Partire. Appena due giorni, quarantotto ore. Senza una destinazione. I bambini che cantano a squarciagola, che mettono la musica a paletta. La primavera che preme contro i vetri dell’auto. È questa la felicità? Se no, che altro?

Quasi ti viene il dubbio di non trovare una meta all’altezza di quello che provi. Sfogli compulsivamente le guide, spalanchi le carte geografiche, consulti internet. Chiedi consigli agli amici.

Ma hai appena lasciato Genova e dopo pochi chilometri ecco che le frecce ai lati della strada cominciano a suggerirti approdi: le Cinque Terre? Portovenere con i suoi vicoli e la chiesa affacciata sul mare? Se ti fermassi seguendo ogni ispirazione faresti poca strada. Più vai avanti e più ti accorgi che ovunque ti giri vedi bellezza: Carrara con il bianco abbacinante dei suoi marmi, Lucca e la sua piazza dell’Anfiteatro. Infine, non sai nemmeno perché, arrivi a Volterra. Cammini, senza seguire un percorso, ma soltanto una specie di istinto. E ti ritrovi nella Pinacoteca, davanti alla Deposizione di Rosso Fiorentino. Con quella croce appesa al cielo di “oriental zaffiro”, con le scale che paiono sollevate per salire, salire, salire, verso il nulla. E alla base la Madonna e gli uomini disperati, ancora costretti a vivere in un mondo di dolore. Accanto a te ritrovi un volto che conosci, ma sì, è lui, Oliviero Toscani, il grande fotografo: “Quando mi sento stanco vengo qui, mi siedo e guardo”, racconta.

Anche i bambini osservano, percepiscono in qualche modo la bellezza.

Poi San Miniato, le prime rondini. E via, è già tempo di tornare. Ma prima Pisa, che non sai se è più bella la torre così perfettamente storta o il prato verdissimo ai suoi piedi.

La casa è vicina e pensi a quanti luoghi avresti potuto ancora visitare. Davvero è bella l’Italia. Forse troppo bella per noi.

E ti chiedi per chi davvero principi e architetti abbiano costruito questi capolavori: per celebrare la propria grandezza o magari già pensando a quei due ragazzi che cinquecento anni dopo avrebbero camminato per le strade di Volterra, ai miei figli che corrono nella piazza del Seminario di San Miniato, ai ragazzi sdraiati nella piazza dei Miracoli. Sì, forse è intorno a loro, a tutti noi che questo è stato realizzato.

Il Fatto Quotidiano, 13 aprile 2015