In teoria il cerchio si è chiuso. E i grandi azionisti hanno fatto quadrato attorno a Martin Winterkorn, il CEO del gruppo Volkswagen (ma dal primo luglio non più del marchio Volkswagen, che è stato affidato all’ex manager BMW Herbert Diess), che è rimasto al suo posto nonostante il patriarca Ferdinand Piech avesse “preso le distanze” da lui. Dalle geometrie a schema variabile dello scontro che ha tenuto banco per settimane sui media tedeschi e non solo, Winterkorn è uscito vincitore, sicuramente dal punto di vista simbolico. Piech e la moglie Ursula hanno lasciato ogni incarico, ma non è detto che Winterkorn diventi, come sembrava scontato fino a qualche mese fa, presidente del Consiglio di Sorveglianza. Che è poi il ruolo più importante ricoperto da Piech (dal 2002).

Dopo l’abbandono di Piech, per la prima volta nella storia l’assemblea degli azionisti è stata “gestita” da un sindacalista, il primo segretario della potente sigla IG Metall nonché vice presidente del Consiglio di Sorveglianza di Siemens, Berthold Huber. Si tratta di un incarico ad interim, ma malgrado a parole tutti vogliano una soluzione, nella realtà il colosso tedesco è alla ricerca di nuovi equilibri. Che anche la recente nomina di due donne della “dinastia” dei Piech, le nipoti Louise Kiesling (a destra nella foto in alto), la 57enne austriaca figlia di una sorella di Piech scomparsa nel 2006, e la giovanissima Julia Kuhn-Piëch (a sinistra), 34 anni, una giurista che già sedeva con lo zio nel Consiglio di sorveglianza di Man Truck & Bus AG, non sembra aver chiarito. Il patriarca aveva altri progetti per i due posti che egli e signora avevano liberato. Alle due donne, designate anche per rispettare le quote rosa, Ferdinand Piech avrebbe preferito la ex manager di punta di Siemens, Brigitte Ederer e Wolfgang Reitzle, un manager che ha lavorato per diversi costruttori. Invece, il “grande vecchio” ha perso anche questa sfida.

La ragioni della presa di distanza di Piech da Winterkorn, che egli stesso aveva chiamato al suo fianco agli inizi della carriera, non sono note. Le speculazioni sono sempre le stesse (gli scarsi risultati sul mercato americano e la bassa redditività di Volkswagen e il ritardo tecnologico rispetto ai rivali del gruppo), ma sembra chiaro che anche all’interno delle famiglie Piech e Porsche sia in corso una sfida. Ferdinand, che quando amministrava il gruppo – tra il 1993 ed il 2002 – aveva fatto lievitare il fatturato da 37,4 a 85,4 miliardi di euro (convertiti) e portato le vendite a 3,5 milioni, è l’uomo delle grandi visioni. Con lui amministratore delegato vennero acquisite Bentley, Bugatti e Lamborghini e con lui alla presidenza del Consiglio di Sorveglianza passarono sotto il controllo del gruppo anche Scania, Man, Porsche e Ducati.

La giovane Julia Kuhn-Piëch abita a Salisburgo ed è la figlia del fratello Hans Michel, finora dalla parte del patriarca e non è chiaro se con questa criticata nomina continui ad esserlo. Il 78enne Piech ha imputato alle due donne una scarsa esperienza in campo automobilistico (Louise Kiesling dirige un’affermata azienda tessile). Un fatto “curioso” poiché la moglie Ursula che due anni fa aveva imposto nel CdS è un’ex maestra d’asilo.

Gli azionisti hanno ratificato un’altra nomina, che chiarisce l’importanza del ruolo. Il Qatar, che è azionista con il 17% di quote, è rappresentato da due membri: uno è il confermato Hussain Ali Al-Abdulla, membro del Board dell’esecutivo del fondo Qatar Investment e membro anche del Board del Qatar Holding LLC, e l’altro è un “ritorno”. Prima del voto il candidato sembrava un pilota e scienziato militare, Abdullah Bin Mohammed Bin Saud Al-Thani, mentre alla fine è stato designato Akbar Al Baker, numero uno di Qatar Airways. Gli sceicchi hanno voluto andare sul sicuro: Akbar Al Baker era già stato nel Consiglio di Sorveglianza (era stato scelto nel 2005) e la compagnia ha interessi in Germania. Il top manager è subentrato a Ahmad Al-Sayed.

Ursula winterkorn piech

Nella foto, in centro, Martin Winterkorn. A destra, Ferninand Piech; a sinistra la moglie di Piech, Ursula.