La nuova tassa sulle sigarette elettroniche è incostituzionale. Lo ha stabilito la Consulta con una sentenza depositata venerdì. Il prelievo, pari al 58,5% del prezzo al pubblico, era stato introdotto nel giugno 2013 dal governo Letta. Ora lo stop, motivato con il fatto che in generale le tasse sulle sigarette trovano “giustificazione nel disfavore nei confronti di un bene riconosciuto come gravemente nocivo per la salute”, ma “tale presupposto non è ravvisabile in relazione al commercio di prodotti contenenti ‘altre sostanze'” diverse dalla nicotina. La norma, si legge nella sentenza, “trovava primaria giustificazione nell’esigenza fiscale di recupero di un’entrata erariale – l’accisa sui tabacchi, con particolare riguardo alle sigarette – la quale ha subito una rilevante erosione, per effetto dell’affermazione sul mercato delle sigarette elettroniche”. Ma “anche in materia tributaria il principio della discrezionalità e dell’insindacabilità delle opzioni legislative incontra il limite della manifesta irragionevolezza“. Limite che in questo caso è stato valicato: appare “del tutto irragionevole“, si legge nella sentenza, “l’estensione, operata dalla disposizione censurata, del regime amministrativo e tributario proprio dei tabacchi anche al commercio di liquidi aromatizzati e di dispositivi per il relativo consumo, i quali non possono essere considerati succedanei del tabacco”.

Per i conti dello Stato, la sentenza comporterà un ammanco di 117 milioni, pari al gettito stimato per il 2014. Nel frattempo, lo scorso dicembre, l’esecutivo Renzi ha modificato la disposizione con uno dei decreti attuativi della delega fiscale. Ma secondo l’Associazione nazionale produttori fumo elettronico (Anafe) e la Federazione Italiana Esercenti Svapo Elettronico (Fiesel) anche la nuova normativa è a rischio costituzionalità perché, si legge in una nota, “ripropone alcuni degli stessi profili di incostituzionalità della precedente, come una nuova tassazione ancora più vessatoria a carico di aziende e negozi, e l’assurda equiparazione – attraverso un’improbabile e arbitraria equivalenza – ai prodotti del tabacco di vecchia (le sigarette) e nuova generazione (il cosiddetto ‘tabacco riscaldato’). Scelte che ancora una volta stanno causando danni alle aziende, perdita di posti di lavoro e un ulteriore buco nelle casse dello Stato. Speriamo di non dover ripetere ancora una volta ‘l’avevamo detto”. Ora i presidenti delle due associazioni chiedono “un confronto immediato con le istituzioni perché si possa arrivare a stabilire regole ben fatte ed una tassazione bilanciata e sostenibile, a differenza della passata e dell’attuale che hanno consegnato il mercato italiano ad aziende e siti di e-commerce esteri”.