L’Italicum se lo voti da solo il Pd. Anzi, neanche tutto. Le opposizioni abbandonano i lavori della commissione Affari costituzionali della Camera. Insieme al Movimento Cinque Stelle si mettono fuori anche Lega Nord, Sel, Fratelli d’Italia e Forza Italia (che finora aveva sempre votato la riforma elettorale negli altri passaggi parlamentari). Così si intrecciano il caos interno al Pd culminato con la sostituzione “ad hoc” di 10 commissari contrari all’Italicum (tra questi Bersani, Cuperlo e Bindi) e l’annuncio di una battaglia parlamentare che si annuncia più complicata del previsto per la maggioranza e in particolare per Matteo Renzi. Il capo del governo e segretario del Pd definisce “necessaria per la democrazia” la sostituzione dei deputati in commissione, mentre il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi aggiunge che le minoranze hanno “poca dimestichezza con le regole della democrazia, non capisco questo atteggiamento”.

“Lasceremo al Pd tutta la responsabilità di approvarsi in Commissione l’Italicum blindato – spiega il capogruppo berlusconiano Renato Brunetta – a disonore del Partito democratico stesso”. Come già successo in altre occasioni si è formato, sulla questione, un inedito asse con Sel: “Non siamo abituati alle farse – dice il presidente dei deputati vendoliani, Arturo Scotto – E’ un fatto senza precedenti, è evidente che Renzi tratta la commissione come una sezione del Pd”. Per Cristian Invernizzi (Lega Nord) nessuno ha voglia di “mischiarsi ai burattini di Renzi e di fare il loro gioco”. Secondo i regolamenti parlamentari di Montecitorio con l’abbandono dei lavori della commissione, cadono anche gli emendamenti proposti dalle opposizioni che rappresentano la gran parte dei 97 ammessi in votazione. Fratelli d’Italia, ha spiegato Ignazio La Russa, lascerà la commissione dopo aver illustrato le proposte di modifica. In questo modo si arriverà ancora più velocemente all’approvazione del testo.

Il Pd non sembra preoccupato, anzi: “L’Aventino non lo capisco – dice il vicesegretario Lorenzo Guerini – la commissione viene convocata secondo tempi e procedure sempre applicate, non c’è nessuna forzatura. Mi pare ci sia solo la volontà di fare un po’ di cagnara. La verità è che c’è qualcuno che non sa come spiegare come si fa a non votare una legge già votata in Senato e che ora è identica in commissione alla Camera”. Il riferimento è in particolare a Forza Italia che nel corso dei mesi ha contribuito a scrivere e ha accettato le successive modifiche alla riforma elettorale, con tanto di incontri tra Renzi e Silvio Berlusconi in persona. “Oggi fa scelte differenti, ma non sul merito della legge, e si è chiamata fuori scegliendo una deriva polemica non utile a Fi stessa”. 

Da anni diciamo che è una priorità cambiare la legge elettorale. Il PD ne ha discusso durante le primarie, in assemblea…

Posted by Matteo Renzi on Martedì 21 aprile 2015

Il presidente della commissione Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) ha sospeso i lavori per un’ora per vedere se i gruppi di opposizione ci ripensano, ma la Boschi ha assicurato che “se non dovessero rientrare proseguiremo con i lavori perché sono nove anni che aspettiamo di avere una nuova legge elettorale. La scelta di alcuni gruppi non possa interrompere un percorso di riforme che la maggioranza e il governo hanno diritti a portare avanti”.

In mattinata Guerini e Renzi avevano incontrato una delegazione di Scelta Civica, guidata dal segretario (e sottosegretario all’Economia) Enrico Zanetti. Quel che resta dei montiani, che lunedì avevano fatto capire che avrebbe disertato i lavori, ci hanno ripensato: resteranno in commissione e discuteranno i loro emendamenti perché “la legge elettorale sia migliorabile ma non invotabile“. Il Pd continua a cercare partiti-nanetti di maggioranza per rinsaldare il pacchetto di voti: tra i corteggiati c’è anche Per l’Italia-Centro Democratico.

Nel frattempo è stata ufficializzata la sostituzione dei 10 deputati Pd in commissione Affari costituzionali che non sono d’accordo con la linea del partito decisa nella direzione del Nazareno e poi ribadita nell’assemblea dei parlamentari democratici di Montecitorio. Ad essere sostituiti sono Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Marilena Fabbri, Roberta Agostini e Marco Meloni. “Chi grida allo scandalo perché alcuni deputati sono sostituiti – scrive Matteo Renzi in un post su facebook – dovrebbe ricordare che è non solo normale ma addirittura necessario se crediamo ai valori democratici: si chiama democrazia quella in cui si approvano le leggi volute dalla maggioranza, non in cui vincono i blocchi imposto dalle minoranze”. D’altra parte “ci hanno insegnato che quando si vota all’interno di una comunità si rispettano le decisioni prese assieme”. I nuovi commissari Pd sono David Ermini, Alessia Morani, Giampaolo Galli, Franco Vazio, Stefania Covello, Paola Bragantini, Stella Bianchi, Maria Chiara Gadda, Edoardo Patriarca e Ileana Piazzoni.

L’ex presidente del partito Gianni Cuperlo parla di “un episodio che credo abbia pochi precedenti nella cronaca parlamentare. E’ successo in passato che un singolo parlamentare sia stato sostituito in commissione, ma qua siamo di fronte a una sostituzione di massa. E’ un precedente che forse dovrebbe fare riflettere. Io non ho mai chiesto all’assemblea del mio gruppo di essere sostituito nella commissione”.