Convalida dell’arresto in flagranza e ordinanza di custodia in carcere, per via della pericolosità sociale dell’indagato. Queste le decisioni del gip Maria Vittoria Foschini nei confronti di Giulio Murolo, l’infermiere che il 15 maggio ha sparato con un fucile a pompa uccidendo quattro persone a Secondigliano. L’uomo, incensurato 48enne, si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’udienza di convalida. Al momento è detenuto da solo in una cella, dove viene sottoposto a sorveglianza costante, anche per evitare gesti autolesionistici. Nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm Roberta Simeone e coordinato dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, a Murolo sono contestati i reati di strage e detenzione illegale del Kalashnikov, sequestrato nella sua abitazione insieme con altre armi di cui era, invece, legalmente in possesso.

Il suo legale, Carlo Bianco, ha riferito che il suo assistito era disperato: “È rammaricato, addolorato e pentito. Chiede perdono ai familiari e ai parenti delle altre vittime”. L’avvocato ha aggiunto che Murolo si troverebbe sotto choc, ed è per questo che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Quanto alla perizia psichiatrica, il penalista ha sottolineato che la questione sarà valutata non solo da lui ma anche dal pm nei “passaggi successivì’ dell’inchiesta. “Murolo – ha detto in riferimento a un colloquio in carcere con il suo assistito – non ricorda nulla e non ha aggiunto nulla rispetto ai particolari e alle vicende che hanno anticipato la tragedia. È una persona sconvolta. Credo che sia terribile per lui fare i conti con quello che è accaduto”.

Intanto continuano le indagini. Dalle ultime perquisizioni a casa di Murolo, risulta che l’infermiere realizzava da solo i proiettili delle sue armi, con una particolare attrezzatura grazie alla quale è possibile rigenerare i bossoli trasformandoli in proiettili perfettamente funzionanti. Nella sua abitazione la Polizia di Stato ha già sequestrato un vero e proprio arsenale: due fucili a pompa, tre pistole, due carabine, dei machete e un kalashnikov. Murolo ha sparato all’impazzata con un fucile a pompa il 15 maggio. Prima in casa e poi da un balcone del primo piano. Dopo alcune ore di trattativa si è arreso. Ha ucciso il fratello, la cognata, un ufficiale dei vigili urbani e un passante. Il movente della strage sarebbe banalissimo: una lite, a quanto pare, per il filo della biancheria. Portato in questura Murolo si è chiuso in un impenetrabile mutismo. Ha solo sibilato: “Ho fatto una cazzata“.