Ma c’è il segreto di Stato anche sullo stipendio di Pio Pompa, l’analista preferito dell’ex direttore del Sismi, e oggi consigliere di Stato, Nicolò Pollari? Agli italiani è vietato sapere anche quanto pagavano Pompa ogni mese per i suoi dossieraggi cuciti, commissionati e custoditi in via Nazionale 230, la sede in uso al Sismi dove, come ha scoperto la Digos nel 2006, venivano spiati politici, magistrati, giornalisti ritenuti ostili all’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi? Ebbene sì, c’è il segreto di Stato anche su questo. Ma grazie alle carte depositate al tribunale di Perugia, dove il 29 aprile si è aperto il processo per peculato a carico di Pompa e Pollari (nella foto), il contribuente italiano può cominciare a farsi un’idea di quanto gli sia già costata l’attività dell’autore di quei dossier che tuttora rappresentano una delle pagine più oscure della nostra storia recente.

PIO D’ORO Tra le centinaia di pagine accumulate nei faldoni perugini, ilfattoquotidiano.it ha scovato infatti alcuni contratti tra il Sismi e il famoso Pio Pompa, più un ulteriore contratto tra Pompa e il Rud, l’ Apparato interforze dello Stato maggiore della Difesa. Si tratta, ovviamente, dello stesso Pio Pompa, nato all’Aquila il 15 febbraio 1951, che il 22 novembre 2001, ossia agli esordi del governo Berlusconi II e a un mese esatto dalla nomina di Pollari a direttore del Sismi, viene chiamato dal «Servizio per l’informazione e la sicurezza militare» della Repubblica a firmare un contratto annuale «per lo svolgimento d’attività di consulenza». E’ una consulenza, attenzione, per cui «il Sismi erogherà un compenso annuo lordo di £ 114.732.000 (pari a euro 59.254,13» e che verrà annualmente rinnovata fino a scadere nel febbraio 2004.

SPIA A CONTRATTO La trafila per arrivare a questo tipo di contratto è nota solo agli addetti ai lavori. Diciamo che è lunga e complicata, ma che siamo in grado raccontarne un bel pezzo. Scopriamo infatti che il direttore del Sismi, “previo benestare del ministro della Difesa e su conforme parere del Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza”, in quel 2001 ha il potere di «affidare speciali incarichi temporanei di natura tecnico-scientifica a consulenti ed esperti». E scopriamo che Pollari tira fuori il nome di Pompa. Il ministro della Difesa, Antonio Martino (Fi), dà subito il suo benestare, e il 21 novembre tocca al Ciis dare il via libera. Nel giro di 24 ore ecco che Pompa firma il contratto, ovviamente «riservato» (vedere) e «si impegna ad effettuare presso il Sismi prestazioni di consulenza nella materia del contrasto al terrorismo internazionale». Il  compenso l’abbiamo visto, sono 59.254 euro l’anno (art.4); aggiungiamo svariati rimborsi spese (alberghi, viaggi, ristoranti) e una frase, col senno del poi, forse molto significativa: «Previa autorizzazione del direttore del Sismi, potranno essere distintamente rimborsate spese documentate sostenute nell’interesse del Sismi» (art.6). Quali si siano poi effettivamente rivelati gli interessi del Sismi, e a chi siano state materialmente versate le “spese documentate”, è oggi segreto di Stato.

MASSIMO RISERBO Ma torniamo ai soldini del consulente Pompa. La sua attività (art.2 del contratto col Sismi) «si concreterà in pareri, relazioni, rapporti e attività di analisi e monitoraggio di “progetti specifici” in campo economico e geo—politico». Quali siano questi “progetti specifici” non è dato sapere. Si sa però (art.11) che per lui vige, oltre alla tutela del segreto di Stato, un assoluto obbligo di segretezza: «il dott. Pio Pompa è tenuto a mantenere il massimo riserbo per quanto riguarda fatti, documenti, informazioni e dati di cui verrà a conoscenza in ragione dell’incarico di consulenza affidato». Letto, firmato, sottoscritto. C’è il «Visto. Si approva» del direttore del servizio Nicolò Pollari. E Pompa ufficialmente comincia la sua attività di spione.

