Hezbollah tende la mano ai media occidentali e lo fa organizzando, per la prima volta, un vero o proprio media tour sulle montagne del Qalamoun, territorio siriano al confine con il Libano. È così che i soldati del Partito di Dio di Hassan Nasrallah hanno deciso di mostrare i loro successi militari contro i ribelli islamisti di Jabhat al-Nusra e dello Stato Islamico che puntano a riconquistare terreno nell’altopiano. La decisione del gruppo sciita libanese può essere interpretata come un’apertura verso l’Occidente in nome della lotta contro i movimenti jihadisti, anche se, ribadiscono gli ufficiali di Hezbollah, il primo obiettivo rimane “sconfiggere Israele e conquistare Gerusalemme”.

È così che una dozzina di giornalisti ha potuto raggiungere le alture del Qalamoun, dove negli ultimi giorni si è combattuta una dura battaglia tra le forze sciite e i ribelli islamisti. Un faccia a faccia per la conquista di una zona fondamentale per gli equilibri dell’asse sciita formato da Iran, Siria e, appunto, il Partito di Dio, visto che è da quelle montagne che transitano la maggior parte delle armi e di altri materiali che Teheran spedisce alle milizie libanesi.

Ad attendere i media c’erano diversi ufficiali delle milizie sciite e le bandiere gialloverdi del Partito di Dio. Nessuna foto a persone o mezzi: “Motivi di sicurezza”, hanno spiegato i militari ai giornalisti del New York Times presenti. A disposizione, invece, una grande cartina di tutta l’area, sulla quale erano segnati i luoghi delle battaglie e i covi dei jihadisti nella zona, e alcune carcasse di mezzi carbonizzati. “Quando li abbiamo colpiti – hanno detto i militari – c’erano dentro terroristi pronti a compiere attacchi con delle auto-bomba”.

La disponibilità degli ufficiali è limitata agli ordini impartiti dall’alto: nessuna domanda su temi politici, solo strategia militare e libertà di movimento pressoché nulla. Un media tour nello stile di quelli organizzati dagli eserciti occidentali, ma con una censura molto più evidente.

L’obiettivo è quello di mostrare i successi militari conseguiti contro gli uomini di Abu Mohammad al-Julani e Abu Bakr al-Baghdadi, senza addentrarsi in discorsi legati a legami politici o all’attuale difficile situazione del governo siriano, anello fondamentale dell’asse sciita. La presenza costante e massiccia dei miliziani di Hezbollah in Siria ha, non a caso, la funzione di appoggiare il più possibile un esercito, quello del governo di Bashar al-Assad, sempre più in difficoltà e che si trova accerchiato dalle fazioni ribelli.

Gli uomini fedeli a Nasrallah hanno ormai il pieno controllo, con il beneplacito di Assad, di gran parte dell’area costiera siriana, obiettivo dichiarato dei jihadisti, e di alcune zone al confine con il nord del Libano, come l’altopiano del Qalamoun, dove i miliziani islamisti sono riusciti a conquistare terreno.

La volontà degli uomini del Partito di Dio, secondo quanto riportano i giornalisti presenti al tour, è anche quella di cercare una causa comune tra le milizie sciite libanesi, inserite nella lista dei gruppi terroristici dagli Stati Uniti, e l’Occidente. Poi, però, precisano: “Noi che abbiamo sconfitto Israele sconfiggeremo anche i terroristi. E ci prenderemo Gerusalemme”.

Twitter: @GianniRosini