I pianti del dirigente di partito Nello Mastursi segnano una giornata da incubo per il Pd campano. Il nodo degli impresentabili in lista non si scioglie. Anzi. Si aggroviglia. La scadenza del 2 maggio si avvicina e i democratici sono ancora in alto mare, non c’è l’ufficializzazione delle liste per le regionali. La convocazione domenicale della direzione campana Pd avrebbe dovuto ratificare le delibere delle segreterie provinciali. Ma da Salerno e Caserta piombano come macigni i casi Franco Alfieri e Dionigi Magliulo. Alfieri, sindaco deluchiano di Agropoli in via di decadenza con il pretesto del ricorso a una multa, è imputato di corruzione per una vicenda di appalti gestiti quando era assessore provinciale ai Lavori Pubblici. Nel tardo pomeriggio Alfieri ha deciso di rinunciare. Nonostante le proteste dei deluchiani, il diktat di Renzi e Guerini è passato e lui ha deciso di fare un passo indietro. Non si candiderà nemmeno nelle civiche deluchiane.

Magliulo, che invece si è dimesso con tutti i crismi da sindaco di Villa di Briano, è imputato di voto di scambio con l’accusa di aver comprato consensi alle elezioni comunali. I due sono in campagna elettorale da mesi. Ma Matteo Renzi avrebbe ordinato di cancellarli dalla lista. Repubblica ha rivelato che Lorenzo Guerini avrebbe inviato un sms perentorio: “Se passano i due sindaci sotto processo io mi dimetto”. Il segretario regionale Assunta Tartaglione è chiamata ad eseguire. Lo comunica. Auspica che i due facciano un passo indietro. Altrimenti, dice, il partito provvederà d’imperio. La direzione degenera nel caos. Alfieri e Magliulo protestano ad alta voce. Lo sponsor di Magliulo, l’europarlamentare casertano Nicola Caputo, che pagò sulla propria pelle l’esclusione dalle liste per le elezioni politiche a parlamentarie già vinte per un avviso di garanzia nell’inchiesta sulla Rimborsopoli campana (che però non gli è stata d’impedimento l’anno dopo per andare a Strasburgo), twitta: “Tra pochi mesi la verità verrà fuori ed il partito dei forcaioli a corrente alterna dovrà chiedere scusa ad un uomo, ad un dirigente politico, ad un capace amministratore, ad un amico … a Dionigi!”. La partita non è chiusa del tutto.

Caos anche nei comuni. A Ercolano, come anticipato domenica 19 aprile dal Fatto Quotidiano, il commissario del circolo Teresa Armato ha cancellato la celebrazione delle primarie e ha designato candidato sindaco il renziano Ciro Buonajuto, incontrato da Renzi durante la visita a Pompei. Per l’ex senatrice Armato, Buonajuto “è la persona che risponde meglio alle richieste di innovazione e discontinuità”. Il Pd di Ercolano sta attraversando vicende politicamente drammatiche: tesseramento gonfiato e in odore di camorra, mezza giunta Pd inquisita per corruzione, col sindaco uscente, Vincenzo Strazzullo, che si era candidato alle primarie per cercare la riconferma ma ha rinunciato dopo la notifica dell’avviso di garanzia. Buonajuto ha accettato, invocando una fase nuova, «un taglio netto con il recente passato», ma il Pd locale è in fermento. La parlamentare Luisa Bossa parla di “commedia che rischia di diventare dramma”, paragona il commissariamento a “una pantomima”. E Antonio Liberti, fino a pochi giorni fa segretario cittadino del Pd di Ercolano, che l’87% degli iscritti voleva candidare a sindaco senza passare per le primarie, accusa il commissario di aver “eseguito l’ordine impartito da Roma”. C’è il rischio di scissione e di corse solitarie. Dem col simbolo contro dem senza simbolo. Liberti si mantiene vago: “Il nostro sarà un progetto politico non una lista. Siamo in una fase di riflessione, non è facile prendere una decisione contro il simbolo del nostro partito anche perché noi rappresentiamo la stragrande maggioranza del Pd”. A Giugliano, invece, tutto era pronto per la conferenza stampa di presentazione di Emanuele D’Alterio, l’uomo che era stato scelto per superare il nome del dirigente della Regione Campania Antonio Poziello, vincitore delle primarie ma imputato di associazione a delinquere e tentata truffa per un vecchio progetto di formazione professionale. La conferenza è stata sconvocata all’improvviso senza spiegazioni. Che nei fatti sono arrivate ieri, quando D’Alterio ha annunciato il ritiro, lasciando in ambasce il commissario Peppe Russo. Anche qui una parte del Pd ‘minaccia’ di sganciarsi dalle decisioni ufficiali del partito e sostenere Poziello, che non vuole ritirarsi. Ma se in casa Pd si piange e si litiga, in Forza Italia le cose non vanno molto meglio. Tanto che Berlusconi vuole togliere il suo nome dal simbolo. Anche in Campania, una delle poche regioni dove il candidato Governatore, l’uscente Stefano Caldoro, ha concrete possibilità di vittoria.