FIRMATO LETTA  Nuovo contratto  «riservato» l’anno successivo. Stesso oggetto, stessa consulenza, stesso stipendio. Via libera del Ciis il 26 dicembre 2002. Firma il 5 febbraio 2003.Tra la scadenza del primo contratto, 21 novembre, e la firma del secondo,  esattamente il 23 dicembre 2003, Pompa riceve un ulteriore incarico di consulenza da 59.255 euro (lordi) l’anno, più spese di vitto e alloggio (vedere contratto). Stavolta la controparte è il Raggruppamento Unità Difesa, e dunque il nostro Pompa si eserciterà nel «contrasto al terrorismo internazionale» per lo Stato Maggiore della Difesa. Poi la sua vita di precario conosce finalmente fine: il 26 dicembre 2004 il sottosegretario di Palazzo Chigi che ha la delega sui servizi, il berlusconissimo Gianni Letta, «visto l’esito positivo degli accertamenti sanitari e psico-attitudinali» e «il risultato favorevole della procedura di accertamento delle capacità professionali»,  decreta che «il dott. Pio Pompa è assunto nella consistenza organica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri». Bingo.

BOSS NAZIONALE Pompa è ormai il boss indiscusso di via Nazionale, ma quanto guadagni (e spenda) a questo punto non lo sappiamo più. Nel 2009 prova a scoprirlo il pm Sergio Sottani di Perugia, che indaga Pollari e Pompa per i dossieraggi e li accusa di peculato, ma i due gli oppongono il segreto di Stato non solo su via Nazionale, ma anche sui cosiddetti «interna corporis» del Sismi: stipendi, ordini, obiettivi, non si può sapere assolutamente nulla. Sottani, convinto che i dossieraggi siano estranei “alle  funzioni  e ai compiti istituzionali del Sismi  e dunque  indebitamente  finanziati  con  risorse pubbliche, comprensive di somme, risorse umane e materiali » (solo al giornalista Renato Farina e al politogo Edward Luttwak sono stati elargiti soldi a valanga) non si arrende. Interroga Palazzo Chigi sull’esistenza del segreto di Stato e chiede specificatamente « se il Sismi, durante il periodo in cui è stato  diretto  da Pollari, ha retribuito economicamente, in  qualsiasi  modo  e  forma, direttamente  o  indirettamente,  il  citato  Pio   Pompa». Risposte? Zero. Berlusconi conferma il segreto di Stato su «modi e forme dirette  o  indirette di finanziamento per la gestione, da parte di Pio Pompa,  della  sede del Sismi di  via  Nazionale,  allorché  era  diretto  da  Pollari», ma anche su «modi e forme di retribuzione,  diretta  o  indiretta,  di Pompa».

PAGA DON VERZE’ Ci rimangono tra le mani altre carte interessanti, però, per capire quanto valesse il preziosissimo lavoro di consulente svolto da Pio Pompa. Carte che possono servire, nel nuovo processo ora in corso a Perugia, per ricostruire la vera attività di Pompa e i veri obiettivi dei dossieraggi  di via Nazionale. Negli stessi mesi in cui lavorava per il Sismi e per il Rud, infatti, Pompa veniva pagato per soddisfare i bisogni (quali?) di un altro berlusconiano di ferro: don Verzè, il fondatore del (fallito) ospedale San Raffaele di Milano, il centro medico preferito dall’ex Cav, che proprio al San Raffaele, narra la leggenda, incontrò non solo il suo attuale medico personale, Alberto Zangrillo, ma anche una splendida igienista dentale di nome Nicole Minetti che avrà poi una ben diversa e contestata carriera.

FATTURE A RAFFICA In ogni caso, alla Fondazione «San Raffaele del Monte Tabor» (che ha sede a Milano in via Olgettina 60, proprio a due passi dal residence delle famose “Olgettine”), ecco che Pompa presenta, dal 20 giugno 2003 al 20 giugno 2004, ben 13 fatture per una «prestazione professionale» non meglio specificata. Netto da pagare: 4.303,81 euro, regolarmente accreditati sul suo conto presso la Deutsche Bank di largo Tritone, Roma. Insomma: benvoluto da Pollari, beneficato dal Sismi di Berlusconi, assunto da Letta, gratificato da don Verzè, fino all’irruzione della Digos Pio Pompa non solo ha speso e distribuito, per i suoi dossieraggi a tutela del Cavaliere, risorse pubbliche che nessun magistrato, finora, è riuscito a conteggiare con esattezza. Ma ha guadagnato, in proprio, anche centinaia di migliaia di euro. Un vero consulente d’oro.