteso anche all’incaricato di pubblico servizio. Lo prevede l’articolo 2 del ddl. Nel nuovo testo dell’articolo 317 del codice penale si leggerà: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da sei a dodici anni”.

Orlando: “Corrotti e corruttori tradiscono il paese”
Le votazioni sugli emendamenti – oltre cento – erano riprese questa mattina ma il Guardasigilli aveva chiesto che questi fossero ritirati perché l’orientamento della maggioranza e del governo era di approvare il testo così come uscito dal Senato. “Corrotti e corruttori tradiscono il Paese. La nuova legge #anticorruzione da oggi rende più forte l’Italia. Il Governo mantiene gli impegni” scrive su Twitter Orlando. Il testo è stato approvato con 280 voti a favore, 53 contrari, 11 astenuti. “Restituzione del maltolto, pene più dure e certe: legge #anticorruzione conferma nostro impegno nella lotta #senzatregua ai corrotti” scrive in un tweet il ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Il M5s: “Occasione persa”
“Questa legge anticorruzione è un’altra occasione persa, anzi sprecata con pervicace volontà. Il nostro voto contrario è stata la conseguenza di una totale chiusura della maggioranza e del Governo. Potevamo avere il Daspo per i corrotti, un vero falso in bilancio, e una prescrizione che garantiva la certezza della pena. Inoltre – commentano i deputati della commissione Giustizia alla Camera – potevamo infliggere un duro colpo agli accordi mafia politica. Nulla di tutto questo è accettabile per chi governa l’Italia, e pagano i cittadini onesti come sempre”.

L’Anm: “Primo passo, ora la prescrizione”
La legge “segna sicuramente un diverso e positivo approccio al tema della corruzione. Ora, tuttavia, è indispensabile proseguire, con metodo organico, anche con altri interventi, a cominciare dalla prescrizione” dice il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), Rodolfo Maria Sabelli. “La nuova legge riconosce la gravità del fenomeno, prevedendo un aumento delle sanzioni. Ha rilievo anche lo sconto di pena previsto in caso di collaborazione, in analogia con analoga prevista prevista per la lotta alla criminalità organizzata. Va sottolineato positivamente anche il nuovo impianto normativo sul falso in bilancio, che aveva subito in passato una sostanziale depenalizzazione. Sarebbero stato auspicabili anche altri interventi: dalla possibilità di un più ampio accesso alle intercettazioni, specie ambientali, alla possibilità del ritardato sequestro, per consentire la continuazione della investigazioni; da un più incisivo intervento sul ‘traffico di influenze’ a interventi di più incisivi di contrasto alla corruzione privata. Quel che ora è auspicabile – dice ancora il presidente dell’Anm – è che vengano scongiurati interventi parziali di qualsiasi genere e che si proceda con un approccio strutturale su materie di sicuro rilievo, a cominciare dalla prescrizione“.

Libera: “Riforma positiva ma da completare”
Il ddl anticorruzione approvato alla Camera è “una riforma che non poteva più attendere ma da completare: più nettezza per rescindere i legami tra mafia, corruzione e politica” fa sapere l’associazione antimafia Libera. Si tratta di “un testo che presenta aspetti positivi – si legge in una nota – ma lacunoso in altri. Finalmente torna a essere perseguibile penalmente il falso in bilancio senza prevedere soglie e con la procedibilità d’ufficio, ma sarebbe stato bene accogliere l’emendamento che innalzava fino a sei anni le pene per le società non quotate, per permettere le intercettazioni”.