Non solo la promozione dei valori della Resistenza. Non solo la celebrazione della Costituzione come frutto di quel riscatto di una parte degli italiani contro fascismo e nazismo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sembra voler mettere fine a anni di ambiguità all’insegna del “rispetto per tutti i morti”. Così in un messaggio al mensile Micromega, in occasione dell’uscita del numero speciale sulla Resistenza, sottolinea che la ricerca storica su quel periodo “deve continuamente svilupparsi” ma “senza pericolose equiparazioni” fra i due campi in conflitto. Il capo dello Stato ricorda infatti che “la Resistenza, prima che fatto politico, fu soprattutto rivolta morale. Questo sentimento, tramandato da padre in figlio, costituisce un patrimonio che deve permanere nella memoria collettiva del Paese”.

Il messaggio del capo dello Stato, nel sottolineare che “la Liberazione dal nazifascismo costituisce l’evento centrale della nostra storia recente” ricorda che “ai Padri costituenti non sfuggiva il forte e profondo legame tra la riconquista della libertà, realizzata con il sacrificio di tanto sangue italiano dopo un ventennio di dittatura e di conformismo, e la nuova democrazia”. Dittatura ma anche conformismo, questi i due mali che hanno caratterizzato il Ventennio, per cui “la Costituzione, nata dalla Resistenza, ha rappresentato il capovolgimento della concezione autoritaria, illiberale, esaltatrice della guerra, imperialista e razzista che il fascismo aveva affermato in Italia, trovando, inizialmente, l’opposizione – spesso repressa nel sangue – di non molti spiriti liberi”.

Dopo aver citato una riflessione dell’allora partigiano cattolico liberale Sergio Cotta, Mattarella ha voluto sottolineare la partecipazione di popolo, vieppiù crescente, ad una rivolta che era stata inizialmente di minoranze di spiriti liberi: “La sofferenza, il terrore, il senso d’ingiustizia, lo sdegno istintivo contro la barbarie di chi trucidava civili e razziava concittadini ebrei sono stati i tratti che hanno accomunato il popolo italiano in quel terribile periodo. Un popolo – composto di uomini, donne e persino ragazzi, di civili e militari, di intellettuali e operai – ha reagito anche con le armi in pugno, con la resistenza passiva nei lager in Germania, con l’aiuto ai perseguitati, con l’assistenza ai partigiani e agli alleati, con il rifiuto, spesso pagato a caro prezzo, di sottomettersi alla mistica del terrore e della morte”.

Il tema “dell’equiparazione” ricorre da anni e la discussione è stata accesa soprattutto negli anni dei governi di centrodestra, proposta in particolare dagli esponenti ex missini. Si ricorda per esempio un botta e risposta tra il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il presidente Giorgio Napolitano. Era l’8 settembre 2008 e i due si trovarono alla commemorazione dell’anniversario della Difesa di Roma. “Farei un torto alla mia coscienza – disse La Russa – se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”. Il capo dello Stato replicò alcuni secondi dopo parlando di “un duplice segno della Resistenza: quello della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza di libertà e di giustizia che condussero tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane e quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei seicentomila deportati nei campi tedeschi, rifiutando l’adesione alla Repubblica di Salò“.

L’anno successivo, proprio a ridosso il 25 aprile, la polemica coinvolse Silvio Berlusconi e Dario Franceschini, allora segretario del Pd. Ad una domanda su cosa pensasse della legge in Parlamento che vuole equiparare i repubblichini di Salò ai partigiani, l’allora presidente del Consiglio rispose: “È un tema su cui non ho ancora messo la testa. Ci sono state differenze – sosteneva il premier – anche se la pietà deve andare anche a coloro che credendosi nel giusto hanno combattuto per una causa che era una causa persa. Su questo tema rifletteremo”. Franceschini rispose chiedendo al Pdl di ritirare il progetto di legge per equiparare i repubblichini ai partigiani. “Un conto – disse Franceschini – è il rispetto umano ma non si può equiparare chi combattè dalla parte giusta e chi invece lottò per una causa tragicamente sbagliata”. Nel 2011 il Pdl ci riprovò con una proposta di legge che intendeva dare alle associazioni degli ex combattenti della Repubblica sociale lo stesso riconoscimento dell’Anpi e delle altre associazioni ex combattentistiche, ricevendo anche contributi statali. Tutto finito nel nulla.

Mattarella ha partecipato a Montecitorio alla celebrazione della Liberazione insieme ai presidenti delle Camere Laura Boldrini e Piero Grasso. “E’ la prima volta – ha detto la Boldrini – che in un’Aula parlamentare la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo viene ricordata con la partecipazione diretta sui banchi di coloro che vissero sulla loro pelle quella esperienza mettendo in gioco la loro vita, affetti e speranze della gioventù”. Per Grasso “l’orgoglio di scegliere la libertà e di battersi per la libertà è uno dei valori fondamentali del patriottismo costituzionale repubblicano. Un orgoglio che occorre tener vivo e trasmettere alle giovani generazioni perché ci insegna anche che la lotta contro le sopraffazioni in senso lato che affannano il nostro quotidiano, penso alla criminalità organizzata, all’illegalità diffusa, possono essere combattute solo con un movimento di popolo che nasca dalle coscienze e dalle scelte di ognuno di noi”. Al termine della cerimonia, i deputati e anche molti studenti presenti per l’occasione, hanno intonato Bella ciao. L’inno della Resistenza, scandito dai battimani dell’emiciclo, è andato avanti mentre Mattarella, Boldrini e Grasso si intrattenevano al centro dell’Aula per salutare le delegazioni di partigiani. E anche la presidente della Camera si è aggiunta al coro degli ex combattenti per la libertà.