Il finale della serie più commentata sul web è andato in onda il 21 aprile. Totale 10 episodi che hanno fatto discutere tanto, compresi noi due…

Davide Venturi

“Nell’ambiente della televisione il telespettatore è come un ragazzino di terza media non particolarmente dotato e seduto all’ultimo banco” dice Leonardo Notte/Stefano Accorsi nel secondo episodio. Ed io mi sono sentito così guardando 1992. Perché, come la DeLorean di Ritorno al Futuro, la fiction 1992 arriva nel 2015 e vista dallo spettatore-non-più-passivo dei giorni nostri. Le aspettative alte e l’impresa ambiziosa naufragano nella vuota descrizione dei fatti “vagamente” accaduti e nella sofferenza di un racconto privo di appeal: non dimentichiamo che la realtà italiana del 1992 supera (per ingredienti narrativi) la più cocente fantasia. Ecco perché nel rapporto figura/sfondo di 1992 preferisco agli attori (poco dotati di recitazione e di sceneggiatura), ciò che accade dietro di loro (vero interprete della vicenda). Dalla musica di casa Vianello nella scena della morte di Salvo Lima, ai tg ossessionati dal cinghiale per le strade di Milano e in generale tutte le tv accese che scandiscono il racconto. Amelie Poulain, che al cinema provava piacere nel cogliere i particolari che nessuno avrebbe notato, avrebbe goduto alla visione di questa fiction. In pratica, 1992 ce l’ha fatta alle spalle…

Riccardo Marra

“Da un’idea di Stefano Accorsi” e via alle pernacchie spietate di twitter. È cominciato così il dissenso social su 1992 La Serie. Si è detto: “ma come idea sua?!? È storia italiana quella!”. Sì, certo, anzi dipende. Mmm… forse. No, alla fine credo di no. Cioè, e se la serie fosse davvero un’idea di Stefano Accorsi? Voglio dire, e se 1992 fosse stata la proiezione (dell’allora ventenne Stefano) del pasticciaccio dei pasticciacci (Mani Pulite), ma frullato nella memoria con tutto il resto: la musica del ’92, il costume del ’92, i tormentoni del ’92? Chiamatelo pop, chiamatelo postmoderno o come vi pare, ma l’operazione è quella lì e -udite udite- per me è riuscita! È riuscita perché consapevolmente pastiche, proprio come le t-shirt con la scritta “Tangentopoli” o “Ho ucciso io Laura Palmer” che vestono i Nostri. Poi, sì, d’accordo con te su alcune prove di recitazione non da urlo (davvero troppo grunge quella di Tea Falco), ma per favore non parliamo di tradimento dei fatti. Sennò anche Shakespeare avrebbe dovuto dare gas alla sua Delorean e precipitarsi nel 1996, quando Baz Luhrmann gli fece alle spalle un Romeo e Giuletta in stile western, tra pillole d’extasy e musica dei Radiohead.

Cosa: 1992 La Serie

Quando: dal 24 marzo al 21 aprile

Dove: SkyAtlantic