Il sindaco del Pd, Gianluca Billo, nega l’autorizzazione alla comunità Sikh di Castellucchio, piccolo paese in provincia di Mantova, di ristrutturare un capannone in zona artigianale per realizzare un centro ricreativo e culturale, il cui statuto prevedeva anche momenti di preghiera. Ma il Tribunale Amministrativo Regionale di Brescia ribalta e annulla la delibera con cui l’amministrazione aveva negato all’associazione “Guru Nanak Mission Sewa Society Castellucchio” la possibilità di creare la propria sede, affiliata all’associazione nazionale di promozione sociale Endas.

Il consiglio comunale compatto aveva dapprima bocciato, nel 2013, la richiesta della stessa comunità di realizzare un tempio per la preghiera, con esclusive finalità religiose, appellandosi alla legge regionale 12 del 2005, che vieta la realizzazione di luoghi di culto in aree artigianali, dove sorge il capannone preso in affitto dalla comunità Sikh. Che non ha desistito chiedendo, sempre al Comune, la possibilità di realizzare, in deroga al piano regolatore, non più un tempio, ma la sede di un’associazione con finalità sociali e aggregative. Ma anche in questo caso con un lunga delibera datata 11 aprile 2014 il consiglio comunale, ancora compatto, ha negato l’autorizzazione, sempre basandosi sulla stessa legge regionale di governo del territorio. Per il Comune quello dell’associazione era un escamotage per aggirare la normativa regionale e creare un luogo di preghiera, attività prevista dallo statuto dell’associazione.

“Non ritengo – scriveva il sindaco Billo – che siamo in presenza dell’interesse pubblico indicato dalla normativa necessario per concedere la deroga”. Ma il Tar di Brescia, non mettendo in discussione la legge regionale “di recente – si legge nella sentenza – sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale ad opera del governo in carica”, la scavalca perché non può essere il solo riferimento con cui bocciare la richiesta della comunità Sikh.

“Nel caso – si legge ancora nella sentenza – si deve fare riferimento sia all’articolo 32 IV c. della L. 383/2000, sia agli invocati articoli della l.r. 12/05 (70-71 II c.)”. Insomma, trattandosi di un circolo privato per accedere al quale è necessario essere iscritti, l’attività di preghiera, pur prevista dallo statuto anche se non come principale, non sarebbe “estesa – si legge ancora nel documento del Tar – a tutti i Sikh indistintamente e, perciò, non viene in essere, nel caso, un accesso libero al detto stabile. In conclusione, la pratica religiosa, pur se presente, non definisce – al momento – quelle circostanze che imporrebbero quel diverso approccio praticato dal Comune“.

Ora la comunità Sikh potrà quindi riprendere i lavori di ristrutturazione del capannone e realizzare la sede della propria associazione. “Avremo evitato volentieri di arrivare al Tar – spiega Graziano Alquati, l’avvocato che ha seguito la comunità Sikh nella vicenda legale – e per questo abbiamo incontrato almeno cinque volte l’amministrazione comunale, che ci ha sempre risposto picche, chiudendoci le porte in faccia”.

La questione, poi, a un certo punto è diventata troppo politica, con la minoranza che la cavalcava per fini elettorali e di consenso tirando in ballo argomenti, diciamo, poco pertinenti con la vicenda come i due Marò ancora detenuti in India. E’ il caso del consigliere di minoranza Lorenzo Rota che, dopo aver sposato le motivazioni tecniche di bocciatura addotte dal sindaco, ha aggiunto: “Il nostro è un voto negativo anche per un senso di orgoglio nazionale. Visto che è più di un anno che i nostri due Marò sono detenuti illegalmente in India“.