Sono anni che la parola ‘Jazz’ è stata letteralmente bandita dalla Rai. L’ultimo programma è stato Jazz Me Blues che conducevo fino a qualche anno fa sulla Rete Satellitare Rai Doc. Poi, dalla sera alla mattina, non solo non fu più possibile vedere il programma ma addirittura “Rai Doc” fu cancellata per far posto a “Rai Gulp” un ennesimo programma di cartoni animati (come se ce ne fossero pochi).

Quarta serata del 63esimo Festival di SanremoDa allora solo nel programma Sostiene Bollani la parola ‘jazz’ ha fatto capolino per il fatto che fu condotto direi amabilmente dall’amico Stefano Bollani che, visto il suo talento, avrebbe meritato di meglio. Infatti più che di jazz si trattò dell’ennesimo programma di cabaret stile Rai con qualche aggiunta musicale proprio per giustificare la presenza del suo conduttore.

Ma i dirigenti della Rai alla parola ‘jazz’ hanno sempre un sussulto perché (raccomandazioni a parte) pensano di venir puniti e inviati nell’ultima sede Rai d’Italia.

Gli esempi sono moltissimi e inizierei dal film Forever Blues’ che Franco Nero realizzò, con la mia collaborazione musicale, nel 2006. Ebbene la Rai contribuì in maniera cospicua alla produzione del film ma il film non fu mai trasmesso neanche a notte fonda; non solo ma dopo 6 anni a Franco arrivò una lettera dell’Ente con le scuse per non aver potuto trasmettere il film. In 6 anni ci sono 2.190 giorni che trasmettono ininterrottamente 24 ore su 24 di tutto, di più, e soprattutto molte pirlate in oltre una dozzina di emittenti. Ma come sia possibile buttar via tanti soldi nessuno lo sa.

Il 30 di Aprile è stata la giornata Internazionale del Jazz, Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco e la RAI se ne è ben guardata di organizzare qualcosa. Nelle altre capitali europee centinaia di musicisti si sono succeduti in tantissimi concerti ripresi dalle TV. Ma le altre capitali europee hanno stile, classe, eleganza, cultura al contrario della nostra italietta che quella sera, non solo si disinteressò totalmente alla cosa, ma la sera stessa per l’Expo organizzò un discutibilissimo ‘concerto’ all’italiana in piazza del Duomo a Milano, lontano mille miglia dall’evento internazionale. Ma come diceva Totò in qualcuno dei suoi film: “Ci dobbiamo sempre far riconoscere da tutti”.