Una promozione attesa trent’anni, uno sponsor pesantissimo cucito sulle maglie grazie al ministro dell’Interno, il presidente che ambisce a fare il sindaco e il destino di una piccola squadra di calcio che non è mai stato così legato agli obbiettivi di una multinazionale. È il 27 aprile 2015 e ad Agrigento la gente scende in piazza come se la nazionale avesse appena vinto i Mondiali: dopo tre decenni l’Akragas, la squadra di calcio locale, è tornata tra i professionisti. La società biancazzurra è una mitica squadra con qualche medaglietta nel remoto passato: l’ultima volta in C2 risale agli anni ’80, con Franco Scoglio e Ignazio Arcoleo seduti in panchina, mentre se si va indietro nel tempo fino alla stagione 1962/63 ecco che tra gli stopper dell’Akragas in serie D troviamo addirittura un giovanissimo Luciano Moggi, non ancora ferroviere e lontanissimo dal divenire Lucky Luciano.

Il presidente scende in campo
Altri tempi: adesso, invece, ad Agrigento è il momento di festeggiare l’attesissimo ritorno in Lega Pro. Una promozione che arriva a pochi giorni dalle elezioni amministrative e che probabilmente non sarebbe arrivata senza due pedine fondamentali: la prima è il patròn della squadra, il vulcanico imprenditore Silvio Alessi, l’altra è rappresentata dallo sponsor ufficiale, cioè il colosso Enel. Alessi è un imprenditore molto noto in città, estimatore di Silvio Berlusconi, che ha guadagnato di recente le pagine dei giornali dopo aver emulato il suo idolo scendendo in politica e vincendo le primarie più trasversali d’Italia. Per scegliere il candidato sindaco di Agrigento, infatti, il Pd si era alleato con Patto per il Territorio, un movimento creato dal deputato di Forza Italia Riccardo Gallo, vicino a Marcello Dell’Utri. Il candidato dei forzisti è proprio Alessi, che sbanca le primarie con il 52% dei voti, anche grazie ad un gazebo piazzato di fronte allo stadio Essennato, dove la sua Akragas gioca le partite casalinghe.

Dopo la vittoria delle primarie, Alessi inciampa su un paio di dichiarazioni poi rettificate: non si sente un candidato di centro sinistra e non valuta Cosa Nostra come principale emergenza ad Agrigento. Il Pd nazionale va su tutte le furie: il banco salta e tra mille imbarazzi i democratici ritirano l’appoggio al patron della società biancazzurra. Poco male però: Alessi torna in auge ad un mese dalle elezioni con la storica promozione dell’Akragas. Un salto di categoria possibile grazie ai quattrini scuciti dall’Enel. “Con fierezza posso annunciare che siamo l’unica squadra nel panorama calcistico nazionale ad avere un marchio così importante”, dichiarava Alessi presentando l’accordo, mai reso noto negli esatti termini economici (si parla di 350 mila euro, cifra record per la categoria).

La lega Pro con i soldi dell’Enel (grazie ad Alfano)
“Ma perché l’Enel sente la necessità di regalare alla squadra di calcio agrigentina alcune centinaia di migliaia di euro per pagare gli stipendi ai calciatori?”, si domanda l’avvocato Giuseppe Arnone, ex consigliere comunale ambientalista, oggi candidato sindaco con una lista civica. Oltretutto, Enel non si è mai fino ad ora legata ad una singola società di calcio, peraltro dilettantistica. Il motivo, almeno parziale, lo spiega lo stesso Alessi festeggiando la promozione in Lega Pro. “Mi corre l’obbligo ed ho il piacere di ringraziare pubblicamente Angelino Alfano, il cui intervento ha permesso la concretizzazione della richiesta di sponsorizzazione all’Enel e così la creazione delle premesse per la realizzazione di un sogno”, gongolava il candidato sindaco della città dei Templi. È il Ministro dell’Interno in persona, infatti, che si muove per condurre il prezioso logo dell’Enel sulle impolverate maglie dell’Akragas. Con quali obbiettivi? È certo che Alfano avrà probabilmente festeggiato la promozione della squadra della sua città natale in Lega Pro.

