A quattro mesi dagli attacchi di Parigi contro il settimanale Charlie Hebdo la paura arriva fino in Texas, negli Stati Uniti. Due uomini armati hanno aperto il fuoco con fucili d’assalto durante un concorso di vignette dedicate a Maometto nella sera di domenica a Garland, nei pressi di Dallas, e hanno ferito una guardia giurata colpendola alla gamba. La polizia ha risposto all’attacco uccidendo i due attentatori, attrezzati per l’assalto anche nell’abbigliamento e in possesso di ulteriori munizioni. All’evento sulla libertà d’espressione che prevedeva la mostra di vignette partecipava il politico ultraconservatore olandese Geert Wilders noto per le sue posizioni anti-Islam. La Cnn ha rivelato, citando fonti investigative, che uno dei due uomini avrebbe postato sui social un giuramento di fedeltà allo Stato Islamico poche ore prima dell’attentato. Il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha commentato in serata l’attacco:”Non c’è alcuna forma di espressione, anche se offensiva, che giustifichi un atto di violenza”.

L’Fbi ha identificato il primo attentatore nella persona di Elton Simpson, un uomo dell’Arizona già oggetto di un’indagine antiterrorismo, ed esaminandone l’abitazione a Phoenix con l’aiuto di un robot è riuscita a risalire anche al secondo aggressore, Nadir Soofi, il coinquilino trentaquattrenne, confermando così le indiscrezioni diffuse nel pomeriggio dal canale Kpho dell’emittente televisiva locale. Simpson, originario di Garland, fu arrestato cinque anni fa per aver cercato di recarsi in Africa per unirsi a un gruppo di jihadista. “Questi uomini sono morti lì, per la strada, di fianco al veicolo”, ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il portavoce del dipartimento di polizia di Garland, Joe Harn. Le squadre di artificieri, dopo ore di ricerche di una bomba nel veicolo con cui gli assalitori sono arrivati al centro, hanno trovato solo munizioni per i fucili e altri materiali. Secondo Harn, l’obiettivo dei due uomini era arrivare all’interno del complesso e aprire il fuoco contro coloro che erano presenti alla mostra, circa 200 persone. Secondo fonti dell’Fbi, citate dal Washington Post, gli assalitori “non erano direttamente legati ad alcuni gruppo terrorista in ambito internazionale”.

Site, specializzato nella sorveglianza di siti jihadisti, menziona che un uomo che si è detto membro dell’Is ha scritto su Twitter che l’attacco è stato condotto da due simpatizzanti del sedicente Stato islamico. In una serie di tweet Abu Hussain AlBritani – che, secondo Site, sarebbe lo pseudonimo del jihadista britannico Junaid Hussain – afferma: “Due dei nostri fratelli hanno aperto il fuoco contro la mostra del profeta Maometto, in Texas”. Una decina di giorni fa, sull’account Twitter dello jihadista americano Mohamed Abdullahi Hassan, che si pensa essere in Somalia con il nome “Mujahid Miski” era comparso un post che potrebbe riferirsi all’attacco: “I fratelli dell’attacco a Charlie Hebdo hanno fatto la loro parte. E’ ora che i fratelli negli Usa facciano la loro”. Sempre secondo Site, diversi appelli ed esortazioni sono circolati contro vignettisti in Australia e Usa che hanno realizzato o pianificato disegni del Profeta.

Secondo le prime ricostruzioni, due uomini a bordo di un’auto hanno raggiunto la sede dell’evento, il Culwell Event Center, poco prima della sua conclusione e, dal parcheggio antistante l’edificio, hanno aperto il fuoco con fucili d’assalto ferendo alla gamba un addetto alla sicurezza disarmato. I poliziotti hanno risposto agli spari uccidendo i due uomini. Una squadra di artificieri è stata inoltre chiamata sul posto per ispezionare l’auto nel timore che vi potessero essere esplosivi e, a quanto si apprende, sul luogo della sparatoria è poi entrata in azione anche l’Fbi, che starebbe perquisendo l’appartamento di Phoenix, in Arizona, dove vivevano i due attentatori di Dallas, nel tentativo di raccogliere maggiori elementi. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se i due abbiamo agito da soli oppure siano collegati a un gruppo terroristico.

La zona è stata immediatamente transennata mentre all’interno dell’edificio sono rimaste circa 40 persone che avevano partecipato all’evento organizzato dall’”American Freedom Defense Initiative“, un’associazione di base a New York, in nome della libertà di espressione. All’evento – a cui erano presenti circa 200 persone – era legata una mostra di vignette raffiguranti Maometto e una competizione che avrebbe premiato il disegno più efficace con 10mila dollari. Gli organizzatori hanno affermato di aver ricevuto per il concorso “oltre 350 vignette di Maometto provenienti da tutto il mondo”. Ma durante l’evento era previsto anche l’intervento di alcuni personaggi tra cui il principale era il politico olandese Wilders che con un tweet ha comunicato di essere in salvo. Nello stesso posto aveva avuto luogo alcuni mesi fa un evento organizzato dalla comunità musulmana. Pamela Geller, presidente dell’organizzazione American Freedom Defense Initiative, ha diffuso una dichiarazione su Facebook: “Questa è guerra alla libertà di espressione. Che faremo? Ci arrenderemo a questi mostri?”.

All’evento, riferisce il Dallas News, era visibile “una fitta rete di sicurezza alla quale prendeva parte la polizia di Garland, uomini della sicurezza distrettuale e guardie private” e il costo della sicurezza è stato di 10mila dollari. L’American Freedom Defense Initiative aveva pagato 40 ufficiali di polizia. Le forze di sicurezza a Garland ritengono che non vi siano altre persone coinvolte nell’attacco ed hanno riferito che la sparatoria è stata molto breve con i due subito colpiti dagli agenti. Resta comunque in forze nella zona il dispositivo di sucurezza, con alcuni esercizi commerciali dei dintorni evacuati oltre che i partecipanti all’evento mentre resta al momento sul posto l’auto usata nell’attacco come anche i corpi senza vita dei due autori. Il portavoce della polizia locale, Joe Harn, assicura che prima della mostra non era stata registrata “alcuna minaccia specifica”.

In vista dell’evento era stato previsto un rafforzamento della sicurezza attorno all’edificio, tra i poliziotti in servizio e guardie private impiegate per l’occasione. Al momento tuttavia le autorità locali affermano che non vi fossero state minacce o sentori di pericolo prima dell’evento mentre ci si chiede già quale sia la natura dell’attacco: se si tratta di “lupi solitari” come accaduto a Copenaghen o se sia un’azione legata ad una organizzazione.