Che il progetto Garanzia Giovani sia un flop è ormai assodato. Che lo stanziamento previsto dall’Unione europea, 1,5 miliardi per l’Italia, sia stato un affare per aziende private, agenzie del lavoro o Enti di formazione, è invece un fatto poco noto. Eppure, leggendo le circolari applicative, guardando i contratti che vengono fatti firmare ai giovani interessati, quelli tra i 15 e i 29 anni, i compensi previsti per chi si accredita al progetto e gli incentivi per chi assume, magari solo per sei mesi e poi ciao, sono indicati chiaramente. Si tratta di centinaia di milioni.

Lunedì sera, intervistato da Piazzapulita, l’amministratore di Manpower, una delle più grandi agenzie del lavoro del mondo, Stefano Scabbio, alla domanda su quali cifre la sua azienda ricavi dalla Garanzia Giovani ha parlato di un generico 1% del fatturato. Stando ai risultati pubblicati dal sito dell’azienda – 819 milioni di euro il fatturato italiano – si tratterebbe di circa 8 milioni. In realtà si tratta di una cifra molto superiore. Sia perché a godere della possibilità di accreditarsi a Garanzia Giovani e quindi lavorare come strutture di supporto ai giovani in cerca di impiego, ci sono diverse società (nel Lazio sono 14, in Calabria 21, per fare alcuni esempi), sia perché le possibilità di guadagno diretto sono molteplici e, spesso, di difficile individuazione. Cosa che, comunque, cercheremo di fare.

Come funziona. Garanzia Giovani è rivolta ai giovani tra i 15 e i 29 anni con l’obiettivo di proporre un’offerta di lavoro “qualitativamente valida” entro quattro mesi dalla presa in carico. Il progetto punta a valorizzare le esperienze fatte, i curricula, gli studi e, nel caso di non completamento degli stessi, di formarsi per proseguirli. È affidata alle Regioni che hanno predisposto dei piani attuativi specifici. I giovani che intendono usufruirne si rivolgono ai Centri per l’Impiego (Cpi) a livello provinciale dove ricevono “l’accoglienza” e usufruiscono del primo “orientamento”. In questa fase i Cpi si incaricano di “profilare” i soggetti, facendo conoscere il funzionamento di Garanzia Giovani e cercando di conoscere i giovani, le loro competenze e aspirazioni. A questo punto verrà proposto un percorso di inserimento personalizzato che spazia sulle varie offerte del programma: Formazione, Accompagnamento al lavoro, Tirocinio, Apprendistato, Servizio Civile, Autoimprenditorialità, Bonus occupazionale alle imprese. Qui, iniziano i conti di chi ci guadagna.

Al momento di accettare il percorso, l’utente firma un “Patto di servizio” con il quale entrano in gioco le società accreditate, gli enti di formazione o agenzie per il lavoro. Per capire come funziona si può prendere ad esempio il Piano di attuazione della Regione Lazio. Qui sono previste due misure, “l’orientamento specialistico, misura 1.C” e “l’accompagnamento al lavoro, misura 3”. Nel primo caso, l’orientamento viene condotto da un operatore del soggetto accreditato che per questo servizio ha un compenso di 35 euro l’ora. I programmi sono di 4 o 8 ore a giovane con compensi, quindi, di 142 euro e 284 euro per ogni giovane euro che usufruisce del servizio di orientamento. Ricordiamo che, al 29 aprile, i giovani che si sono registrati a Garanzia Giovani sono stati 542.369, quelli presi in carico sono stati 279.653 e quelli a cui è stata proposta almeno una misura 83.061. Le cifre vanno quindi commisurate su questi grandi numeri.

Molto più caro, invece, il servizio di “Accompagnamento al lavoro”. Qui la società è retribuita in due forme: ha un rimborso elevato in caso di “raggiungimento del risultato”, cioè la stipula di un contratto di lavoro ma, in subordine, ha una “quota fissa” in caso di mancato raggiungimento. Il rimborso è differenziato a seconda del tipo di contratto e del profilo dell’utente. Nel caso di un tempo indeterminato o apprendistato si va da 1.500 a 3.000 euro a utente (a seconda della difficoltà a collocare il soggetto interessato), nel caso di tempo determinato, apprendistato o somministrazione di 12 mesi si va da 1.000 a 2.000 euro che scendono, rispettivamente, a 600 e 1.200 se il contratto è tra i 6 e gli 11 mesi. La “quota fissa” invece, è stabilità al 10% delle cifre sopra descritte facendone una media: si tratta di 130-160 euro a utente.

L’intervento degli enti privati è rilevante anche nel percorso formativo, finanziato con 280 milioni e che prevede corsi tra le 50 e le 200 ore mentre la misura di “accompagnamento al lavoro” è finanziata con 205 milioni. Poi c’è l’altro rivolo dei finanziamenti, il bonus occupazionale. Questa misura è finanziata con 190 milioni. Alle aziende che si fanno carico del contratto di lavoro proposto, viene riconosciuto un “bonus” consistente. A essere finanziati sono i contratti a tempo determinato per 6-12 mesi, a tempo determinato superiore a 12 mesi e a tempo indeterminato. In quest’ultimo caso, a seconda della difficoltà del soggetto, si va da 1.500 a 6.000 euro a lavoratore, mentre per i tempi determinati a 6 mesi si va da 1.500 a 2.000 euro e per quelli fino a 12 mesi da 3.000 a 4.000 euro. Si tratta di soldi freschi, che finiscono nelle casse delle imprese, non al lavoratore, e che possono essere cumulati con altri incentivi pubblici, ad esempio quelli per il contratto a tutele crescenti.

Poi ci sono altri incentivi cospicui. Da 2 a 3mila euro per l’apprendistato di primo livello, fino a 6.000 euro per l’apprendistato di terzo livello. Infine, il tirocinio (minimo 300 euro) che viene erogato dalla Regione alle aziende (ma l’Inps non ha ancora sbloccato i pagamenti e c’è voluta la manifestazione dei precari della Coalizione 27 febbraio per far muovere il presidente Tito Boeri) che spesso utilizzano i giovani a tempo pieno. Facendo il conto complessivo di come le Regioni hanno stanziato i fondi loro assegnati, si scopre che le voci Accompagnamento al lavoro (205) e Formazione (280) sommano 485 milioni di euro. Le voci Tirocini (300), Bonus occupazionale (190) e apprendistato (63) cumulano 553 milioni. Il resto se ne va per Servizio civile, accoglienza, autoimpiego, Mobilità professionale. Il grosso della Garanzia Giovani se ne va così. A vigilare sembra non ci sia nessuno. I giovani disoccupati aspettano di avere un lavoro. Vero.

da Il Fatto Quotidiano del 6 maggio 2015