Carlotta Sami è portavoce per il Sud Europa dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) e ieri ha definito il nuovo naufragio nel Canale di Sicilia, per cui si temono tra le 700 e le 900 vittime, una “ecatombe mai vista”. Il Fatto Quotidiano l’aveva intervistata il 18 aprile dopo la notizia di un scontro religioso tra musulmani e cristiani su un barcone.

Il gommone sbarcato nel porto di Palermo da cui 12 migranti cristiani sarebbero stati gettati in mare da altri musulmani ha inquietato l’opinione pubblica. Che succede? 

Abbiamo parlato con alcuni di loro attraverso i nostri mediatori culturali. I fatti sono andati un po’ diversamente da come riportato. Sulla barca c’è stata una rissa, come purtroppo avviene spesso. Per settimane prima della partenza i migranti vivono una situazione di attesa in condizioni estreme – spesso senza mangiare e bere -, così quando si imbarcano sono esasperati. Sembra che il loro leader, ovvero il trafficante, musulmano e di lingua francese, abbia cominciato a inveire contro un gruppo di ghanesi e nigeriani anglofoni e di religione cristiana. Su questa rissa verbale e poi fisica, scatenata da ragioni culturali, si sono poi innestati insulti religiosi. Purtroppo di fatti drammatici come questo ne avvengono di continuo. Capisco l’attenzione mediatica sul contrasto religioso, però attenzione a non esagerare.

Va bene, ma gli sbarchi aumentano o no? Non le sembra che siamo ormai al collasso? 

Gli sbarchi in Italia fino ad oggi sono stati n linea con quelli del 2014: 23.500 dall’inizio dell’anno. Semmai la variazione riguarda piuttosto il flusso dalla Turchia verso la Grecia (+ 200% in tre mesi). Quello che cambia è il numero degli incidenti: l’anno scorso 50 morti a fine aprile, adesso 950. Come sottolineava ieri il Financial Times, questo provocare una crisi di coscienza a livello europeo.

Infatti. Il segretario generale della Cei Monsignor Galantino ha detto che l’Europa “se ne lava le mani”, mentre Bruxelles ammette di “non avere soldi né sostegno politico per lanciare operazioni di salvataggio”. Si può dire che da Mare Nostrum a Triton la situazione è peggiorata? 

Noi abbiamo sempre chiesto che tutta l’Unione europea si facesse carico delle operazioni di salvataggio. Ma così non è stato. Triton non è adeguata perché non ha mandato di ricerca di soccorso ma solo di pattugliamento delle coste. Ed ha per questo che anche risorse economiche limitate. La situazione è grave perché con Triton le chiamate di emergenza le riceve la guardia costiera italiana, la marina e guardia di finanza. A intervenire sono poi i mercantili italiani, che sono costretti a deviare la loro rotta commerciale.

Molti però hanno criticato che Mare Nostrum. 

Ha salvato molte vite, ma ha anche reso visibile il dramma dei migranti, creando uno shock mediatico. Il problema è che era tutto sulle spalle del governo italiano, a cui costava ovviamente troppo. Poi ci sono stati i timori a livello europeo che Mare Nostrum potesse incrementare il numero migranti. A questo proposito, l’Alto commissario (il portoghese Antonio Guterres, ndr) ha detto che l’idea che il salvataggio in mare possa essere fattore di attrazione non è solo sbagliata ma anche moralmente inaccettabile.

Eppure il traffico di uomini è una realtà. Come si può combattere? 

L’Unione europea deve aprire canali legali per i rifugiati.

E far venire decine di milioni a invaderci, come dicono alcuni?

Guardiamo i numeri. Le persone in fuga da guerre e terrorismo (Siria, Iraq, Corno d’Africa, Nigeria etc) sono 51 milioni. Il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale, è vero. Solo una minima parte di loro si muove verso paesi industrializzati: 200.000 arrivati nell’Unione europea l’anno scorso. Certo, 170.000 sono passati per l’Italia, ma si sono fermati nel nostro Paese solo per pochi giorni. In Italia abbiamo in media un rifugiato per ogni mille abitanti. Dire che non possiamo accoglierli è veramente una forzatura.

Dal Fatto Quotidiano del 18 aprile 2014

Modificato da redazione web