“A un certo punto ho iniziato a essere veramente preoccupata, pensavo ‘questo è tutto. Sarà così per sempre: non sarò mai contenta di svegliarmi la mattina e andare al lavoro‘”. Quando Vittoria Rinaldi, 30 anni, inizia a pensare di essere condannata a una vita professionalmente insoddisfacente è a Livorno, dove è nata. Dopo una laurea in economia nel 2008 inizia a fare vari lavori, prima come commessa in una catena di abbigliamento, poi come impiegata in una ditta che dopo pochi mesi smette di pagarla, infine nel settore assicurativo. Ma i mesi passano e “i guadagni erano praticamente tutti destinati a pagare affitto e bollette”, racconta.

Eppure l’entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco c’erano: “All’inizio pensavo ‘ho 23 anni e una laurea in economia, posso fare tutto’”. Ma il tutto non tiene conto della forte crisi economica che inizia e della conseguente carenza di posti di lavoro: “Quello che facevo non mi piaceva più di tanto, però ero essenzialmente grata perché ero una delle poche, tra le mie amiche, che lavoravano”. E così “a 28 anni pensavo che la vita fosse quella, svegliarsi la mattina con il voltastomaco, con la certezza che mai e poi mai avrei potuto comprare una casa, essere indipendente o semplicemente fare un lavoro entusiasmante, gratificante o stimolante”. Vittoria ama profondamente la sua città e lì ha legami profondi, così non se la sente di lasciare Livorno. Ma quella sensazione di nausea è sempre lì in agguato, e alla lunga logora.

La fine di un affetto importante, però, si rivela la molla per il cambiamento. “Ho iniziato a pensare di andare all’estero, ma avevo bisogno di una scusa. Così ho cercato corsi di inglese per prendere una certificazione di alto livello”. Subito il pensiero va a Londra e all’Inghilterra, ma Vittoria sente che quello non sarebbe stato il posto giusto per lei. Così continua a cercare, e alla fine quello che stampa è un biglietto aereo con destinazione Malta. È il giugno 2013 e Vittoria inizia a studiare in una scuola di inglese di Sliema. E l’entusiasmo ritorna: “Per me era il cambiamento, quello che fai una volta nella vita. Ero partita per valutare il trasferimento, non per studiare 3 mesi”, confessa.

Una volta lì si apre uno scenario nuovo. “Ho cominciato a esplorare il mercato del lavoro dopo poco e ho scoperto che Malta è famosa per il betting online (scommesse sul web, ndr), con numerose possibilità di lavoro date dalle tante compagnie internazionali che qui hanno sede. Ci sono persone da tutta Europa”. Manda i primi curricula e arrivano i colloqui, compresa un’offerta come tirocinante nel settore marketing di una di queste società: “Ho pensato di non aver mai avuto neanche l’opportunità di fare uno stage nell’ambito nel quale mi ero laureata, così ho provato”.

E la prova riesce, dopo due mesi arriva un contratto a tempo indeterminato. “Prima di firmarlo – ricorda Vittoria – cercavo la data di scadenza. Sono rimasta scioccata quando la mia collega mi ha detto ‘scadenza? Non sei mica un cartone del latte!’. Sono arrossita, perché in Italia la scadenza del contratto a tempo determinato viene scritta ancora prima del nome”. Pochi mesi dopo arriva anche la prima promozione ad affiliate manager, e poi un’altra ancora. “Ho avuto la prova che ho imparato tanto, più che in cinque anni di lavoro in Italia e ogni giorno imparo qualcosa di più, è sempre stimolante. Qui poi ti vogliono far crescere, è nel loro interesse farti sentire che ciò che fai ha un valore. A casa invece mi sentivo grata per il solo fatto di avere la possibilità di lavorare, non importava dove e con quale soddisfazione”.

Vivere a Malta, a dispetto della presenza del mare, si rivela differente da Livorno: “È molto più piccola e tranquilla, forse anche troppo”, il costo della vita più basso, tanto che “io e il mio compagno stiamo cercando casa, ma senza fretta, aspettiamo quella giusta, perché ora possiamo permettercelo”. E il voltastomaco mattutino non si è mai più ripresentato. “È stato un cambiamento radicale – ammette – non ho più provato quella sensazione brutta la mattina in cui senti che stai andando a fare un lavoro che non ti piace, fai le tue 8 ore, torni a casa e aspetti sempre che succeda qualcosa. E questo è impagabile, è una sensazione che non avevo mai avvertito e che pensavo non esistesse”.

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