Alberto Contador rimane coinvolto in una brutta caduta a 250 metri dall’arrivo di Castiglione della Pescaia, durante la volata che ha suggellato la sesta tappa del Girum 2015, vinta dal tedesco André Greipel. Sbatte violentemente sull’asfalto con l’anca e soprattutto, nel tentativo di attutire la botta, allarga troppo il braccio sinistro: contraccolpo inevitabile che gli provoca una sub-lussazione alla spalla sinistra. Passa il traguardo lo stesso, è furibondo, ce l’ha con i selvaggi delle volate che le rendono più pericolose di un campo di battaglia. Sale sul podio per salutare la folla: ma lo spagnolo non riesce a muovere la spalla sinistra e quindi non può indossare la nuova maglia rosa.

Poi, lo portano subito sull’ammiraglia, diretti all’hotel Golf di Punta Ala, dove l’aspetta Pitt Daniels, il medico della Tinkoff Saxo, la sua squadra. Stefano Feltrini, il general manager della Tinkoff, si premura di dire che verranno effettuate le analisi e le radiografie necessarie, “non c’è nessuna apparente rottura delle ossa, solo questo problema alla spalla sinistra, ma bisogna valutare la situazione per capire se Alberto potrà continuare a correre questo Giro. Certo, cadere fa parte dei rischi di questo mestiere…”. Magra consolazione. Gli impacchi ghiacciati non hanno attenuato il dolore di El Pistolero. Il suo sguardo, prima di salire in macchina, era più eloquente di qualsiasi invettiva: tanta rabbia. Contro il destino maledetto.

L’anno scorso, alla decima tappa del Tour de France, un’altra caduta lo aveva costretto al ritiro, quando si sentiva in grado di contrastare e battere Vincenzo Nibali. Adesso, l’incubo di doversi arrendere di nuovo alla malasorte, nella stagione per lui più importante, quella che ha per obiettivo la “doppietta”, vincere prima il Giro d’Italia e a luglio il Tour de France. Certo, dovesse dare forfait alla partenza della settima tappa, la più lunga di questo Girum 2015, da Grosseto a Fiuggi (264 chilometri), sarebbe un brutto colpo per la corsa rosa, e toglierebbe sale alla competizione.

la caduta 675

E’ che quando il plotone rolla a settanta chilometri l’ora, chi bada all’alta classifica non può più permettersi di disinteressarsi della volata: domina la paura di restare intrappolato in un “buco”, di perdere secondi preziosi. Oggi, è questo il ciclismo: non puoi più permetterti di distrarti un attimo. Fabio Aru, che lo tallona ad appena 2 secondi in classifica, sta sempre avanti, nelle volate, per evitare spiacevoli sorprese cronometriche. Purtroppo, gli sprint di gruppo sono sempre più affollati: mucchio selvaggio, in giungle d’asfalto. Domina la cattiveria agonistica. Gomiti puntuti. Sterzate improvvise. Guizzi stordenti: suicidi. O vincenti: come quello di Elia Viviani a Genova. I “treni” delle squadre che hanno i migliori velocisti si dissolvono sotto lo striscione dell’ultimo chilometro, il compito delle “lepri” si esaurisce secondo tecniche ben collaudate, smarcandosi ai lati, rialzandosi, spostandosi ai lati del plotone. Le staffette hanno portato in cima alla corsa i più veloci. Il copione, di solito, è questo.

Come a Castiglione della Pescaia, dove il finale è un lungo rettilineo, quello di viale Marconi, poco più di 800 metri al traguardo. Folla che spinge sulle transenne, ed ecco l’imprevisto. A 250 metri dal traguardo uno stupido spettatore si sbraccia per fotografare i ciclisti, si sporge mezzo metro oltre le transenne a sinistra della direzione di corsa. La testa del gruppo passa indenne. Ma non il lombardo Daniele Colli della Nippo-Fantini, un corridore di Rho che ha 33 anni e che sperava di rilanciarsi in questo Girum 2015. L’impatto è devastante. Si spacca braccio e spalla sinistra. Il ruzzolone innesca una catena di altre cadute. Ci rimette, più di tutti gli altri, proprio la maglia rosa.

Davanti, domina la volata il tedesco André Greipel della Lotto. Ma è un arrivo sgangherato dalle cadute. Greiper batte di una bicicletta Matteo Pelucchi, il penultimo in classifica. Terzo è Sacha Modolo della Lampre, il velocista della squadra di Tsgabu Gebremaryem Tsabu. Nonno Alessandro Petacchi è sesto, lo precede di due posti il più giovane compagno Manuel Belletti: strana strategia, quella della Southeast, che manda all’assalto del podio Petacchi, 41 anni e 160 giorni oggi, il corridore in attività che ha vinto più tappe (22), l’ottavo nella storia del Giro, e Belletti che alla fine si piazza quarto…

Di Tsabu poco da dire: se non che l’abbiamo visto più volte dietro l’ammiraglia, a risparmiare vento…è arrivato 104esimo, a pari merito con Greipel, dunque giornata tutto sommato positiva, in tanti hanno buscato minuti. Tsabu conserva il sesto posto nella classifica dei giovani, ha guadagnato un posto nella classifica generale, ora è 42esimo. Insomma, una giornata di transizione, e meditazione. Per capire che una grande corsa a tappe come il Giro d’Italia è una sfida non solo contro gli avversari, ma soprattutto contro se stessi. Cioè conoscere i propri limiti, e provare a batterli. Comunque, ad ogni ritrovo di partenza, è sempre sorridente, come di uno che si diverte, che sta per andare ad una festa e non a sfacchinare su una sella e pedalare, oggi, a 42,279 chilometri l’ora per quasi duecento chilometri