Può un crocifisso diventare simbolo di odio e di intolleranza? Nei secoli non è mancato chi lo ha  usato per eliminare e bruciare quelli che venivano considerato infedeli ed eretici. Al contrario molti sono stati e sono perseguitati proprio per non aver rinunciato ad amarlo.

A Terni il crocifisso, suo malgrado, è tornato al centro di una dura polemica. Un ragazzo senegalese di 12 anni, arrivato in Italia da un mese, dopo aver minacciato più volte una sua compagna, l’ha colpita, le ha strappato il crocifisso e le ha procurato lesioni guaribili in 20 giorni. La ragazza, comprensibilmente, è sconvolta, la sua famiglia chiede le scuse e garanzie di sicurezza, ed ha assolutamente ragione.

Alcuni media, e soprattutto i Salvini di turno, hanno usato anche questo episodio per alimentare un clima di odio, per puntare il dito contro i “clandestini”, per chiedere il rimpatrio della famiglia senegalese: “Ecco come finisce l’integrazione”, hanno tuonato i crociati fascio leghisti.

Peccato che, come hanno da subito correttamente riportato i media locali, quella famiglia non sia “clandestina”, ma regolarmente residente a Terni, e che il ragazzo sia arrivato da appena un mese con gravi difficoltà di inserimento, immediatamente segnalate dagli insegnanti.

L’ingiustificabile aggressione alla sua compagna e il crocifisso strappato dal collo non sono la conseguenza di una integrazione fallita, ma di una integrazione mai iniziata e forse anche di qualche battuta di troppo sul colore della sua pelle. Per altro quel pericoloso “Anticristo” andava persino a giocare nei locali della parrocchia che, si suppone, ospitino più di un crocifisso e qualche immagine sacra.

Episodio da sottovalutare? Per nulla, ma le deformazioni e le strumentalizzazioni non servono a nessuno, anzi potrebbero solo innescare nuovi odi ed intolleranze; trasformando davvero in una “guerra di religione”, un episodio sgradevole che richiederebbe, invece, cautela, supporto psicologico, un serio processo di integrazione e di ascolto reciproco.

Non a caso le parole più sagge sono venute dal vescovo di Terni, Felice Piemontese, francescano, già custode della Basilica di Assisi, che ha invitato tutti ad abbassare i toni e a non strumentalizzare l’episodio, magari alla ricerca di una facile visibilità e di qualche consenso elettorale, dal momento che l’Umbria è chiamata al voto regionale. Cosi vanno le cose del mondo, avrebbe commentato Don Alessandro Manzoni; una certa politica brandisce la croce, a Terni e non solo, come strumento di guerra e di rinnovata crociata, chi, invece, crede davvero nella forza di quella Croce si rifiuta di usare quel simbolo per seminare nuovo odio tra ragazze e ragazzi di 12 anni.

Naturalmente chi ha aggredito e picchiato la sua compagna di classe farà bene a scusarsi, non perché ha la pelle scura, ma perché ha commesso un atto violento ed offensivo e che dovrà essere sanzionato, seguendo le stesse regole in vigore per tutti gli altri studenti, a prescindere dal colore, dalla fede, dalla condizione sociale, come per altro prevede la Costituzione.