Ma è solo il tifo calcistico a muovere il responsabile del Viminale? Per Arnone, c’è dell’altro. “Con lo zuccherino della squadra di calcio, l’Enel, su consiglio di Alfano, vuole addolcire la pillola amara e velenosa del rigassificatore”. Già, perché a Porto Empedocle, a pochissimi chilometri da Agrigento, l’Enel vuole costruire da anni un avveniristico impianto per trasformare il gas dallo stato liquido, utile al trasporto marittimo, a quello originale gassoso, per il trasporto terrestre e l’utilizzazione finale: un investimento da 800 milioni di euro, per immettere nel nostro Paese tra i sei e gli otto miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Africa, e senza passare dai canali russi. Un progetto nato ai tempi in cui il governatore della Sicilia era Totò Cuffaro (oggi detenuto per favoreggiamento a Cosa Nostra), poi autorizzato nel 2009 dal suo successore Raffaele Lombardo (oggi condannato a sei anni e otto mesi per concorso esterno alla mafia).

Calcio ed elezioni appese al rigassificatore
Solo che mentre a Porto Empedocle pensavano di puntare sul rigassificatore per il rilancio della città, ad Agrigento i cittadini si sono ribellati all’idea di vedere un gasdotto passare a pochi metri dalla Valle dei Templi. E tra ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, referendum popolari vinti con il 94%, voti negativi ratificati dal consiglio comunale agrigentino, l’impianto, che doveva vedere la luce nel 2011, è ad oggi bloccato. Nel frattempo Enel temporeggia. “È un progetto che è stato sviluppato e che ha i permessi per andare avanti, ma che deve essere riconosciuto come progetto strategico dal governo” diceva nel febbraio scorso il direttore di Global generation Enel Enrico Viale, inaugurando il nuovo impianto Turbogas di Porto Empedocle. Nel frattempo Enel annunciava che l’impianto agrigentino era stato inserito tra gli asset societari (valore totale: tre miliardi di euro) potenzialmente cedibili entro il 2019. Senza gasdotto per trasportare il metano da Porto Empedocle al resto d’Italia, però, il progetto del rigassificatore non ha valore, e ovviamente prima di cederlo bisognerà in ogni caso completarlo. È per questo che dopo aver festeggiato la promozione dell’Akragas in Lega Pro, adesso Enel ha cerchiato in rosso il 31 maggio sul calendario: quel giorno Agrigento sceglierà il nuovo sindaco.

E mentre Alessi sembra aver perso i favori del pronostico dopo l’addio del Pd, tra i favoritissimi c’è Calogero Firetto, deputato regionale dell’Udc, ex sindaco di Porto Empedocle, uno dei primi sostenitori del progetto del rigassificatore. Oggi, però, Firetto non pensa che l’impianto vedrà mai la luce: “È un argomento che ha la stessa attualità dello sbarco dei Mille: l’opera è in serissimo forse, non fa più parte del core business di Enel ed è un peccato perché lo sviluppo turistico di Agrigento non solo non ne sarebbe risultato pregiudicato, ma ne avrebbe potuto ricavare benefici”. Per questo motivo, Firetto ha annunciando che se dovesse diventare sindaco di Agrigento non farebbe “nulla che possa avere a che fare con la procedura di costruzione del rigassificatore, attenendomi alle decisioni pregresse del Consiglio comunale di Agrigento”. I consiglieri comunali di Agrigento nel giugno del 2011 si erano già espressi negativamente sulla realizzazione dell’impianto subito dopo il referendum cittadino approvato con il 94% dei voti: l’Akragas, però, non era ancora stata promossa in Lega Pro.

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