Un miliardo e 200 milioni di euro per risanare l’Iva. È la somma che il giudice per le indagini preliminari di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha sbloccato per destinarla al risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto, che fu sequestrato tre anni fa su ordine del gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale. Tra quel giorno di luglio a oggi è successo di tutto. Oltre Taranto sulla famiglia Riva ha indagato anche la Procura di Milano e quel tesoro era stato sequestrato dagli inquirenti milanesi e che era “congelato” a causa del decreto. Di quei soldi, riconducibili a trust gestiti da istituti finanziari svizzeri, fino al febbraio scorso solo 125 milioni erano in Italia, mentre per la somma residua erano in corso da tempo le procedure per il rientro. Altri 700-800 milioni erano stati poi congelati in un procedimento penale nei confronti di Adriano Riva, che aveva completato la fase del giudizio di primo grado.

A chiedere al gip di sbloccare quei fondi erano stati i commissari straordinari dell’Ilva, in base a quanto previsto dalla legge del 4 marzo 2015. Adesso la Procura di Milano potrà chiedere all’autorità svizzera di disporre il trasferimento in Italia della somma, al momento depositata Oltralpe. I soldi andranno quindi al Fondo Unico Giustizia, che a sua volta sottoscriverà obbligazioni emesse dall’Ilva in amministrazione controllata per una somma fino a 1,2 milioni di euro. I fondi dissequestrati, come prevede la legge del 4 marzo scorso, saranno utilizzati per i lavori di risanamento ambientale dell’Ilva, il cui costo è stimato intorno al miliardo e 800 milioni.

Oltre ai fondi che il gip D’Arcangelo, con un provvedimento di una ventina di pagine, ha rimesso a disposizione dell’Ilva, anche il ministero dell’Economia si è impegnato a garantire al gruppo un prestito 400 milioni di euro per investimenti industriali. Oggi la Corte dei Conti ha registrato il decreto con cui il ministero dell’Economia ha disposto quel prestito, previsto espressamente dalla legge del 4 marzo scorso. Ad erogare il prestito saranno Cassa Depositi e Prestiti per 300 milioni e per i restanti 100 Banca Intesa e Banco Popolare. Sul fronte giudiziario, invece, è probabile che Adriano Riva, l’unico interessato, dopo la morte del fratello Emilio, alla sorte del miliardo e 200 milioni sequestrati dalla Procura di Milano, decida di fare ricorso in Cassazione contro la decisione del gip D’Arcangelo.

Intanto nei giorni scorsi la Corte di Londra ha detto sì all’estradizione di Fabio Riva, figlio dell’ex patron, Emilio Riva (morto più di un anno fa), proprio in relazione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip D’Arcangelo per una presunta truffa ai danni dello Stato da circa cento milioni di euro, per cui, tra l’altro, è stato già condannato in primo grado a 6 anni e mezzo di carcere.