“Votate la lista del Movimento 5 Stelle, ma non i candidati in provincia di Imperia perché ci sono troppe ombre”. L’accusa è del Meetup della città ligure e del capogruppo in Comune Antonio Russo che, prima sui social network e poi con un’intervista al Secolo XIX ha chiesto di non votare per Daniele Comandini, ovvero quello che sarebbe l’impresentabile M5S. Nella Liguria delle guerre fratricide a sinistra, dove i 5 Stelle possono sperare di giocarsi la battaglia alle Regionali, esplodono le polemiche più inaspettate per i candidati grillini, proprio mentre la questione morale tocca Pd e centrodestra da nord a sud. Gli attivisti contestano il fatto che Comandini sia “amico fraterno di Carmine, un rampollo della tristemente nota famiglia mafiosa dei Mafodda, che da anni è attiva sul territorio e già oggetto di numerose indagini della magistratura”. Entrambi sono incensurati, ma, come scrive Cristian Abbondanza dLa Casa della Legalità, Carmine è figlio di colui che viene accusato di essere “un esponente di spicco del sodalizio ‘ndranghetista in Liguria”. Ma non solo: alle ultime Regionalie (le primarie online grilline) il Meetup di Taggia, lo stesso di Mafodda, ha preso tutti i posti disponibili con quelle che per Russo e i suoi sono “preferenze sospette“.

“Accuse infondate, illazioni e antipatie personali”: i 5 Stelle rispondono senza dubbi alle accuse dei colleghi. La prima a opporsi è stata la candidata governatrice M5S (ed ex candidata alle Europee) Alice Salvatore: “Anche Peppino Impastato era figlio di mafiosi”, ha detto intervistata dal Secolo XIX. E poi in giornata ha aggiunto: “Si tratta di esternazioni inqualificabili e infondate, le fonti di Russo sono esclusivamente basate sull’antipatia per la persona. Comandini è incensuratocome del resto tutti i nostri candidati. Comandini si è sempre battuto con coraggio contro le ecomafie locali come attivista e non ha mai dato motivo di preoccupazione”.

Il problema non è nuovo in casa del Movimento 5 stelle ligure, ma semplicemente scoppia nel momento peggiore. La Liguria dell’ex favorita Raffaella Paita vede un centrosinistra a brandelli e la grillina piace ai delusi dai partiti. Ora però ci si mettono le polemiche interne a creare i veri problemi. La questione risale a mesi fa. Era febbraio quando le prime lamentele hanno accompagnato i risultati delle primarie online: al Meetup di Taggia, quello dove è attivo Mafodda, sono andati tutti i posti disponibili per il collegio di Imperia (4 consiglieri in lista). E già in quell’occasione, sostiene Russo, gli attivisti si sono fatti sentire per chiedere chiarimenti. Poi è arrivato il documento congiunto del gruppo di lavoro locale a poco meno di un mese dal voto in cui chiedevano a Comandini, capolista per la provincia, di fare un passo indietro perché la sua amicizia con Carmine Mafodda avrebbe gettato ombre sull’intero Movimento: “Non esiste nulla di penalmente rilevante”, si legge nel documento, “nella vita del signor Carmine, ma il solo fatto di portare quel cognome così sinistramente ingombrante dovrebbe indurre il nostro candidato a tenersi alla larga da queste inopportune frequentazioni, a fare un passo indietro e ritirare la sua candidatura, per evitare il generarsi di false ombre di connivenza tra il nostro Movimento e elementi mafiosi o che si insinuino sospetti di voto di scambio tra il mondo della malavita e i nostri candidati”.

Comandini però non ha fatto un passo indietro: anzi si è più volte difeso e ha parlato “dell’illogicità delle motivazioni che porterebbero a ritenere me e il mio amico Carmine legati ad ambienti che non ci appartengono”. E ha concluso: “La realtà dei fatti è che siamo persone per bene, incensurate ed oneste“. Una nota che però non è bastata per calmare le acque, tanto che lo stesso Mafodda è intervenuto su Facebook: “Vorrei chiarire una volta per tutte la mia più totale estraneità a qualunque associazione criminale organizzata. Sono un uomo onesto e libero. Tanto libero da poter affermare, citando un eroe della lotta alla mafia, che la ndrangheta così come qualunque altro tipo di associazione criminale organizzata sia ‘una montagna di merda’. Vorrei inoltre prendere le distanze e condannare fermamente quelle persone che avendo il mio stesso cognome si sono resi protagonisti di atti contrari alla legge”.

Agli attivisti M5S di Imperia la difesa sui social network non ha convinto perché, dicono, non corrisponde con una vera presa di distanza dalla sua famiglia e “da una storia che tutti in Liguria conoscono”. “Il Movimento 5 Stelle”, ha ribadito il Meetup nel documento, “fa della questione morale il punto cardine, fermo ed irrinunciabile della sua ragion d’essere. Noi siamo e dobbiamo restare trasparenti come il vetro, e su un vetro pulito, anche una piccolissima macchia lo trasforma in un vetro sporco”.