I più forti sono troppo più forti. Niente miracolo, niente campionato riaperto, neppure un piccolo brivido da fine stagione dovuto alla stanchezza o alla mancanza di concentrazione. Juventus-Lazio è senza storia, un po’ come tutto il campionato. I bianconeri vincono facile 2-0 anche la sfida contro la squadra che negli ultimi due mesi ha fatto vedere le cose migliori in Italia, pur passando buona parte dei novanta minuti nella propria metà campo e lasciando a lungo il controllo del gioco agli avversari. Ma è un merito in più per Allegri e i suoi ragazzi, che una volta di più dimostrano cosa vuol dire dominare. Un gol del solito Tevez, un jolly di Bonucci fermano la striscia di otto vittorie consecutive dei biancocelesti e ribadiscono che in Serie A ci sono due campionati diversi: uno per la Juve, uno per tutti gli altri.

Allegri stavolta opta per il 3-5-2, la vera novità è Matri al posto di Morata: un po’ turnover in vista della sfida decisiva di Champions contro il Monaco, un po’ lezione per il ragazzino che nelle ultime uscite è apparso un po’ troppo appagato. Pioli risponde lasciando Candreva in panchina per uno schieramento più coperto del solito, di chi sa di andare sul campo dei più forti con la possibilità di giocarsela davvero. All’inizio le squadre si studiano, c’è l’equilibrio di un match fra prima e seconda della classe. Ma la classifica non mente, ci sono dodici punti di divario. E si sentono subito anche per come girano gli episodi. Basta una spizzata sulla trequarti, sommata alle assenze che rendono la linea difensiva biancoceleste meno impeccabile del solito, per mandare in porta Tevez. E Tevez davanti al portiere non sbaglia quasi mai. Diagonale chirurgico, anche di sinistro: 1-0, match tutto in discesa. Il raddoppio è simile nelle dinamiche: ancora un break a centrocampo, di cui approfitta addirittura Bonucci, in uscita libera e vincente dalla difesa. Trenta metri palla al piede, la retroguardia laziale pensa ingenuamente a chiudere sugli attaccanti (ma il loro movimento ad aprirsi è da manuale del calcio), lui tira dritto e conclude dal limite dell’aria, superando per la seconda volta Marchetti. Adesso non solo la partita, anche lo scudetto è in cassaforte.

Il resto è Lazio che attacca (ma senza grande pericolosità), Juve che difende e riparte, sempre in maniera efficace. Il massimo risultato con uno sforzo relativo. È accaduto spesso quest’anno, ed in fondo è proprio questo il vero merito di Allegri: aver aggiunto cinismo ad una squadra che con Conte aveva bisogno di giocare sempre al massimo per essere grande. Nella ripresa l’occasione migliore per riaprire il punteggio è una punizione dal limite che Candreva (subentrato a buoi scappati dal recinto) spara forte sui guanti di Buffon. Nel finale c’è spazio anche per l’espulsione di Cataldi e un’altra parata decisivi su Felipe Anderson. Poca cosa, che non può cambiare la storia di questa partita e della corsa per il titolo. Certo non della Juventus, probabilmente neppure della Lazio: una sconfitta non cancella mesi di progettazione e lavoro. A condizione di arrivare fino in fondo, perché il calendario è duro e la Roma domani può risorpassare. Al campionato resta solo la lotta per il secondo posto e per la Champions. Per il quarto scudetto di fila della Juve manca davvero solo la matematica.

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